MICROCHIP: PRO O CONTRO ?

 

Sembrerebbe una conquista attesa da tempo: potere disporre di un database che contenga l'anagrafe canina completamente informatizzato, e che tutta la popolazione canina sia dotata di identificazione.
Ma... il metodo adottato, quello dell'applicazione dei microchip, è valido ? I chip non stanno comunque funzionando al meglio... Inoltre il chip non è immediatamente visibile, ed è leggibile solo in orari di apertura delle ASL e degli studi veterinari...

Ciao, vorrei segnalare la mia esperienza relativamente al microchip ed ai cani smarriti. Lo scorso agosto (2006) ero al mare con mio marito e la ns. Chicca. Ad un certo punto vediamo un cane che aveva tutta l'aria d'essersi smarrito. Lo chiamiamo e piano piano ci avviciniamo (fortunatamente il cane si è fatto avvicinare senza problemi), collare e targhetta con il numero di telefono ed è fatta. Chiamiamo i proprietari, gli mettiamo il guinzaglio di Chicca ed aspettiamo. La cosa si è risolta velocemente con una grande felicità di tutti. Se non avesse avuto la medaglietta non sarebbe stato così facile rintracciare i famigliari....sarebbe finito prima dai vigili e poi al canile (forse, se in zona ne esiste uno...). EVVIVA LA MEDAGLIETTA, subito visibile e consultabile da tutti! Sono anch'io per un collare ben sicuro al collo e medaglietta, il tutto indolore ed innocuo per i ns. amici, anche se capisco che in caso di abbandono risulta inutile.......... Grazie per tutto ciò che fate. Ciao, Stefania M. S. - giugno 2007
- P.S.: 2 anni fa ci è capitata la stessa cosa ed abbiamo rintracciato i padroni sempre grazie alla medaglietta...

E' il microchip, quindi, la soluzione migliore ? Leggete qui sotto...
(Ricordiamo però che è obbligatorio per legge, ed è OBBLIGATORIA, giustamente, l'iscrizione all'Anagrafe canina della Vs ASL di riferimento.)

Anche il microchip ha i suoi difetti:

DA: www.larepubblica.it, 23 marzo 2002
Con il microchip quanti errori

Napoli: un «volpino» è stato confuso con un altro e il microchip che i veterinari della Asl gli hanno inserito sottopelle dopo averlo sterilizzato dice che proviene da Cavalleggeri, deposito Anm. Il cane, zoppicante, finisce in piazza del Gesù, dove l'edicolante svolge benemerita attività zoofila. Rintraccia un dipendente Anm che reclama uno dei «suoi» assistiti, sparito dopo il prelievo. Quello corre a vedere il cane: non è lui.
Giallo: da dove viene il «volpino» ? A chi è finito il suo microchip con l'indirizzo sbagliato ?



Dalla Francia (Société Nationale pour la Défense des Animaux) arriva un chiaro avvertimento:

IDENTIFICAZIONE DI CANI E GATTI
ATTENZIONE ALLA "PULCE ELETTRONICA"

Da molti anni la SNDA denuncia l'identificazione elettronica degli animali via radiofrequenza, la "pulce elettronica" impiantata nel corpo degli animali, visto anche che è innegabile che da molto tempo il tatuaggio e l'indispensabile targhetta incisa con i dati del proprietario vengono usate con soddisfazione.
E'attraverso un oggetto chiamato "trocart" -un iniettore munito di pistone- che la pulce elettronica, oggetto di circa undici millimetri, viene infilato in un muscolo sotto la pelle dell'animale. La lettura del codice d'identificazione si svolge per mezzo di un lettore elettronico.
La pulce elettronica è anche chiamata "transponder", "microchip", "identificatore a radiofrequenza".
Evidentemente, varie aziende commerciali attendono guadagni da questa nuova forma di identificazione, così come le aziende farmaceutiche produttrici di iniettori, microchip e lettori. L'impianto del microchip è stato classificato come intervento chirurgico, e quindi anche i veterinari ne trarranno beneficio, non rifiutando di certo il profitto sostanziale che potrà portare loro questa nuova ma detestabile pratica.
La pulce elettronica non è infallibile e presenta dei rischi per gli animali:

  • Dolore e ferita all'atto dell'impianto
  • Il pericolo che si corre ad impiantare forzatamente e senza alcuna necessità un corpo estraneo nell'organismo, tramite una pistola (iniettore a pistone)
  • Creazione di cisti e rischi di infezioni, possibile causa di futuri tumori
  • Impedimento e sofferenza da parte dell'animale portatore di microchip incistato (che ha formato una cisti) o talvolta migrante (per sfregamento della zona)
  • In caso di rissa tra animali, rischio di rottura o spostamento del microchip all'interno del corpo dell'animale, con conseguenti lesioni interne
  • In certi casi, se le fibre muscolari vanno a circondare completamente il microchip o se questo si dovesse rivelare difettoso, sarà illeggibile, con la conseguenza di un ulteriore intervento per l'estrazione.

E per il colmo dell'ironia… dato che il microchip è invisibile perché risiede all'interno dell'animale, a detta dei fornitori sarebbe consigliabile, per indicare la presenza del microchip, di mettere una medaglietta al collare dell'animale che indichi che lo stesso ne ha uno !!!
Non sarebbe più semplice portare solo la medaglietta con incisi i dati del proprietario ?
Con il metodo di identificazione elettronico, nel caso in cui un animale si dovesse perdere, le ricerche del proprietario non saranno facilitate. La persona che trova un animale dovrebbe prima di tutto accorgersi che questo è un portatore di microchip (vedi sopra), poi che cerchi una struttura che possieda un lettore, che la raggiunga negli orari di apertura, e che faccia leggere il microchip per avere il responso. Una grande perdita di tempo che rischia di dissuadere chi avrebbe intenzione di occuparsi di ritrovare il proprietario di un animale che si è perduto.
Al contrario, la medaglietta con incisi i dati del proprietario evita problemi anche all'animale. Il tatuaggio, ben visibile, permette di attuare una ricerca telefonica presso gli archivi degli uffici competenti.
Nel nome del benessere e la sicurezza degli animali, oltre che per una sorveglianza vigilata, la SNDA raccomanda dunque di applicare una medaglietta al collare del cane, che specifichi i dati del proprietario ed il telefono (per i gatti usare un collare con inserto elastico), come indispensabile complemento del tatuaggio, così come anche l'uso del guinzaglio quando ci si sposta con il cane.
In Francia il tatuaggio rimane tuttora un metodo di identificazione legale.
I proprietari di animali hanno la libertà di scegliere tra il tatuaggio o il microchip.

IN EUROPA: PER IL DIRITTO DI SCEGLIERE
Opposizione della SNDA al progetto europeo di identificazione obbligatoria con microchip, riguardante gli animali che accompagnano i loro proprietari negli spostamenti all'estero, che farà scomparire il tatuaggio in 8 anni di tempo.
Una proposta di legge europea, relativa "alle condizioni del regolamento sanitario applicabili ai movimenti non commerciali di animali da compagnia" è stata modificata in prima lettura dal Parlamento Europeo il 3 maggio 2001. Siamo indignati nel vedere che alcuni emendamenti propongono, dopo un periodi transitorio di 8 anni, la fine della pratica del tatuaggio come mezzo legale di identificazione di cani e gatti, e l'instaurazione di un unico modo di identificazione elettronica a transponder (microchip).
Le persone che viaggiano con il proprio animale da compagnia non devono essere vittime di regole considerate inaccettabili e assolutamente non adatte. Il tatuaggio e la medaglietta incisa sono dei metodi efficaci di identificazione, in conformità con il benessere degli animali.
La SNDA ha richiesto l'intervento urgente del ministro francese dell'agricoltura e pesca e di alcuni parlamentari europei, allo scopo di non fare passare gli emendamenti che toglieranno al tatuaggio, nel giro di 8 anni, la sua funzione di identificatore legale in caso di spostamenti di privati all'estero.

Tratto da: DYNAMIQUE - Journal de la Société Nationale pour la Défense des Animaux, 2002

ATTENZIONE: Ora il metodo di iniezione, rispetto al 2002, è migliorato: il chip viene iniettato con una siringa con un grosso ago ed il dolore provocato è minimo [N.d.R., lo staff di dogwelcome.it, 2006]


25.03.2003 - Roma - Dal 1° gennaio 2005 microchip obbligatorio per i cani in tutte le Regioni.

