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VACANZE: CHI LASCIA IL CANE A CASA RISCHIA DI AMMALARSI
13 luglio 2000

(AGI) - Londra 13 luglio 2000 - Lasciare il cane in pensione per andare in vacanza puo' avere contraccolpi negativi sulla salute: la vostra, non quella dei vostri piccoli amici.
E' quanto sostengono i ricercatori dell'Università di Swansea, nel Galles, secondo i quali lo stress e l'ansia per gli animali lasciati a languire in città, lontani dalle proprie cure amorevoli, inducono negli apprensivi padroni consistenti aumenti della pressione sanguigna e danni al sistema immunitario: insomma, ci si puo' ammalare per il dispiacere.
Per verificare la loro ipotesi, i ricercatori (che operano per conto della Society of Companion Animal Studies) misureranno i valori fisiologici di una serie di persone che hanno lasciato i loro animali in pensione, prima di andare in vacanza, confrontandoli con i valori registrati al momento in cui tornano a riprenderli. Gli stessi risultati vengono paragonati con quelli di persone che hanno preferito portare in vacanza anche gli amici a quattro zampe.
Scopo dello studio, riferisce il quotidiano britannico "The Independent", è quello di far sì che il sistema sanitario britannico permetta alle persone ricoverate in ospedale di ricevere la visita dei loro cani, nei tempi e modi più adeguati, nella convinzione che la separazione forzata abbia effetti nocivi sullo stato generale dei pazienti. (AGI)


Da qui in poi le news sono inserite in ordine cronologico decrescente
 

RICONOSCIUTO IL DANNO MORALE PER LA MORTE DEL GATTO
3 marzo 2009

Anche i gatti hanno un'anima, a condizione che abbiano un padrone. Si può sintetizzare così la motivazione di una recente sentenza della Cassazione, e precisamente della terza sezione civile, che ha riconosciuto il danno morale al padrone di un gatto morto in una clinica veterinaria per una prestazione medica eseguita male. La decisione n. 4493, depositata lo scorso 25 febbraio, pubblicata sul sito di Guida al diritto, ha confermato quanto aveva deciso il giudice di pace su una vicenda giudiziaria tra una struttura sanitaria specializzata in animali e il proprietario della bestia. Dalle dichiarazione degli interessati era emerso che la clinica si era comportata in maniera negligente dal momento che l'unico intervento medico che risultava eseguito nel corso della degenza era una fatale trasfusione di sangue. La trasfusione infatti era stata fatta senza prima accertarsi sulle condizioni dell'animale donatore, che dopo alcuni giorni dal prelievo era deceduto, perché affetto da una malattia ematica. A distanza di poco tempo anche il gatto era peggiorato fino a morire quando era ancora ricoverato in clinica. Il fatto che l'intervento fosse stato messo in atto senza i preventivi controlli sulla qualità del sangue utilizzato è per i magistrati la prova di un comportamento imprudente e disattento che ha provocato la morte dell'animale e per il quale la clinica deve rispondere versando una somma a titolo di indennizzo per il danno morale cagionato al proprietario del gatto. Il principio di diritto espresso dalla sentenza dei magistrati di Piazza Cavour è che il giudice di pace, nell'ambito del solo giudizio di equità, può ordinare il risarcimento del danno non patrimoniale anche fuori dei casi determinati dalla legge e di quelli attinenti alla lesione dei valori della persona umana costituzionalmente protetti, sempre che il danneggiato abbia allegato e provato, anche attraverso presunzioni (in questo caso il nesso trasfusione-morte del gatto), il pregiudizio subito, essendo da escludere che questo tipo di danno rappresenta una conseguenza automatica dell'illecito.
Da: ILSOLE24ORE.COM - Simona Gatti

FINANZIARIA 2009: RANDAGISMO, TAGLIO CONSISTENTE DI FONDI
16 gennaio 2009

La Finanziaria del 2009 riduce i fondi per la lotta al randagismo di quasi cinque milioni nei prossimi tre anni. Il taglio per il 2009 e' di 1.126.000 (si passa da 4.945.000 a 3.819.000), di 1.486.00 per il 2010 (da 4.901.000 a 3.415.000), mentre per il 2011 sono previsti 2.611.000: in totale 4.873.000 in meno rispetto al triennio della manovra 2008. Commenta Carlo Scotti dell'ANMVI: "I fondi per il randagismo non sono mai stati sufficienti e spesso sono stati mal gestiti. Oggi però siamo di fronte ad una volontà politica diversa e si è iniziato a guardare al randagismo in maniera più attenta in molte amministrazioni regionali e comunali. Poiché le risorse del Servizio Sanitario Nazionale non sono destinate a crescere, è necessario voltare pagina ed affrontare la prevenzione veterinaria in termini virtuosi, puntando ad una sinergia pubblico-privato come quella che l'ANMVI propone con il progetto Leavet. Con l'aiuto delle strutture veterinarie private, già presenti sul territorio nazionale e pronte a mettersi al servizio della sanità animale, il randagismo potrebbe davvero diventare un fenomeno a termine, da affrontare in maniera sistematica e pianificata, senza costi strutturali. Oggi la professione veterinaria registra invece interventi disorganizzati e improvvisati, specie da parte dei Comuni che, per gli interventi di controllo della popolazione animale e per l'assistenza veterinaria, lanciano bandi di gara al miglior offerente spesso senza una programmazione pluriennale e scarsa attenzione alla qualità della prestazione chirurgica". Contro il taglio dei fondi si sono schierate le associazioni animaliste. Queste, pur apprezzando gli ''interventi del nuovo governo a tutela degli animali da compagnia'', si dicono, all'interno di ''un quadro d'emergenza, preoccupate per la riduzione dei fondi''. Le associazioni chiedono, pertanto, a Martini di farsi ''interprete presso il Governo'' per ''ripristinare almeno le dotazioni della legge Finanziaria 2008''.
Da: ANMVI Oggi

