IN VACANZA CON IL TUO AMICO A QUATTROZAMPE, LONTANO DAI COLPI DI FUCILE !

Dogwelcome è contro la caccia e per il rispetto di TUTTI gli animali, oltre a quelli che vivono in casa con noi.
Siamo anche molto preoccupati per il numero di vittime umane causate da questa crudele pratica
(stagione 2003/2004: 50 morti, 94 feriti - 2005/2006: 60 morti, 85 feriti - 2006/2007: 35 morti, 78 feriti).

Avete o gestite una struttura turistica, anche già inserita nel nostro database ? Non siete ancora nel nostro database, ma vi volete segnalare perchè accettate animali ?

In entrambi i casi potete anche segnalarci (attraverso il modulo di segnalazione, il cui link è nella home page di www.dogwelcome.it o via e-mail info@dogwelcome.it) che siete contrari alla caccia, qualora lo siate: segnaleremo quindi la vostra struttura nel nostro sito con un bollino come questo No alla caccia !.

Diamo l'opportunità alle strutture turistiche che accettano animali (che si segnalano al nostro sito e sono contro la caccia) di apparire anche nel sito che contiene strutture di agriturismo che sono contrarie alle attività venatorie: Vacanze senza caccia -


Primo giorno di caccia, settembre 2008 - stagione venatoria 2008-2009: già un morto !!!
Un cacciatore di 51 anni è morto, colpito al torace accidentalmente da un compagno di caccia vicino ad Ancona. E' la prima vittima dall'apertura, il primo settembre, della stagione venatoria. L'incidente è avvenuto nelle campagne di Candia, a Piantate Lunghe. All'alba, intorno alle 6.30 del mattino, la vittima, G.P. si è incontrato con altri due amici per andare a cacciare nelle campagne della zona a tortore, colombacci, gazze e ghiandaie.
Fonte: Vigilanza Ambientale