Dal 1 gennaio 2005 ogni cane dovrà essere dotato di un microchip a spese del tutore sia per renderlo sempre identificabile, sia per rintracciarlo nel caso diventi randagio. E' quanto prevede un accordo raggiunto nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni che ha così anticipato di tre anni l'indicazione giunta a tale proposito dall'Unione Europea.
Saranno le Regioni a emanare le leggi per rendere obbligatorio il microchip e stabilire responsabilità e doveri dei detentori di qualsiasi animale da compagnia.
Dovranno essere inoltre istituite banche dati informatizzate regionali, collegate con una banca dati centralizzata presso il Ministero della Salute, per l'identificazione e la rintracciabilità dei cani dotati di microchips.

- In ogni caso vi facciamo noto che il chip è obbligatorio solo per i cani nati dopo il 1 gennaio 2005, o che si sono iscritti all'anagrafe canina dopo la stessa data. Se il vostro cane ha un tatuaggio leggibile, lo stesso è valido sino al 2011, come da Direttiva dell'Unione Europea. [N.d.R.]


«E' una truffa il microchip dei cani» - da: Il Secolo XIX, 21 gennaio 2004

Savona - Un minuscolo microchip inserito sotto la pelle, un codice e l'identità non sfugge. Benvenuti nel futuro del mondo canino, anzi nel presente delle innovazioni tecnologiche che non hanno lasciato fuori neppure gli animali, "chippati" e non più tatuati in nome della lotta al randagismo. Tutto perfetto, tutto modernamente semplice per il proprietario del fedele amico dell'uomo attento alle novità: il veterinario con una iniezione indolore inserisce un microchip della misura di un chicco di riso al cane che, se dovesse smarrirsi o "essere smarrito" dal proprietario, può fornire i suoi connotati anagrafici grazie alla lettura del dispositivo. Solo in teoria, però. Perchè, come dimostrano i fatti portati alla ribalta dalla Lega nazionale Difesa del cane sezione ValBormida, la realtà è ben diversa: al canile comunale di Savona ci sono due cani ritrovati a Varazze, tutti e due col dispositivo inserito ma per i quali è impossibile risalire ai proprietari. «Il sistema non funziona e si sta rivelando un'enorme truffa ai danni dei proprietari dei cani identificati col microchip senza essere stati informati che non esiste una valida banca dati». Denuncia Simonetta Sarcinella, a nome dell'associazione, che ad inceppare il meccanismo è in sostanza la mancanza di una banca dati regionale o nazionale e non il cattivo funzionamento dell'aggeggio che costa meno di un tatuaggio e per l'animale è meno traumatico della marchiatura sulla coscia. [?!?!?] «Se un cane microchippato iscritto a Savona viene smarrito in un'altra provincia sarà praticamente impossibile ritrovarlo, salvo pochi casi fortuiti». Insomma fuori territorio l'animale torna senza identità e a rischio di permanenza in un qualsiasi canile in caso di smarrimento. «Senza banche dati intercomunicanti tra loro - sostiene in sostanza la Lega Difesa del cane - e accessibili con internet, il sistema è una truffa».
A. P.


Dal 2004 tutti i cani presenti in Alto Adige devono essere identificati e registrati mediante un microchip: lo prevede un decreto del Direttore del servizio veterinario provinciale altoatesino, elaborato su richiesta dell'assessore provinciale Hans Berger. Il provvedimento consentirà di identificare l'animale, con l'ausilio di un apparecchio di lettura, e di risalire al suo proprietario, ma anche "in particolare di rintracciare quelle persone che hanno abbandonato i propri cani e di contenere il fenomeno del randagismo", sottolinea l'assessore Berger in una nota.

Non ci dite che i controlli ci saranno solamente da quando ci sarà il microchip obbligatorio ? Sarà così ???
...Il tatuaggio funzionava altrettanto bene, bastava fare i controlli... Noi di dogwelcome.it non siamo MAI dico MAI stati fermati da nessun rappresentante delle forze dell'ordine per verificare se i nostri animali sono identificati: NON è il microchip, ma sono i CONTROLLI sull'identificazione, qualsiasi essa sia, che aiutano ad evitare abbandono e conseguente randagismo... !





HO SMARRITO ARGO
Abbiamo saputo che il cane è stato trovato da alcune persone di passaggio in valle d'aosta. aiutateci a TROVARLO: E' IMPORTANTE
Siamo riusciti a sapere che una copia di camperisti ha trovato il cane e ha dichiarato ad alcuni vicini di parcheggio che lo avrebbe portato in un canile "in modo che venisse restituito al proprietario".
Purtroppo non sappiamo da dove arrivano questi signori e, quindi, in che canile è stato portato. Ho cercato di contattare vari canili del nord d'italia e ho scoperto alcune cose, a mio avviso, allucinanti.
Esiste una legge che obbliga tutti i possessori di cani a mettere un microchip di riconoscimento al proprio animale.
Bello!!! cosi il cane può essere rintracciato in caso di smarrimento e non può essere abbandonato una volta registrato.

NON E' VERO.
I canili non sono in grado di rintracciare i possessori dei cani con microchip.
Non esiste una banca dati nazionale con la registrazione dei microchip per cui se per ipotesi il mio cane fosse stato, in buona fede, portato da qualcuno in un canile di Torino qui non sarebbero in grado di abbinare al numero di microchip letto sul cane i miei dati.
Altra questione: a questo punto ho chiesto come potevo contattare tutti i canili del nord italia per comunicargli il n° di chip del cane ma mi è stato detto che ciò è praticamente impossibile perchè oltre ai canili comunali molti sono privati o sotto il nome di rifugi o di allevamenti ho non compaiono proprio.
La conseguenza diretta è che se è stato portato in un canile con tutto il rispetto per la buona volontà dei volontari e di tutti coloro che ci lavorano il Argo non potrò più ritrovarlo...

Appello arrivatoci il 2 nov 2004


Giugno 2006: Circa 40 giorni fa ci è scappato Rocco, uno dei nostri 2 cani, e non è più tornato. Dopo le innumerevoli ricerche e denunce, eravamo ormai senza speranza. Oggi, invece, la polizia municipale del nostro Comune ci ha chiamati informandoci che era stato ritrovato il nostro cane (??sarà lui??) presso una famiglia in un Comune vicino. Per motivi di privacy non possono dire chi è questa famiglia, ma dobbiamo andare noi accompagnati da un vigile per il riconoscimento. Non sappiamo ancora niente visto che in casa a tutt'ora non è stato trovato nessuno, ma il vigile dice che il cane che ha visto, e di cui è stata richiesta perfino l'adozione, sembra corrispondere alla ns. descrizione. Dilemma: bastano i codici o appunto ci possono essere erroric? Stiamo aspettando con ansia di capire se è lui Rocco, e da parte nostra, lo rivogliamo con noi subito anche se per prassi ci è stato chiesto se lo volevamo lasciare alla famiglia che l'ha trovato. Ovviamente se è lui, non abbiamo parole per come ricompensare queste degne persone! Ad ogni modo, sto notando che: - la famiglia ha cercato di adottare il cane ma è saltata fuori la denuncia di scomparsa quindi non ha potuto farlo e dalla scoperta del cane all'attivazione della polizia municipale, sono passate 3/4 settimane. Perchè? - Se sul microchip ci sono tutti i nostri dati, perchè la polizia municipale del Comune di ritrovamento ha chiamato il nostro Comune di appartenenza, e non noi direttamente ?! - Capisco che per legge dobbiamo essere accompagnati al domicilio di queste persone da un rappresentante delle forze dell'ordine, ma insomma, queste persone sicuramente saranno fuori tutto il giorno al lavoro e noi è da stamattina che aspettiamo di correre a prenderlo, e se stiamo dietro gli orari ... voglio dire, noi legittimi proprietari non abbiamo + diritti ? Neanche quello di bussare alla porta? Spero di farvi avere presto buone notizie, cioè di riabbracciare quel birbone di Rocco (incrocio Terranova/pastore tedesco) e potervi dire che il microchip nel ns. caso ha funzionato !! PS: complimenti vivissimi per il sito, sto partecipando a tutte le petizioni, specie quella dei bocconi avvelenati che anche nei nostri paraggi, è una piaga purtroppo troppo estesa (ho già perso un cane e un gatto) Grazie e cordiali saluti.
Lisa, Borgo San Lorenzo (FI)





Luglio 2005, dal Rifugio dei Fratelli minori di Olbia: "Tra ieri e oggi sono stati ritrovati due cani, entrambi con il microchip. Abbiamo fatto già parecchie telefonate per cercare di risalire al proprietario… ma sino a ora senza risultati.
Le varie Asl ci hanno detto che non possono fare niente… Ma allora microchippare il cane a cosa serve ??