VERONA «NIENTE ANIMALI IN CHIESA», IL PARROCO CACCIA IL CANE DI UNA CIECA
5 gennaio 2009

VERONA - «Fuori quel cane dalla chiesa». L'ordine è arrivato ieri mattina alle 10 dal pulpito della chiesa di Cassone di Malcesine, piccolo paesino in provincia di Verona. Il parroco ha indicato l'animale e ha preteso che fosse portato fuori. Peccato che fosse il cane-guida che aveva consentito ad una donna non vedente di arrivare fino in chiesa per seguire la funzione. L'episodio è stato segnalato all'Arena di Verona da un lettore. È stato inutile far presente al sacerdote che il cane, che aveva la pettorina in bella mostra e che si era diligentemente accucciato tra due panche, accompagnava la donna cieca e che, quindi, poteva stare in chiesa. Il prete è stato irremovibile. Così la non vedente e il cane, accompagnati da due amici, sono usciti dalla chiesa. Seguiti, a quanto pare, da altri parrocchiani che così hanno voluto manifestare la loro solidarietà alla donna. Interpellato alcune ore dopo il parroco ha ammesso l'errore: «Ho capito di aver sbagliato».

BERLUSCONI RIMANDATO IN BENESSERE ANIMALE
27 novembre 2008

Silvio Berlusconi non sa cosa sia il benessere animale. Lo ha dichiarato apertamente e senza vergogna sabato scorso al palazzetto dello sport di Teramo dove si trovava per presentare Gianni Chiodi, ex sindaco di Teramo e candidato per il Pdl alle prossime elezioni. La solita gaffe di Berlusconi? C'è di più. Per la sua irrefrenabile attitudine a fare battute il primo ministro si è lasciato scappare una cosa: della salute degli animali e del fatto che questi vengano maltrattati o sottoposti ad allevamenti intensivi, troppo intensivi, non gli importa un tubo. Eppure c'è una legge di questo Stato, la 189 del 2004, che punisce con la reclusione da tre mesi ad un anno o con multa da 3 a 15mila euro chiunque sottoponga un animale a sevizie o ad ogni altro genere di crudeltà. Reclusione e multe che aumentano da uno a tre anni e fino a 160mila euro nei confronti di chi organizza combattimenti che mettono in pericolo l'integrità fisica dell'animale. Una lacuna quella del presidente del consiglio che ben rende la cifra del suo senso di civiltà. Qualche giorno fa, Barak Obama ha detto di voler scegliere per sè e la propria famiglia un cane meticcio come lui. Sarà il primo della sua specie a entrare alla casa bianca. Se il mondo per certi aspetti sembra pronto a oltrepassare confini di razza e - in una certa misura - di specie, noi abbiamo un presidente che dopo aver dato dell'abbronzato a Obama afferma tranquillamente che non sa cosa sia il benessere degli animali.
Battute? Coerenti però.
Da: Liberazione - Alessandro Tettamanti