TREVISO - 13 giugno 2008 -
UNA BATTUTA PRIMAVERILE DI CACCIA ALLA VOLPE (CACCIA AUTORIZZATA DALLA PROVINCIA DI TREVISO) FINISCE CON UNA CARNEFICINA DI BEN TRE CANI.
GIULIETTA UNA METICCIA DI 40 CHILI RIESCE A RITORNARE A CASA CON BEN 40 PALLETTONI NEL CORPO, MILINGO, UN BASSOTTO SE LA CAVA CON UN PALLETTONE ALLA ZAMPA, ROMEO INVECE, UN METICCIO DI 20 CHILI, NON E’ PIU’ RITORNATO A CASA. IL PROPRIETARIO DEI TRE CANI, NOTO IMPRENDITORE DI GAIARINE (TV), DENUNCIA L’EPISODIO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA. IL CORPO FORESTALE DI VITTORIO VENETO INDAGA SULL’ACCADUTO. ANDREA ZANONI PRESIDENTE DELLA LAC DEL VENETO ANNUNCIA LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROBABILE PROCESSO A CARICO DEI RESPONSABILI DELLA CARNEFICINA E CHIEDE ALLA MAGISTRATURA DI VERIFICARE EVENTUALI RESPONSABILITA’ DELLE ISTITUZIONI.
Erano le 20 di una sera di tre settimane fa quando il bassotto nero del signor G.P.P di Gaiarine (comune in provincia di Treviso ai confini con quella di Pordenone) residente in via Resteiuzza, faceva ritorno a casa dopo il solito giro, in compagnia di altri due amici dell’uomo, attorno all’area dell’azienda agricola. Purtroppo Milingo, questo il nome del bassotto, zoppicava vistosamente, ciò era dovuto ad un pallettone da caccia entratogli tra il tarso ed il metatarso. Poco dopo arrivava a casa anche Giulietta, una meticcia di 40 chili, con il corpo straziato da vistose ferite con forti perdite di sangue dalle zampe, dalla schiena, dal naso e da un occhio. Al sig. G.P.P non restava che correre dal veterinario anche con la preoccupazione per l’assenza di Romeo, il terzo cane, un bel meticcio nero di 20 chili che mancava all’appello. Dalle lastre effettuate a Giulietta il veterinario, il dott. Ernesto Schievenin di Conegliano, ha rilevato la presenza di addirittura 40 pallettoni distribuiti uniformemente in tutto il corpo, di due calibri diversi, con provenienze di sparo diverse tra loro di circa novanta gradi.
Secondo il veterinario è quasi un miracolo che Giulietta si sia salvata, ciò perché una persona adulta colpita anche con solo la decima parte di quella potenza di fuoco avrebbe rischiato seriamente di morire. Quindi la situazione era chiara, i cani erano stati presi a fucilate per più volte riuscendo, nonostante lo strazio, a prendere la via di casa, cosa che evidentemente non è riuscita a Romeo il terzo cane mai più ritornato a casa e mai più ritornerà. Nei giorni successivi all’accaduto presso l’abitazione del signor G.P.P. di Gaiarine c’è stata quasi una processione di individui (e qualche telefonata “eccellente”) tra le quali anche un noto cacciatore, con funzioni particolari nel locale ambito territoriale di caccia, con il chiaro intento di mettere a tacere la cosa.
Naturalmente se i cani fossero stati abbattuti tutti e tre sul posto la cosa si sarebbe risolta da se e nessuno sarebbe andato a giustificarsi dal proprietario dei cani massacrati. Pare che la sera della strage, nel terreno dell’azienda del sig. G.P.P. si sia svolta una battuta di caccia alla volpe, caccia questa autorizzata dalla provincia di Treviso (a livello nazionale questa caccia viene svolta solo dalle guardie provinciali, in Veneto però lo possono fare anche i cacciatori), battuta alla quale avrebbero partecipato ben quattro cacciatori i nomi dei quali sarebbero ben noti al proprietario dei cani che ha indagato sull’accaduto (il paese è piccolo, le voci corrono …), tra i quali ci sarebbe stato anche il cacciatore di cui sopra. La giustificazione dei cacciatori sarebbe quella che i cani si sono messi di mezzo tra la volpe e la traiettoria degli spari, spiegazione che non ha convinto il proprietario e non convince neppure noi perché notoriamente le volpi quando sentono i cani se ne stanno a debita distanza; secondo il proprietario invece è accaduto che i cani si sono messi ad abbaiare per difendere il proprio territorio irritando i cacciatori che hanno reagito come si è visto. Il sig. G.P.P. successivamente all’accaduto ha chiesto assistenza alla LAC Lega Abolizione Caccia, raccontando l’accaduto al presidente regionale dell’associazione Andrea Zanoni, che si è interessato di questa vicenda. G.P.P. ha quindi depositato direttamente alla Procura della Repubblica di Treviso un esposto dettagliato e circostanziato del quale è stato subito informato anche il Procuratore Capo, il Dott. Antonio Fojadelli. Sui fatti attualmente indagano gli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Vittorio Veneto.
Nel frattempo il veterinario Schievenin ha provveduto a trasmettere una perizia tecnica al Tribunale di Treviso dopo aver parlato direttamente con il dott. Antonio Fojadelli procuratore capo il quale si è interessato personalmente dei fatti accaduti a Gaiarine. La caccia alle Volpe, una pratica barbara e sanguinaria effettuata in primavera e che comporta il massacro e l’uccisione anche dei cuccioli che spesso finiscono atrocemente sbranati dai cani da caccia, a Treviso è stata autorizzata niente di meno che dall’amministrazione provinciale retta dal presidente Leonardo Muraro, balzato recentemente alle cronache anche per lo scandalo delle licenze di caccia facili. Quel Muraro che lo scorso anno, per ironia della sorte, ha prestato la sua immagine, per la campagna della provincia contro l’abbandono dei cani, proprio con il suo cane a guinzaglio. La LAC auspica che la magistratura approfondisca la questione verificando se vi siano delle responsabilità per quanto accaduto anche a carico degli uffici della provincia di Treviso. Andrea Zanoni, presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto ha così commentato questo massacro: “Siamo in presenza di una duplice barbarie: quella autorizzata dalla provincia a massacrare adulti ed addirittura i cuccioli indifesi di questa meravigliosa creatura e quella di questi tre poveri amici dell’uomo che hanno avuto come unica colpa quella di difendere da alcuni intrusi armati il territorio del proprio padrone. Mi chiedo come possa un bassotto con le zampe lunghe quattro centimetri mettersi a rincorrere la volpe, mi chiedo poi come si possa sbagliare bersaglio quando si trattava di tre cani dal manto nero quando quello della volpe è di colore rosso mattone. Qui c’è gente che gira per le campagne per fare sparatorie con i pallettoni , cosa si aspetta a bloccarle ? Aspettiamo che ci scappi il morto, magari un bambino che dopo cena accompagna a spasso i cani? Trovo aberrante che queste delibere consentano addirittura la caccia notturna quando questa è severamente proibita dalle leggi sulla caccia e dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
Mi impegno sin d’ora affinché la LAC si costituisca parte civile nel processo al quale spero si possa arrivare al più presto. Attualmente all’ufficio caccia della provincia di Treviso ci sono ben quattro persone indagate per reati previsti dal codice penale – ha continuato Zanoni – il tutto per due diversi episodi, uno relativo alle licenze di caccia facili e uno al bracconaggio nei roccoli gestiti e pagati con i fondi pubblici; con questa situazione mi chiedo cosa altro possa accadere ancora dopo episodi come quello di Gaiarine.” La LAC ricorda che l’attuale legge sulla caccia prevede un fondo di garanzia delle vittime della caccia, purtroppo però la maggior parte degli agricoltori e cittadini che subiscono danni alle colture e agli animali domestici da parte di anonimi ancora non sono a conoscenza di come fruirne.
LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - Via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso - Info: 347 9385856 email lacveneto@ecorete.it - web www.lacveneto.it