Messaggio arrivatoci l'8 luglio 2005


Luglio 2005, Morgangiri, prov. di Oristano: Ritrovati due cani tre mesi fa, con il microchip, ma non si riesce tuttora a rintracciare il proprietario
Da: La Radio ne parla, Rai Radiouno 11 luglio 2005


Settembre 2005, Legnano: Presso la protezione animali di Legnano (MI) c'è un pastore tedesco maschio manto nero focato età circa 10 anni trovato a Legnano il 15 maggio 2004. L' Asl non è riuscita attraverso il microchip a indentificarne la provenienza e dopo molti mesi di assidue ricerche non si è venuto a capo di nulla, se qualcuno ha la possibilità di aiutarci a risalire tramite questo microchip (che sembra non comparire e sembra avere un numero "strano") ci puo dare una mano. Il numero è: 977200004490528. ornella-rossetti@tele2.it



Leggete questo interessante articolo, a cura di Marianna S., per Disinformazione.it - 25 giugno 2004

Microchip sugli animali

Il D.P.C.M. 28/02/2003 lettera c) (G.U. n°52 04/03/2003) riguarda il consenso all’identificazione degli animali da compagnia attraverso l’utilizzo di un microchip (trasponder) (impiantato sotto cute) su tutto il territorio nazionale.

Premessa.
Nel 1991 con la legge 281 si istituì di fatto “l’anagrafe canina” nell’intento di affrontare e ridurre il fenomeno randagismo e abbandono dei cani. La conseguenza fu l’obbligatorietà del tatuaggio divulgato come UNICO, INDISCUTIBILE, SICURO e INDOLORE (!) mezzo di identificazione per tutti i cani. Negli anni seguenti l’esperienza diretta sugli animali dimostrò e confermò tutti gli aspetti negativi di questo mezzo di identificazione :
- Necessità di un’anestesia per evitare il dolore provocato dall’operazione del tatuaggio; difficoltà di lettura dei dati tatuati, lo sbiadirsi degli stessi con il tempo;
- impossibilità di leggere il tatuaggio su cani con cute pigmentata;
- casi di manomissione con bruciature o asportazione del lembo di pelle tatuato;
- numerosi problemi inerenti alle diverse modalità di archiviazione dei dati da parte degli enti preposti con conseguente inefficacia del sistema.

Sulla base di queste considerazioni alcune regioni introdussero l’identificazione mediante microchip come metodo alternativo e in futuro sostitutivo del tatuaggio. Anche l’E.N.C.I. (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) che gestisce direttamente l’anagrafe dei cani di razza, vista l’inaffidabilità del tatuaggio, introdusse il microchip.
Dal 01/01/2000 la F.S.A. (Fondazione Salute Animali) rese obbligatorio il microchip per i cani certificati con l’intento di salvaguardare la purezza delle razze da malattie ereditarie, sostituzioni dolose od accidentali di identità con conseguente danno economico. Il presidente dell’E.N.C.I. (specialista medico veterinario) molto professionalmente, si preoccupò di emanare informazioni tecniche, mediche e precauzioni riguardo l’applicazione del microchip, onde evitare brutte conseguenze per i cani registrati nel prezioso libro genealogico e quindi dal rilevante valore economico.

Vi riporto in sintesi tali informazioni tratte da http://www.enci.vezzoni/ (tra parentesi alcune mie personali precisazioni):

“Il microchip ISO è costituito da una capsula iniettabile di vetro biocompatibile che contiene un chip e una micro-bobina che viene attivata dal lettore solo nel momento in cui viene avvicinato e che permette la lettura del chip stesso. Quando il microchip non viene attivato è un corpo completamente inerte e non emette alcun tipo di onda. Anche se ritenuto improbabile, (ma non impossibile), un trauma diretto verso la sede di impianto potrebbe danneggiare la struttura del microchip e renderlo inerte. La superficie esterna della capsula è trattata con microsolchi per facilitarne l’ancoraggio nei tessuti sottocutanei ed impedirne, pertanto, la migrazione; (questo lo dicono le case produttrici, ma ad oggi si sono verificati casi di migrazione: per effetto per esempio della gravità alcuni cani si sono ritrovati con il microchip nella zampa, e che dire del pericolo di formazioni di cisti e reazioni di rigetto a un corpo estraneo introdotto in un essere vivente?). Il microchip ha una dimensione esterna di 13mm x 2mm ed è contenuto in una siringa mono-uso con un ago di grosso calibro e molto affilato, e in mani inesperte potrebbe essere pericoloso per l’animale e per lo stesso operatore. La sede d’impianto standard in Europa è il sottocute della porzione media sinistra del collo. L’impianto del microchip è di pertinenza veterinaria, in quanto devono essere garantiti: il rispetto delle norme igieniche necessarie per evitare infezioni, il rispetto della sede d’inoculazione, l’attenzione ad evitare le strutture vascolari vicine (arteria carotide e vena giugulare) e di ferire l’orecchio o l’occhio in caso di movimenti improvvisi dell’animale e la cura nell’effettuare un’esecuzione indolore; l’utilizzo o meno di un anestetico locale è a discrezione del veterinario (Aggiungo anche, che la legge impone l’impianto entro i primi tre mesi di vita dell’animale, quindi parliamo di cuccioli).
L'identificazione del microchip (scanning) sarà possibile con un lettore, (alquanto sensibile e bisognoso di un’accurata manutenzione), che emette e riceve energia elettromagnetica e per tanto influenzabile da altri apparecchi elettronici o da oggetti metallici. Per questo motivo, canili e cliniche veterinarie, (e il mondo intero), possono essere considerati ambienti ostili per la presenza di computer, luci fluorescenti e tavoli di acciaio inossidabile, per citare solo alcuni esempi. Si deve mantenere una distanza di almeno un metro dagli apparecchi elettronici. Prima di eseguire lo scanning ci si deve ricordare di rimuovere dal cane un eventuale collare metallico.”

Dopo queste raccomandazioni chiunque si sentirebbe autorizzato a dubitare dell’innocuità e funzionalità di questo sistema elettronico di identificazione. I nostri animali dovranno portare per tutta la vita all’interno del loro corpo un semplice microchip, impiantato semplicemente con una “iniezione”. E’ lecito domandarsi, se altrettanto semplicemente, può essere attivato dai milioni di apparecchi elettronici in cui tutti noi, compresi i nostri animali, siamo immersi 24 ore al giorno, (pensate solo ai cellulari o ai telecomandi) con conseguente emissione di onde elettromagnetiche che entrerebbero direttamente a contatto con i tessuti organici.
Chi può escludere allora che le onde magnetiche non interferiscano sugli equilibri naturali dei nostri animali abbassando, per esempio, le difese immunitarie o alterando il sistema neurologico? Pensate ai numerosi cetacei che si arenano sulle spiagge a causa delle interferenze tra il loro sofisticato sistema di comunicazione e di orientamento naturale, (ancora oggi oggetto di studio) e i sistemi elettronici (radar, satelliti ecc.) dei sottomarini. Chi può rispondere a queste domande che si pongono persone e medici veterinari coscienziosi il cui unico interesse è di salvaguardare la salute e il benessere degli animali? Nessuno!!

Nessuno potrà rispondere perché non è mai stata eseguita una seria ricerca in merito, condotta da personale professionale, al di sopra delle parti, (privo quindi di qualsiasi interesse economico, politico ecc.), mirata a studiare eventuali patologie imputabili all’impianto del microchip a breve e lungo termine; creando una storia medica scientifica a cui attingere informazioni indispensabili per sostenere che un sistema così invasivo e innaturale, sia assolutamente sicuro per gli animali, da imporlo perfino con una legge. Legge che viene accettata e divulgata a tutela del BENESSERE degli animali. Si sono fatte in passato prove, mirate a garantire la funzionalità tecnica, a semplificare la vita di tutti e a garantire guadagni di tanti. Per es., al 1° Convegno Nazionale sugli Animali da Compagnia (Milano 1996), si sono resi pubblici i risultati di una sperimentazione, regolarmente deliberata, avvenuta nei comuni di Tradate e Livigno (SO), eseguita dal servizio veterinario regionale e locali, (USSL n.7 e n.22) come segue: La sperimentazione si è conclusa con il tatuaggio elettronico di 2.700 cani e con la rilettura del trasponder a distanza di tempo che ha consentito una percentuale di identificazione media superiore al 98%, tale livello di lettura è da ritenersi valido in particolare se paragonato alla difficile o spesso impossibile lettura del tatuaggio. A ciò si aggiunga la notevole facilità di applicazione ed il conseguente risparmio di tempo per gli operatori e di impegno per i proprietari.
Non è stata scritta una sola parola a garanzia della sicurezza e incolumità o BENESSERE degli animali, probabilmente per tale garanzia è necessaria una sperimentazione più scientifica e lunga in termini di tempo, che tradotto significa investimento di denaro pubblico. L’Italia è sempre in deficit, ed è per questo, che durante le manovre finanziarie assistiamo ai classici giri di vite, dove la ricerca scientifica subisce spesso e volentieri tagli incresciosi, quindi è fantascienza pensare che s’investano risorse, in ricerche finalizzate esclusivamente alla tutela della salute e benessere degli animali da compagnia.

Inquinamento magnetico, energie sottili sono termini conosciuti da tutti ma gli effetti di tutto ciò sugli esseri viventi si conoscono ancora poco per permettere agli scienziati di calibro mondiale di pronunciarsi in merito: occorrono ancora tante informazioni avvalorate da sperimentazioni.
Quale allora miglior occasione che sperimentare direttamente sui nostri animali e a spese nostre ?

Dal 2005 il microchip sarà obbligatorio in Italia, e dal 2008 lo sarà in tutti i 25 paesi dell’Europa. [ora il tutto è passato al 2011, perlomeno per quanto riguarda l'Unione Europea, per l'Italia forse lo sarà dal 2007 - N.d.R.]
Sono tantissime le persone sensibili, generose; spesso ci distinguiamo per iniziative come il volontariato e non solo a favore degli animali, e questo ci rende orgogliosi e meritevoli, ma da sempre siamo oggetto di strumentalizzazione da parte di propagande mediatiche, che esaltano continuamente casi di cronaca durissimi (cani evirati con forbici per la strada o uccisi a bastonate, gatti bruciati vivi, e infinite altre storie raccapriccianti).
Tutto fa leva sull’emotività e sensibilità di ognuno e ci induce all’inevitabile sdegno e disprezzo per chi compie atti così riprovevoli, assieme a paura e/o terrore di animali-Killer (vedi Pitbull). L’esigenza di una soluzione è sempre più pressante e la risposta che ci viene data è il “CONTROLLO” di tutto e di tutti. Ed ecco comparire il microchip pubblicizzato come UNICO, INDISCUTIBILE, SICURO e INDOLORE sistema per aiutare gli animali, contrastare il randagismo salvaguardando la salute dei nostri amatissimi amici; costringendoci, così, ad un altro atto usurpativo sugli animali, che presto si rivelerà inefficace come è avvenuto per il tatuaggio. L’abbandono degli animali e conseguente randagismo è una piaga vergognosa della nostra società. E’ un problema morale, etico e sociale che rivela il grande lavoro che dobbiamo ancora fare tutti per evolverci al punto da non sentire più parlare di abbandoni o maltrattamenti e non solo di animali. Quindi leggi migliori, studio, ricerca, divulgazione, educazione, informazione e quant’altro per aumentare la coscienza collettiva, l’Unica Vera Conquista. Non sentiamoci autorizzati a impiantare un microchip in tutti gli animali solo perché non ci siamo impegnati abbastanza tra di noi, o forse perché crediamo sia un mezzo più facile e sbrigativo o peggio ancora più remunerativo.

Il 3 febbraio scorso, è stato approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera una modifica all’articolo 9 della Costituzione in materia d’ambiente: Art.1.-1. All’articolo 9 della Costituzione il seguente comma dice: “La Repubblica riconosce l’ambiente, i suoi ecosistemi, le sue biodiversità, valori primari per la salvaguardia e lo sviluppo della qualità della vita; garantisce la loro protezione e ne promuove il rispetto, sulla base dei principi di reversibilità, precauzione e responsabilità, anche nell’interesse delle future generazioni; tutela le esigenze, in materia di benessere, degli animali in quanto ESSERI SENZIENTI”. Questa nuova interpretazione etica, ci fa onore e ben sperare, ma come può conciliarsi con la legge sul microchip? Tecnica indiscutibilmente innaturale, invasiva, non sicura e dalla incerta efficacia???? Lasciamoli stare, gli animali, quando possiamo. L’uomo, in ragione della buona fede e di idee geniali (es. microchip), o per il bene e la sicurezza della comunità, si sente sempre in diritto di punzecchiare, tagliare, marcare, praticare qualsiasi altra tecnica sia capace di inventare sul corpo degli animali, appropriandosi di uno spazio che non gli compete perché di pertinenza della Natura. E la Natura si riprende puntualmente il suo spazio, infatti, come avviene nelle alluvioni, conseguenza degli interventi dell’uomo sull’ambiente, così avviene per i cani snaturati dall’uomo che si ribellano uccidendo. Quanto dobbiamo ancora sbagliare per imparare???
Questa legge è una Macro offesa per gli animali e un Macrofallimento per gli uomini in quanto legalizzerebbe l’impianto del microchip su esseri viventi. Gravissima responsabilità !!!!!
Da tempo ci si impegna assiduamente per trovare il modo di applicare il microchip in tutti i campi possibili immaginabili: farmaci, automobili, vestiti, alimenti, mobili componibili, sotto la corteccia degli alberi, nei braccialettini dei neonati (progetto pilota della clinica milanese Melloni) tutti ampiamente giustificati. E i prossimi ? Perché no, sugli uomini. Fra non molto ci obbligheranno ad impiantare il microchip ai bambini per evitare che si perdano sulle spiagge affollate, che vengano abbandonati, maltrattati, rapiti e ci diranno che è un metodo sicuro perché ampiamente sperimentato sugli animali. Forse questo farà sorridere molti, ma spero faccia anche riflettere sul fatto che, sul giornale “La Nazione” già nel 1999 il 16/11, fu scritto un articolo sulle dichiarazioni di Steven A. Egger, professore di giustizia criminale della Illinois University di Springfield negli USA, che in occasione della quarta riunione Internazionale di Sociologia e Biologia della Violenza a Valencia affermò:
“Oggi come oggi non abbiamo la minima idea di come si possa cambiare il comportamento del serial Killer. L’unica porta aperta è che si possa impiantare nel suo cervello un microchip per cambiarne la condotta. Ciò sarà tecnicamente possibile fra qualche anno”

Dunque, quello che si può celare dietro un semplice microchip è alquanto inquietante, però a quanto pare molto REMUNERATIVO. Infatti, la multinazionale STMicroelectronics, uno dei più grandi produttori di microchip, nel 1997 ha aperto uno stabilimento a Catania, facendo da pioniere all’odierna Etna Valley, un vero e proprio insediamento di numerosissime ditte, tra cui tanti colossi mondiali, tutti nel settore dell’elettronica. La zona dell’Etna è ricca di silicio e per tanto indispensabile alla costruzione dei microchip. Tutti possiamo immaginare il conseguente impatto ambientale odierno e futuro per la nostra bella Sicilia. Il microchip tanto piccolo é un condensato di sprechi, E’ quanto afferma lo studioso Enric Williams, ricercatore presso la United Nations University di Tokyo. Egli afferma che per costruire un normale microchip che pesa solo 2 gr sono necessari una quantità di combustibili fossili pari a un peso di circa 1,6 kg, varie sostanze chimiche per un peso approssimativo di 72 gr e una certa quantità d’acqua stimata in 32kg. Alcune delle sostanze utilizzate sono molto dannose per l’ambiente. Ma lo studio ha voluto soprattutto dimostrare quanto sia sbagliata l’attuale politica delle industrie produttrici di microchip, concentrata infatti, sulla riduzione dei consumi, credendo erroneamente che il basso consumo energetico vada a beneficio dell’ambiente: ma non si tiene conto in alcun modo delle enormi energie che si sprecano per ottenere questo basso consumo. L’ identificazione elettronica che impone la sopraccitata legge, si basa non solo su microchip e rispettivo lettore ma, su una Banca Dati comunale, provinciale, regionale e internazionale (in Europa si trova a Bruxelles) con una interscambiabilità dei dati, fattore indispensabile, altrimenti il microchip sarebbe del tutto inutile.