29 ottobre 2006 - Saluzzo (CN): donna morta per incidente caccia - Una donna di 52 anni è morta a Melle, in valle Varaita, dopo essere stata ferita da un colpo d'arma da fuoco: forse una fucilata sparata da un cacciatore. La vittima, intorno alle 7 del mattino, e' uscita dalla sua abitazione, in borgata Giusiani, per cercare funghi nei boschi vicini a casa. Dopo un paio d'ore è rientrata gridando ed è stata soccorsa dal figlio che, soltanto dopo averla sdraiata a letto per restarle i primi soccorsi, si è accorto della ferita alla spalla. Nonostante le cure mediche, la donna è morta dopo poche ore.
Fonte: Agr


27 ottobre 2006 - Spara e uccide l'amico per sbaglio - San Mauro Cilento - Parte un colpo dal fucile, centra l'amico che muore poco dopo, in auto, nella corsa disperata per raggiungere verso l'ospedale di Vallo della Lucania. È finita in tragedia, ieri mattina, una battuta di caccia al cinghiale ai piedi del Monte Stella. A perdere la vita è Giovanni Volpe, operaio celibe di San Mauro Cilento. Avrebbe compiuto 35 anni fra tre giorni. Sotto choc il cacciatore sessantatreenne, anche lui di San Mauro Cilento, che ha sparato involontariamente all'amico. Ora è indagato per omicidio colposo. Hanno assistito all'incidente altri quattro cacciatori: tra loro c'era anche un fratello dello sfortunato giovane deceduto. La giornata era iniziata molto meglio per il gruppo di 6 amici che ieri si sono mossi di buon mattino da San Mauro, fucili in spalla, per dedicarsi qualche ora alla loro passione preferita, ovvero la caccia al cinghiale che in questo periodo è appunto aperta. In breve hanno raggiunto la località Santa Lucia nel comune di Sessa Cilento e lì hanno iniziato l'appostamento. Ma attorno alle 12,30, mentre in gruppo avanzavano verso le prede, una tragica fatalità ha voluto che dal fucile caricato a pallettoni di uno dei presenti, partisse un colpo. Sulla traiettoria sfortunatamente si è trovato Giovanni Volpe, che è stato investito all'altezza del petto dai pallettoni che lo hanno ferito in più punti. Il fratello e gli amici lo hanno subito soccorso e, caricatolo in auto, si sono diretti velocemente verso Vallo della Lucania, per raggiungere l'ospedale San Luca. Purtroppo, però, Giovanni è spirato durante il tragitto a causa della gravità delle ferite riportate. La sua salma è ora a disposizione della magistratura, all'interno della sala mortuaria del nosocomio vallese, dove stamattina dovrebbe essere eseguito l'esame disposto dalla Procura di Vallo. Nelle ore successive il corpo dovrebbe essere restituito ai familiari per celebrare il rito funebre nella chiesa parrocchiale di San Mauro. Il sessantatreenne che ha sparato è sotto choc e non si riesce a capacitarsi dell'accaduto. Di rito, per lui, la denuncia a piede libero per omicidio colposo, anche se appare già piuttosto chiara la dinamica dell'incidente cui ha assistito pure il gruppo di cacciatori. In ogni caso, dovranno essere svolti altri accertamenti dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Vallo che indagano sulla vicenda, agli ordini del maresciallo Bruno Modica e con il coordinamento del capitano Daniele Campa. La tragica scomparsa di Giovanni, ultimo di tre fratelli, ha destato profondo dolore e sconcerto nella piccola comunità di San Mauro Cilento e nella contrada Ratto, dove abita la famiglia. I compaesani si sono stretti attorno ai genitori e ai parenti del giovane. Una processione silenziosa ha fatto visita ieri anche alla sala mortuaria dell'ospedale di Vallo, per salutare l'operaio e stare accanto ai parenti. "Era ragazzo generoso e perbene - è il ricordo di un compaesano - Un grande lavoratore che si dava da fare in tanti modi, svolgendo mille lavori in campagna. Questa tragedia ci colpisce tutti profondamente perché tutti gli volevamo bene".
Fonte: Il Mattino, E. Manganiello