Oggi purtroppo sono numerosissimi i problemi di organizzazione all’interno delle singole regioni, come la mancanza di omogeneità e coerenza nell’archiviare i dati, problemi di competenze, problemi di incompatibilità tra i sistemi informatici delle USSL e quelli dei veterinari accreditati, mancanza di accordi interregionali ecc. ecc.. Mettere a regime una Banca Dati nazionale e internazionale occorre ancora tanto impegno politico ed economico e tanto tempo, troppo per poter affermare con incessante accanimento che il sistema funziona al punto da renderlo obbligatorio con una legge. Oggi si commette lo stesso errore commesso con il tatuaggio, tecnica vecchia e ampiamente conosciuta - ma che all’epoca non si poteva sapere che fosse un così grande fallimento - però migliaia di cani sono stati sottoposti a questa procedura dolorosa e inutile e oggi dovranno subire anche l’impianto del microchip!!! Alcuni sosterranno che non c’è paragone, il microchip è più tecnologico e attendibile del tatuaggio. Ma, la tecnologia per quanto evoluta ha sempre un margine di errore. Errore previsto perfino dalla legge. Per esempio, nell’art. 8 della L. n.27/2000 della regione Emilia Romagna si precisa quanto segue: “Qualora il microchip inserito risultasse indecifrabile, il proprietario è tenuto a procedere ad una reiscrizione all’anagrafe e conseguente reidentificazione dell’animale”.

Vale a dire che dovremo impiantare nel nostro animale, un altro microchip se questo risultasse per qualche oscura ragione illeggibile o introvabile. Oggi ha più probabilità di ritornare dal suo padrone un cane dotato di collare antisfilamento corredato di medaglietta con inciso il numero di telefono leggibile da chiunque, che un cane con un microchip!!!



Un altro articolo, altrettanto interessante, che va a confermare quanto sospettato nell'articolo qui sopra:

Virus informatici, quando ad infettarsi sono gli animali domestici - Lo annuncia Norman Security

I chip con tecnologia RFID innestati sotto pelle ai cani e che in futuro saranno di uso comune, possono essere attaccati da malware e codici maligni, così da poter essere tracciati in tutti gli spostamenti che compiono


Roma, 27 marzo 2006 (Ign) - E se attraverso i virus informatici si 'infettasse' Fido ? Da anni, oramai, i padroni degli animali domestici hanno l'obbligo [non è vero, non vige ancora l'obbligo - N.d.R.] di inserire sotto la cute della bestiola una etichetta RFID (Radio Frequency Identification Device, dispositivo di identificazione su radio frequenze). E da qui nasce il rischio: è stato dimostrato, annuncia Norman Security, che i chip radio possono essere infettati da codici maligni e altri malware, e ciò si traduce nel rischio di essere tracciati con una precisione abbastanza elevata da chi intercetta il segnale. Quello che però fanno notare i ricercatori e gli esperti di sicurezza, è che in futuro la tecnologia RFID sarà uno strumento sempre più comune. Sensori di questo genere verranno integrati nei passaporti, sulle etichette dei bagagli, nei dispositivi elettronici e potranno essere poste intorno al collo o sotto la cute degli animali domestici. Ma mentre studi precedenti avevano indicato che i chip erano troppo minuscoli per essere infettati da virus o altri malware, un gruppo di ricercatori europei, annuncia ha verificato che è invece possibile infettare i chip RFID con codice nocivo. Se criminali, hacker e terroristi riuscissero a infettare questi chip, avrebbero a disposizione un enorme potenziale: potrebbero infatti utilizzarli per controllare gli spostamenti o raccogliere informazioni importanti.
27-MAR-06 Tratto da: qn.quotidiano.net


Una lettera spedita via fax da una nostra visitatrice, Tessa, alla ASL di Lucca, a tema identificazione e microchip...

Spett.le Azienda USL n° 2 - Lucca U.F. Sanità Pubblica Veterinaria, alla c.a. del Responsabile, dott. Pxxxxx

Oggetto: esposizione della problematica e richiesta scritta di risposta

Lucca, 06/09/2006

Egr. dott. Pxxxxx, mi scuso anticipatamente per la lunghezza di questa lettera ma ritengo opportuno dettagliare per quanto più possibile quello che mi è successo.
La prima volta che sono venuta, il 12/08/2006 con mio marito, siamo stati trattati in malo modo.
Siamo venuti nell'orario di apertura previsto e abbiamo aspettato il nostro turno per parlare con un dipendente dell'ufficio dove mi sono recata normalmente per tutte le pratiche (per come si sono svolti i fatti non è stato purtroppo possibile). Ad un certo punto, verso le 12:30/12:40, quando toccava a noi, il dott. De Lxxxx passando nel corridoio ha chiesto a chi toccava e che cosa dovevamo fare (dopo di noi c'erano altre persone senza appuntamento e lo sottolineo, poi capirà).
Abbiamo spiegato che volevamo sapere come fare per effettuare un controllo del microchip di un cane trovato per strada che da una prima verifica effettuata con Voi dal canile non risultava inserito e capire come si poteva agire, avere insomma un consiglio e far fare i controlli dei due cani a me intestati.
Le risposte sono state inizialmente evasive e piuttosto scocciate <<… il personale ora è in ferie, è una cosa complessa, c'è una procedura da seguire…ci sono altre persone…>>. Benissimo, abbiamo chiesto quale era la procedura, preoccupandoci inizialmente del cane trovato e chiedendo se era possibile almeno per lui fare qualche cosa (lo avevamo dovuto mettere in canile, il padrone non aveva ancora chiamato e non capivamo perché se aveva il chip non era rintracciabile, volevamo solo capire) <<… ma ora non si può, la persona incaricata al computer è in ferie e torna a fine agosto (non si possono perdere cani in agosto???)…voi siete passati avanti alle persone, ci sono alcuni con l'appuntamento…dovete tornare…>> (ricevete solo su appuntamento??? Anche per rispondere a domande??? Allora forse dovreste scriverlo sull'orario affisso alla porta. Mi sembrava che l'appuntamento ci volesse solo per la prima iscrizione o sbaglio?).

I toni si sono scaldati e mio marito ha ribadito che voleva sapere soltanto quando si poteva fare l'inoltro di questa richiesta e come <<….sì, venite il 14/08/2006…>> Ma se c'è un cartello che dice che l'azienda è chiusa??? << …ah, sì, allora venite il 16/08/2006…>>.
Le faccio presente che il dott. De Lxxxx mentre mio marito parlava gli ha più volte girato le spalle allontanandosi e dandogli del maleducato. Non credo che questo sia un comportamento professionale, visto che proprio questo comportamento è comunemente indice di maleducazione, figuriamoci da un dipendente pubblico nei confronti di un cittadino!
Il giorno 16/08/2006 sono comunque tornata con una mia amica ed ho inoltrato la richiesta scritta, secondo la procedura che mi è stata finalmente spiegata in modo gentile dal dipendente in forza quel giorno, di cui non ricordo il nome (tra l'altro ho notato che nessuno purtroppo porta cartellini di riconoscimento) e mi è stato detto che normalmente ci volevano dai 3 ai 10 giorni (anche se per legge potete prenderVi anche massimo un mese...).

Più tardi il dipendente stesso, cortesemente mi ha chiamato per il cane ritrovato, capendo la mia preoccupazione, dicendomi che ad un ulteriore controllo non risultava inserito e che la ricerca era stata estesa anche ad altre 3 o 4 regioni e quindi il cane fra 60 giorni se il proprietario non si presentava poteva essere adottato (quando ho telefonato al canile il 21/08/2006 mi è stato detto che in realtà il cane con un aggiuntivo controllo era risultato inserito su Lucca e restituito al proprietario).
Vista la situazione di questo cane, aspettando il risultato per posta per i miei due cani, mi sembra il 21 o il 22/08/2006, ho provato a chiedere, poiché mi è stato detto che era fattibile da altri che l'aveva fatto e poiché andavo in ferie e volevo stare serena, se era possibile avere anticipatamente la risposta telefonicamente e poi a seguire l'invio del documento cartaceo. Dopo aver dato il mio nome e cognome, il sig. Gxxxx (il dipendente che mi ha risposto digitando il numero telefonico presente sul certificato di iscrizione e al quale ho chiesto cortesemente di qualificarsi) mi ha detto che non si occupava di queste cose e che comunque non c'era bisogno del controllo se avevo il passaporto perché anche ci fossero stati problemi potevo partire lo stesso (che risposta è???). Tuttavia mi ha spiegato che provava a vedere cosa poteva fare visto che il personale preposto alla ricerca era in ferie. Dopo un quarto d'ora, quando ho richiamato, mi ha comunicato che non risultavo in possesso di nessun cane e mi ha chiesto se ero sicura di avere due cani... Ovviamente, visto il mio sconcerto, mi è stato consigliato dal dipendente stesso di presentarmi il giorno dopo, verso le ore 12:00 che ci sarebbe stato il responsabile, appunto Lei, dott. Pxxxxx.

Quel giorno, con mio marito, siamo stati seguiti inizialmente e in modo sempre gentile dal dipendente in forza il 16/08/2006. Da una ricerca non nominativa perché non risultava niente apparentemente a mio nome ma direttamente con i numeri dei microchip, il primo cane in realtà è risultato inserito correttamente ma per il secondo cane, per il quale era stato effettuato un passaggio di proprietà ci sono stati dei problemi. Il cane, come Lei sa, visto che era presente, risulta intestato ad una certa sig.ra Rxxxx Pxxxxx di Viareggio. Personalmente, non so chi sia la signora. Il cane mi è stato portato da una persona (che non conosce la sig.ra Pxxxxx ma solo la sig.ra di cui sotto) che mi ha consegnato anche il certificato di iscrizione all'anagrafe canina dell'animale con proprietario la sig.ra Pxxxx Lxxxx e i documenti di quest'ultima firmati per il passaggio di proprietà.

RingraziandoLa ancora per la disponibilità nell'avermi comunque telefonato successivamente dicendomi di stare tranquilla visto che Vi eravate appuntati il problema nel caso di smarrimento, non ritengo però esaustiva la risposta che mi ha dato e cioè che probabilmente la sig.ra Pxxxxx non aveva fatto il passaggio con la sig.ra Lxxxx e che quindi dovevo informarmi personalmente. Vede, quello che mi chiedo è: se sono stati portati i documenti firmati dalla sig.ra Lxxxx (proprietario che risulta sul certificato di iscrizione all'anagrafe canina, primo documento del cane, quindi suppongo primo proprietario) e i documenti firmati da me medesima per il passaggio di proprietà in data 16/02/2006 e se in data 29/07/2006, dopo aver mostrato al sig. Sxxxx i certificati di vaccinazione antirabbica con i relativi numeri di chip degli animali, il dott. De Lxxxx mi ha rilasciato il passaporto per l'espatrio, come è possibile che sia accaduto questo, cioè che se ad oggi perdo il cane risulta intestato alla sig.ra Pxxxxx? Sì, Lei gentilmente mi ha detto che quando si riscontrano delle incongruenze la pratica probabilmente viene bloccata, tuttavia, Voi eravate in possesso dei miei numeri telefonici, di quelli della sig.ra Lxxxx e della sig.ra Pxxxxx e sono passati 6 mesi, potevate fare una telefonata: se io non chiedevo il controllo, cosa succedeva? Niente?
Inoltre, come è possibile che il primo proprietario sia la sig.ra Pxxxxx (come risulta dal Vostro database) se sul certificato cartaceo di iscrizione all'anagrafe canina c'è il nome della sig.ra Lxxxx? Se fosse così, la sig.ra Lxxxx non avrebbe dovuto avere un documento cartaceo come quello che ho io di cambio di proprietà del cane e un certificato di iscrizione con proprietario la sig.ra Pxxxxx e sul database non sarebbe dovuto risultare il cambio di proprietà? In più, se come dice Lei, un dipendente ha probabilmente bloccato la pratica per questo motivo, perchè mi è stato rilasciato il passaporto? Non dovreste effettuare dei controlli?

E' vero che se a tutt'oggi, come mi ha spiegato, non esiste un database centralizzato e quindi il microchip risulta ancora poco affidabile nel caso di smarrimento io posso essere anche d'accordo con Lei su questo, però mi permetta, c'è una legge che mi obbliga ad inserirlo al cane e ad iscriverlo all'anagrafe canina, se non lo faccio prendo la multa, e a fare il passaporto per l'espatrio e sono servizi a pagamento, Voi, come azienda sanitaria non siete tenuti comunque a far sì che le cose funzionino il più possibile, Lei non crede?

Mi aspetto quindi una risposta scritta in merito alla richiesta di copia dei certificati di iscrizione all'anagrafe canina dei miei due cani che ho inoltrato il 16/08/2006, le scuse del sig. De Lxxxx a mio marito e un Vostro maggior impegno nella risoluzione del problema. RingraziandoLa anticipatamente per la disponibilità concessami, rimango fiduciosa di una chiusura definitiva della questione in tempi stretti e spero che questa mia possa servire per migliorare il servizio nei confronti del cittadino utente.

Cordiali saluti, Tessa Mxxxx

No comment... se è così che funzionano da noi le cose, altro che identificazione, altro che controlli... ma quando diventeremo un Paese serio ? - Noi di dogwelcome.it


7 settembre 2006

Settimana scorsa abbiamo contattato tutti gli iscritti e anche i media chiedendo aiuto per rintracciare la famiglia di una cagnolina con microchip italiano, sequestrata in Francia ad un giro di barboni che avrebbero confessato di averla rubata a degli italiani. Purtroppo ancora non abbiamo novita' relative alla legittima famiglia ma nella tarda mattinata di sabato scorso, 2 settembre, abbiamo avuto conferma su nuovi risvolti di questa vicenda e che giustificano a nostro avviso la seguente comunicazione URGENTE delle seguenti informazioni a tutti i nostri iscritti.

La ASL 5 di La Spezia, che ringraziamo per la disponibilita' e per la collaborazione, non solo sta continuando a cercare il microchip della trovatella ma ci ha comunicato che proprio a fronte della nostra segnalazione e' emerso che mancherebbe tutta la scatola che conteneva una partita di 10 microchip tra cui, appunto, anche quello della cagnolina rapita. Alla Bayer la scatola risulta essere stata spedita il 29 marzo 2005 ma allo stato attuale delle cose non si hanno certezze su che fine abbiano fatto i 10 chip. Nella viva speranza che la scatola 1105-443/4 venga comunque ancora rintracciata a La Spezia, si prospettano purtroppo anche le seguenti ipotesi: - che la scatola sia stata erroneamente consegnata da parte della Bayer ad altri destinatari - che la scatola sia stata manomessa se non addirittura rubata - che la scatola sia stata persa Pur non escludendo nessuna di queste possibilita', e' risaputo che nel corso del tempo alcune partite di microchip della Bayer, destinate ad una certa ASL, sono state poi fisicamente inviate ad altra destinazione.

A fronte di tutto cio' abbiamo inviato via fax il 2 settembre u.s. alla Bayer, che in questo caso si e' dimostrata fino ad adesso disponibile e collaborativa, tre richieste tra cui anche quella che venga pubblicato un elenco di tutti i chip che presentino una qualche anomalia (etichetta errata, spedizione non conforme, destinazione diversa ecc.). Nell'attesa di una risposta da parte della casa produttrice e per contribuire alle ricerche attualmente in corso, chiediamo cosi' la collaborazione di tutti e di aiutarci a cercare tutti i 10 numeri di microchip contenuti nella scatola. Cercare 10 aghi in un pagliaio e' sempre piu' facile che cercarne solo uno! In concomitanza con questa ricerca e' emerso purtroppo pero' un ulteriore fatto, decisamente piu' grave. La ASL 5 di La Spezia ci ha confermato due volte telefonicamente di avere in carico un microchip Bayer che alla lettura riporta un codice diverso da quello riportato in etichetta. Fino ad oggi erano stati sempre esclusi errori di natura tecnica e anche se questo chip dovesse risultare essere l'unico al mondo dobbiamo invitare tutti, dai veterinari ai privati che fanno microchippare i loro cani, a verificare SEMPRE la coincidenza dell'intero codice di 15 numeri sia PRIMA che DOPO l'applicazione del microchip.

Cogliamo anche l'occasione per informare che purtroppo ci e' stato riferito che alcune ASL (soprattutto nel centro-sud dell'Italia) impianterebbero il microchip non nella nuca sinistra degli animali, come internazionalmente convenuto, ma nella parte interna della coscia degli animali (alcune settimane fa ci e' stato riferito di un cane che il microchip lo aveva invece nella guancia!). La motivazione di questa pratica assurda (per far si che eventuali ladri di cani non si rendano conto che l'animale e' microchippato) denota non tanto astuzia quanto, invece, una totale mancanza di professionalita' e ignoranza sul funzionamento del transponder proprio da parte di chi ha applicato il chip. Invitiamo quindi soprattutto gli operatori professionali, quindi veterinari e addetti nei canili, a controllare i cani sempre e comunque su TUTTO IL CORPO!!! Ulteriori spiegazioni sono riportate gia' da tempo nella nostra sezione "Cosa e' un microchip?" Ecco, infine, l'elenco dei 10 microchip.