26 ottobre 2006 - Sparati da cacciatori - Giovane ferito al volto dai pallini - Ha rischiato grosso il giovane rimasto ferito dai pallini sparati da un fucile da caccia. I piombini lo hanno colpito in viso, provocandogli una ferita vicino all'occhio sinistro. Ha corso il pericolo di perdere la vista. L'incidente è accaduto qualche giorno fa e Matteo Stecco, 23 anni, residente ad Altissimo in via Zerbati, si è rivolto al pronto soccorso del S. Bortolo. I medici lo hanno curato e il giovane guarirà in una settimana. Un incidente analogo era accaduto sabato a Grumolo delle Abbadesse, dove Alberto Pieri, 66 anni, era stato colpito accidentalmente in campagna da una rosa di pallini che lo aveva centrato alla gamba sinistra. Il pensionato ha chiesto aiuto ed è stato trasportato in ospedale dove i pallini sono stati estratti uno ad uno. Difficile sapere chi ha sparato, anche perché il cacciatore non dev'essersi nemmeno accorto dell'errore.
Fonte: www.ilgiornaledivicenza.it


15 ott 2005 Fucilate troppo vicino alle case e animali domestici a rischio - Il sindaco: «Limiteremo il traffico» È guerra tra gli abitanti di Campsirago e i cacciatori - COLLE BRIANZA (LC) - Cani e gatti vestiti con colori brillanti. Non è una moda e neppure una scelta hippy quella che, nelle ultime settimane, ha spinto gli abitanti di Campsirago a far indossare capi d'abbigliamento ai propri animali domestici. Si tratta piuttosto di una trovata semplice ma efficace per evitare che qualche cacciatore scambi il micio di casa per una lepre o un cane per un fagiano. L'inizio della stagione di caccia, per le dodici famiglie residenti nella frazione medievale è infatti coinciso con l'avvio di un calvario. Racconta una di loro che giovedì sera ha guidato una piccola delegazione dal sindaco: «Sparano a poca distanza dalle abitazioni, spesso non rispettano la fascia dei 150 metri, lasciano bossoli ovunque e con le auto entrano dove non dovrebbero. A volte, li si vede girare per i boschi, con il fucile carico, quando invece tutti sanno che, mentre ci si muove, la doppietta dovrebbe essere scarica. Come se non bastasse, litigano con chi abita qui. Si ! comportano come se fossero i padroni». Giovedì mattina, quando i residenti hanno nuovamente sentito esplodere colpi di fucile vicinissimi alle abitazioni, c'è stato l'ennesimo scontro che è ben presto degenerato in insulti. Immediatamente sono state avvertite le guardie forestali, ma quando gli uomini della vigilanza sono arrivati sul posto, i cacciatori se l'erano già data a gambe levate. In serata, così, i residenti hanno chiesto e ottenuto un incontro. Il sindaco ha assicurato piena collaborazione. «A coloro che devono vigilare - ha annunciato - chiederò di intensificare i controlli. Per quello che invece riguarda l'amministrazione comunale, farò immediatamente pubblicare l'ordinanza che trasforma in zona a traffico limitato la strada che conduce al borgo». In tal modo, i cacciatori dovranno prima di tutto farsi una bella passeggiata.
Fonte: La Provincia di Lecco