Chiediamo l'aiuto di tutti: veterinari liberi professionisti, ASL, privati (indifferentemente dall'animale che hanno fatto microchippare), anagrafi canine. Riuscire a rintracciarne in etichetta e/o fisicamente anche solo uno di questi 10 microchip potrebbe aiutare a risolvere ben piu' di un enigma! 380098100732286 - 380098100733356 - 380098100743343 - 380098100745245 - 380098100748396 380098100749854 - 380098100750326 - 380098100750535 - 380098100750918 - 380098100751944

Anticipatamente grazie a tutti coloro che collaboreranno attivamente sia alla risoluzione di questo caso che ad evitare futuri disguidi. Raffaela Millonig, Animali Persi e Ritrovati


10 ottobre 2006:

Trovato cane di razza Dogue de Bordeaux, maschio di 2 anni circa, il giorno 6/10/2006 in zona Formello (RM). Non ha collare, né tatuaggio, ma ha un microchip n. ITA 380098100653970 , però purtroppo non è registrato alla asl! Ho già fatto la denuncia di ritrovamento all'asl , ai vigili urbani di zona, ed al canile municipale di Roma, oltre a mettere annunci sui vari siti! Per favore max diffusione! Grazie mille! Elisabetta 339/4749539 oppure 338/6773144



Da una mail pervenutaci da una ns visitatrice:

Il micro-maledetto-chip del mio cane se ne è andato un po’ a spasso ed è finito in zona spalla che, notoriamente, ha qualche derivazione nervosa in più che il sottopelo del collo !!
Segnalato da: Daniela Tomasi - gennaio 2007




Dalla nostra bacheca adozioni/smarrimenti/ritrovamenti, 4 maggio 2007:

Bologna / Ozzano dell'Emilia - Trovato Collie... 04/05/2007 Cane (Maschio) - Il 29 aprile abbiamo trovato un Collie maschio, mantello 2007 sabbia e bianco, sulle colline di Ozzano dell'Emilia. Microchip n. 985120007074439 (non risulta su Anagrafe Canina)


Una mail dalla nostra visitatrice Jessica, 12 settembre 2007:

Un buongiorno a tutti voi!! (pelosi compresi!) Scrivo questa mail perchè vorrei raccontarvi ciò che è capitato nel mese di agosto alla ditta dove lavoro; può sembrare assurdo ma se si considera che siamo in Italia può passare per "ordinaria amministrazione". Io lavoro in una impresa edile e, nella settimana di ferragosto, I miei colleghi operai hanno trovato una femmina di pastore tedesco che girovagava sperduta dentro un nostro cantiere nel comune di Ronco Briantino (MI). Gli operai is sono occupati di lei e, a fine giornata, il mio capo ha deciso di portarla a casa sua (noi siamo di Bergamo) e chiamare il veterinario per una visita. Il veterinario ci informa che la cagnetta è dotata di microchip; ci segnamo il numero e dalla verifica sul sito dell'Anagrafe Canina Nazionale risulta che l'animale è regolarmente registrato nel comune di Ronco Briantino. Il veterinario quindi chiama l'ASL di competenza per avere I dati del proprietario e... SORPRESA ! L'ASL non è autorizzata a fornire i dati del proprietario a causa della legge sulla privacy !! (a questo punto I commenti si sprecano....).
La signora al telefono però ci informa che abbiamo due strade per restituire il cane al proprietario:
1- chiamare I carabinieri e dare a loro il codice perchè hanno l'autorità per richiedere I dati del proprietario.
2- portare il cane al canile più vicino al luogo di ritrovamento nella speranza che qualcuno sia sulle sue tracce (???).
Ovviamente abbiamo tentato entrambe le possibilità e ciò che abbiamo ottenuto è stato:
1- Ai carabinieri è stato mandato un fax con la denuncia di ritrovamento e il codice del chip e loro ci hanno gentilmente risposto che, dato che non hanno ricevuto alcuna denuncia di smarrimento da parte del proprietario, non sono tenuti a fornirci i dati richiesti.
2- Abbiamo chiamato il canile più vicino al luogo di ritrovamento chiedendo se qualcuno stava cercando una femmina di pastore tedesco, fornendo anche il numero di microchip, e una signora moooolto svogilata ci ha risposto: "Signori....e che ne so io ? E' agosto, non lo sapete quante persone vengono e ci fanno le stesse domande?".
Ovviamente, dopo la risposta, il cane al canile NON è stato lasciato.
Morale: Nonostante il chip (e le buone intenzioni) non c'è verso di riportare il cane dal proprietario. Ora è quasi un mese che la cagnetta vive a casa del mio capo (il quale non ha problemi a tenerla con sè), abbiamo lasciato recapiti sia al canile che ai carabinieri, ma del padrone nessuna notizia. Spero che questa piccola storia possa essere di aiuto a tutti quei proprietari che amano i loro pelosi: mettete sempre e comunque la medaglietta con nome e numeri di telefono !!
Jessica

NO COMMENT per il comportamento di tutti coloro che avrebbero dovuto collaborare affinchè la canetta potesse trovare i suoi, carabinieri compresi: quindi in caso di abbandono, costoro non sarebbero intervenuti, evidentemente. Se il proprietario NON ha cercato il cane, magari si è trattato di un abbandono, che va punito, e i tutori della Legge cosa fanno ? Se ne fregano... :o(


SERVONO CONTROLLI E SERIETA', NON AGGEGGI DA TESTARE SUI NOSTRI AMICI BAU !!!


Microchips, controllo mentale......e cibernetica

Psichiatria e DSM
di: Rauni-Leena Luukanen-Kilde


Nel 1948, Norbert Weiner pubblicò un libro, "Cybernetics" sulla comunicazione neurologica e teorie di controllo, già in uso, all'epoca, in piccoli circoli.
Yoneji Masuda "Padre della Società dell'Informazione", nel 1980 espresse la preoccupazione che la nostra libertà fosse minacciata in modo Orwelliano dalla tecnologia cibernetica, completamente sconosciuta alla maggior parte della gente. Questa tecnologia collega il cervello delle persone ai satelliti mediante microchips impiantati, controllati tramite supercomputers situati in basi sotterranee. I primi impianti cerebrali furono inseriti chirurgicamente nel 1974, nello stato dell'Ohio, Stati Uniti, e anche a Stoccolma, in Svezia. Elettrodi cerebrali furono inseriti nei crani di bambini, nel 1946, senza che i genitori ne fossero a conoscenza.
Negli anni '50 e '60, impianti elettrici furono inseriti nel cervello di animali e umani, soprattutto negli Stati Uniti, durante le ricerche sulla modificazione del comportamento, e sul funzionamento del cervello e del corpo. Metodi di controllo mentale furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento umano e i suoi atteggiamenti. Influenzare il funzionamento del cervello divenne un obiettivo importante dei sevizi segreti e militari. Trent'anni fa impianti cerebrali risultarono, ai R-X, misurare 1 cm. Impianti successivi si rimpicciolirono fino ad essere grandi come un chicco di riso. Erano fatti di silicio, e quelli successivi persino di arsenioferrite. Oggi sono abbastanza piccoli da poter essere inseriti nel collo o nella schiena, e anche per via indovenosa in diverse parti del corpo, durante operazioni chirurgiche, con o senza il consenso del soggetto. È ormai quasi impossibile rintracciarli o rimuoverli. È tecnicamente possibile inserire ad ogni neonato un microchip che potrebbe dunque servire per identificare la persona per il resto della sua vita. Simili piani sono stati discussi segretamente negli Stati Uniti, senza nessuna esposizione delle questioni relative alla privacy.

In Svezia, il Primo Ministro Olof Palme, diede il permesso, nel 1973, di inserire impianti nei detenuti, e l'accertamento dei dati dell'ex direttore generale Jan Freese, rivelò che a pazienti di case di riposo erano stati messi degli impianti alla metà degli anni '80. La tecnologia fu rivelata nel rapporto statale svedese del 1972/74 "Statens Officiella Utradninger" (SOU). Gli esseri umani con impianti possono essere seguiti ovunque: Le funzioni cerebrali possono essere monitorate a distanza dai supercomputers e persino alterate mediante il cambiamento delle frequenze. Cavie di esperimenti segreti sono state detenuti, soldati, malati di mente, bambini portatori di handicap, audiolesi e ciechi, omosessuali, donne single, anziani, scolari e qualsiasi gruppo di persone considerato "marginale" dalle élites di sperimentatori. Le esperienze pubblicate, dei detenuti della prigione statale dello Utah, ad esempio, sono shockanti.

Gli attuali microchips agiscono mediante onde radio a bassa frequenza che li rendono rintracciabili. Con l'aiuto dei satelliti, le persone con gli impianti possono essere rintracciate ovunque nel globo. Questa tecnica fu tra quelle testate nella guerra in Iraq, secondo il Dr. Carl Sanders, che ha inventato l'interfaccia biotico (IMI- Intelligence-manned interface), che viene iniettato alle persone. (Già durante la Guerra in Vietnam, ai soldati veniva iniettato il Rambo Chip, ideato per aumentare il flusso di adrenalina nel sangue.)
I supercomputers da 20 bilioni di bit al secondo, alla US National Security Agency (NSA), possono adesso "vedere e sentire" qualsiasi esperienza dei soldati nel campo di battaglia, con un sistema di monitoraggio a distanza (RMS). Quando un microchip di 5 micromillimetri (il diametro di un capello è di 50 micromillimetri) è piazzato nel nervo ottico, manda neuroimpulsi dal cervello che inducono le esperienze, gli odori, le visioni e voci della persona con l'impianto. Una volta trasferiti e depositati in un computer, questi neuroimpulsi possono essere rispediti al cervello della persona tramite il microchip perché li riviva.
Usando un RMS, un operatore di computers a terra può mandare messaggi elettromagnetici (codificati in forma di segnali) al sistema nervoso, simulando una determinata prestazione. Con l'RMS si può indurre persone sane ad avere allucinazioni o a sentire voci nella propria testa. Ogni pensiero, reazione, cosa udita o osservata causa una certa potenzialità, e percorsi neurologici nel cervello e il suo campo elettromagnetico, che adesso possono essere decodificati in pensieri, immagini e voci.
Stimolazioni elettromagnetiche possono, d'altra parte, cambiare le onde cerebrali di una persona e simulare attività muscolare, causando dolorosi crampi vissuti come una tortura. Il sistema elettronico di sorveglianza della NSA può simultaneamente seguire e gestire milioni di persone. Ognuno di noi ha una unica frequenza di risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con stimoli cerebrali completamente decodificati dalle frequenze elettromagnetiche (EMF), segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello creando la voce desiderata ed effetti visivi, perché vengano percepito dal soggetto prescelto. È una forma di guerra elettronica. Ad astronauti statunitensi vennero inseriti degli impianti prima di essere mandati nello spazio, in modo che i loro pensieri potessero essere seguiti e tutte le loro emozioni registrate 24 ore al giorno.
Nel maggio 1996 il Washington Post ha riportato che al principe William di Gran Bretagna venne inserito un impianto all'età di 12 anni. In questo modo, se fosse stato rapito, un'onda radio con determinate frequenze avrebbe potuto essere puntata verso il microchip. Il segnale del microchip sarebbe stato rintracciato tramite un satellite collegato allo schermo del computer del quartier generali della polizia, dove gli spostamenti del principe avrebbero potuto essere seguiti. Avrebbe potuto trovarsi ovunque nel globo.

I mass media non si sono occupati del fatto che la privacy di una persona con un impianto scompare per il resto della sua vita. La persona può essere manipolata in molti modi. Usando frequenze diverse, il controllore segreto di questa attrezzature può addirittura modificare la vita emotiva di una persona. La si può rendere aggressiva o letargica. La sessualità può venire influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e le riflessioni del subconscio possono essere letti, i sogni influenzati e persino indotti, tutto senza che la persona con l'impianto lo sappia o acconsenta. In questo modo potrebbe essere creato un perfetto cyber soldato. Questa tecnologia segreta è stata usata dai militari in certi paesi NATO sin dagli anni '80, senza che la popolazione accademica o civile ne avesse mai sentito parlare. Di conseguenza, poche informazioni riguardo sistemi così invasivi di controllo mentale sono reperibili in riviste professionali o accademiche. Il gruppo Signals Intelligence dell'NSA, può monitorare a distanza informazioni del cervello umano decodificando i potenziali provocati (3,50HZ, 5 milliwatt), emessi dal cervello. Detenuti sottoposti ad esperimenti sia a Gotheburg, Svezia e Vienna, Austria, hanno scoperto di avere evidenti lesioni cerebrali. Ridotta circolazione sanguigna e mancanza di ossigeno nel lobo temporale destro risultano là dove impianti cerebrali erano di solito attivi. Un soggetto di nazionalità finlandese, sottoposto ad esperimenti, ebbe atrofia cerebrale e saltuaria perdita dei sensi, dovuti alla mancanza di ossigeno.

Tecniche di controllo mentale possono essere usate per scopi politici. L'obiettivo dei manipolatori della mente, oggi, è indurre le persone o i gruppi presi di mira, ad agire contro le loro convinzioni e i loro interessi. Individui zombificati possono persino venire programmati ad uccidere e in seguito non ricordare niente del loro crimine. Esempi allarmanti di questo fenomeno si possono trovare negli Stati Uniti. Si sta conducendo questa "guerra silenziosa" contro civili inconsapevoli e soldati, da parte di organismi militari e dei servizi segreti. Sin dal 1980, stimolazioni elettroniche del cervello (ESB) sono state segretamente usate per controllare le persone scelte senza il loro consenso o che ne fossero a conoscenza. Tutti gli accordi internazionali sui diritti umani proibiscono la manipolazione non consensuale degli esseri umani - persino in prigione, per non parlare della popolazione civile. Dietro iniziativa del senatore degli Stati Uniti, John Glenn, nel gennaio 1997, cominciarono discussioni riguardanti i pericoli di irradiare la popolazione civile. Puntare le funzioni cerebrali della gente con campi elettromagnetici e raggi (da elicotteri e aeroplani, satelliti, furgoni parcheggiati, case vicine, pali del telefono, apparecchi elettrici, telefoni mobili, TV, radio, ecc…) fa parte del problema irradiamento, di cui si dovrebbero occupare apparati governativi democraticamente eletti. In aggiunta al controllo mentale elettronico, sono stati sviluppati anche metodi chimici. Droghe che alterano la mente e diversi gas da inalazione, che agiscono negativamente sul funzionamento del cervello, possono essere diffusi nei condotti dell'aria o nei tubi dell'acqua. In questo modo sono stati testati anche batteri e virus in numerosi paesi.
L'attuale supertecnologia, che connette le funzioni del nostro cervello attraverso microchips (o addirittura senza di essi, secondo le ultime tecnologie) a computers satellitari negli Stati Uniti o in Israele, rappresentano la più grave minaccia per l'umanità. Gli ultimi supercomputers sono sufficientemente potenti da monitorare la popolazione di tutto il mondo.

Cosa succederà quando la gente sarà tentata da falsi presupposti, a lasciarsi impiantare microchips nel corpo ? Un'esca sarà quella della carta d'identità microchip.
Negli Stati Uniti è persino stata proposta segretamente una legislazione obbligatoria che criminalizza la rimozione della carta d'identità impiantata. Siamo pronti per la robotizzazione dell'umanità e la totale eliminazione della privacy, inclusa la libertà di pensiero ? Quanti di noi vorrebbero cedere la propria intera vita, inclusi i nostri pensieri più segreti, al Grande Fratello ? Già esiste una tecnologia per creare un totalitario Nuovo Ordine Mondiale. Nascosti sistemi neurologici di comunicazione sono posizionati in modo da annullare il pensiero indipendente e controllare l'attività sociale e politica negli egoistici interessi privati e militari. Quando le nostre funzioni cerebrali saranno ormai connesse ai supercomputers, tramite impianti radio e microchips, sarà troppo tardi per protestare.
Questa minaccia può essere sconfitta solo istruendo il pubblico usando la letteratura disponibile di biotelemetria e le informazioni scambiate ai congressi internazionali. Uno dei motivi per i quali questa tecnologia è rimasta un segreto statale è l'esteso prestigio del "Diagnostic Statistical Manual IV", prodotto dalla American Psychiatric Association (AA) statunitense, e stampato in otto lingue. Psichiatri al servizio dei servizi segreti degli Stati Uniti hanno contribuito senza dubbio alla stesura e correzione di questo manuale. Questa "Bibbia" della psichiatria nasconde lo sviluppo segreto delle tecnologie di controllo mentale, etichettando alcuni dei loro effetti come sintomi di schizofrenia paranoica. Le vittime di controllo mentale sono così definite, automaticamente, come mentalmente malate dai medici che hanno appreso la lista dei "sintomi" DSM nella scuola medica. I medici non sono stati istruiti sul fatto che i pazienti potrebbero dire la verità quando raccontano di essere stati presi contro la loro volontà e usati come cavie per forme elettroniche, chimiche e batteriologiche di guerra psicologica. Il tempo finirà per cambiare la direzione della medicina militare e assicurare il futuro della libertà umana.
Data articolo: agosto 2008
Fonte: Spekula, pubblicazione di studenti di medicina della Finlandia del nord e medici dell'Università Olk di Oulu


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