4 ott 2004 GLI ABITANTI DI SAN FIOR DI SOTTO (TV) COSTRETTI A RIMANERE DENTRO CASA PER SFUGGIRE ALLE RAFFICHE DELLE SPARATORIE DEI CACCIATORI. A San Fior di Sotto, comune del trevigiano, ieri alcune famiglie hanno trascorso una normale mattina di terrore costrette a restare dentro in casa a causa di alcuni cacciatori senza legge. Dalle 9.00 alle 11.30 circa di ieri, alcune famiglie di Via Zoppè a San fior di Sotto, sono state oggetto di una continua sparatoria di caccia, si calcolano oltre 100 colpi esplosi, alcuni dei quali hanno provocato delle continue piogge di pallini, caduti sulla biancheria, sui vetri delle finestre e addirittura sulla testa della Signora M.Z. che ha quindi chiesto l'intervento dei Carabinieri di Conegliano. Un'altra signora è stata costretta addirittura a tenere in casa per tutta la mattina i propri bambini, terrorizzata dai continui spari e dal rischio che qualche fucilata raggiungesse i propri figlioletti intenti a giocare nel giardino di casa, ciò anche alla luce dei recentissimi incidenti mortali di caccia di domenica scorsa accaduti a Tarzo (TV) e a Castelnuovo del Friuli (PN). Purtroppo i cacciatori si sono dileguati immediatamente dopo l'intervento dei Carabinieri del Comando di Conegliano giunti sul posto, restando purtroppo ignoti e scampando quindi ad una denuncia penale per esplosione di colpi di arma da fuoco in un centro abitato e ad una sanzione amministrativa per violazione della distanza minima di sparo pari a 150 metri dalle case. "Episodi come questi sono di quotidiana amministrazione per molti cittadini residenti in campagna - ha commentato Andrea Zanoni, presidente della LAC Veneto - e le leggi sulla caccia non fanno altro che incentivarli perché non prevedono né adeguati controlli né seri esami per chi è poi abilitato a girare a mano armata nei terreni altrui. Solo in Italia esiste la possibilità per i cacciatori di entrare a mano armata nei terreni dei privati senza chiederne il permesso grazie ad una autentica eccezione alla proprietà privata prevista dall'art.842 del codice civile". Zanoni ha poi continuato: "Casi come questi ripetuti e continuati nel tempo portano all'esasperazione della gente che può anche reagire violentemente come il cittadino di Tortona che proprio ieri, stressato ed esasperato dai cacciatori che entravano a mano armata nel proprio terreno, ne ha freddato uno con un colpo di pistola".
Fonte: Lega Abolizione Caccia, Sezione Veneto


16 dic 2004 - Caselle d'Asolo (TV) - Erano le 8.00 di sabato scorso quando Steve, un cucciolotto di un anno e mezzo di razza pastore tedesco, si è allontanato per un giretto nel campo dietro casa attratto da alcuni cani da caccia che si erano spinti sino nel giardino di casa della sua padrona, un'anziana signora, Livia Santi, residente a Caselle d'Asolo. Purtroppo poco dopo l'anziana signora ha potuto sentire in direzione di questo campo due colpi secchi di fucile da caccia, vedendo da li a poco dileguarsi un cacciatore che sentitosi scoperto le voltava le spalle ignorandola nonostante le richieste ripetute della signora sulla sorte del suo cucciolo. Da sabato mattina a domenica alle ore 11.00 per gli anziani signori ottantenni Ezelino e Livia Santi è stato come vivere un incubo perché nonostante continuassero a chiamare Steve a squarciagola girovagando per le campagne vicine di lui non si trovava traccia. Purtroppo verso le 11.00 il ritrovamento di Steve, morto dissanguato con uno squarcio di trenta centimetri sul fianco destro, dopo aver percorso barcollante una quindicina di metri lungo i quali era stata lasciata un'evidentissima scia di sangue e i bossoli di cartucce calibro 12. E' finita così la breve storia di Steve, caduto sotto il piombo di una fucilata di uno dei tanti cosiddetti tutori dell'ambiente e amanti della natura che girano nelle campagne all'interno delle proprietà altrui grazie ad una anacronistica ed ingiusta legge approvata negli anni venti.
Fonte: Vigilanza Ambientale




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