AUSTRIA: I CANI ANCHE IN UFFICIO !!!
20 novembre 2008

In Austria arriva il cane da ufficio, ma col patentino
In Austria i cani potranno seguire i propri padroni proprio dappertutto, pure in ufficio. Non prima, però, di avere superato un esame e conseguito un patentino ad hoc. L'amministrazione viennese ha organizzato corsi speciali che insegnano a cane e padrone il "giusto comportamento da ufficio" in modo che la convivenza fra impiegati e animali sia la migliore possibile. Dipendenti più efficienti se vicino c'è un 4 zampe - Studi internazionali dimostrano già che la presenza dei cani rende più armoniche le relazioni di lavoro incentivando la produttività e la serenità generale dell'ufficio. "All'interno delle aziende più grandi, dove sono ammessi i cani, è stato riscontrato un minore tasso di ammalati tra i dipendenti, e c'è molto meno mobbing", ha spiegato all'emittente ORF Wien l'ideatrice dell'iniziativa Gabi Glaser dell'associazione "Special Animals".
Un sedativo tutto pelo
- Tra una carezza e l'altra Fido riduce lo stress, le situazioni di conflitto tra le persone facendo aumentare la soddisfazione ed il dialogo. "In una scuola, per esempio, il cane è in grado di tranquillizzare il bambino arrabbiato o agitato, semplicemente mettendosi davanti a lui e facendosi accarezzare", spiega Glaser. Non a caso da tempo si impiegano gli animali nella pet-therapy anche in alcuni ospedali e nei centri per anziani. Da qui l'idea di preparalo anche per l'ufficio. Il test per il cane - A partire dal sesto mese di età i cani possono essere addestrati alla vita da ufficio. Il quadrupede impara così a controllare le sue fobie davanti a stimoli come, per esempio, forti rumori o impulsi ottici. Un test comportamentale certifica poi se il quattrozampe è pronto per stare sul luogo di lavoro; se rimane tranquillo e mansueto, meglio se accucciato sotto la scrivania, anche in situazioni di stress e senza dare problemi.
L'esame per il padrone
- Tramite una prova scritta e altre pratiche, il proprietario dovrà dimostrare di saper riconoscere le principali esigenze del cane, il suo comportamento e sapere quali leggi sono in vigore sulla sua condotta. La prova pratica attesterà il feeling proprietario/cane ma anche quali siano i segnali che il cane lancia al padrone in determinate situazioni. Uno speciale certificato garantisce infine l'idoneità del cane a frequentare l'ufficio col suo padrone. Patentino - Vienna si conferma così sempre più una città a misura di cane: due anni fa è stato introdotto il "Wiener Hundeführschein", ovvero una patente per condurre i cani.
L'esame, facoltativo, per i padroni e i loro amici a quattro zampe prevede prove scritte e pratiche. Tra l'altro viene testato anche il buonsenso del padrone in specifiche situazioni, come per esempio evitare di prendere un tram troppo affollato con il quadrupede e aspettare il successivo. "Rendere meno conflittuale la convivenza tra uomo e cane in città", è la ragione che ha originato ogni iniziativa.

Da: Tiscali.it

NON SI PUO' CORRERE PER SALVARE UN CANE - CASSAZIONE CONFERMA MULTA A VETERINARIO
20 novembre 2008

LIVORNO. Correre in auto e infrangere quindi il codice della strada per soccorrere un cane investito da un altro automobilista non si può. È l’ultima parola, quella della sentenza della Cassazione, su una storia che si trascinava ormai da qualche anno. Una veterinaria livornese era infatti stata multata perché si era trovata ad assistere all’investimento del cane e non aveva potuto esimersi dal raccoglierlo cercando di raggiungere al più presto uno studio attrezzato per le cure. Multata dalla Polizia Stradale di Livorno la giovane professionista, tramite il padre che era proprietario dell’auto, aveva fatto ricorso al Giudice di Pace di Cecina che, con una sentenza del 2004, le aveva dato ragione annullando la multa. Ma il Ministero degli Interni, da cui dipende la Polzia Stradale , ha rilanciato e si è appellato alla Cassazione. Che, in una sentenza della Seconda sezione civile uscita in questi giorni, ha ribaltato la decisione del Giudice di Pace imponendo alla dottoressa di pagare la multa. La Corte di Cassazione infatti ha ribadito come lo «stato di necessità «non possa essere esteso a tutti gli esseri viventi compresi gli animali. Il soccorso infatti è ammesso soltanto in caso di danno grave alla persona». Non era insomma uno «stato di necessità» quello che portò la professionista a spingere il piede sull’acceleratore nella speranza di arrivare in tempo in sala operatoria e l’infrazione «per necessità» non ha impedito che il veterinario fosse multato. Un caso analogo è capitato recentemente anche a un veterinario livornese, Gianni Novantini: sul suo scooter aveva caricato un cane ferito e stava percorrendo la parte di Corso Amedeo vietata al traffico non residente, nonostante non avesse l’autorizzazione. I vigili lo hanno fermato e multato. E inutile in questo caso è stato il ricorso al Giudice di Pace che ha confermato la sanzione. Giudice di Pace «a favore del cane» invece a Pisa: un automobilista multato dalla polizia municipale perché intercettato dall’autovelox è riuscito a vincere il ricorso. Il Giudice di Pace, ha infatti riconosciuto lo stato di necessità, ossia l’urgenza di trasportare il cane, che aveva ingerito del veleno, dal veterinario.
Da: Il Tirreno, 20 novembre 2008

IN SVIZZERA DA OGGI PATENTE PER CHI INTENDE VIVERE CON UN CANE
2 ottobre 2008

I proprietari di cani dovranno seguire un corso di formazione teorica e pratica. Alla fine del corso riceveranno un permesso valido per tutta la vita, una specie di patentino di corretta conduzione del cane.
Ottimo, i nostri vicini d'oltralpe sono sempre più avanti... Sperando che la patente si possa avere senza spese da affrontare... [Noi di Dogwelcome]

BRUCIA LA CASA: CINQUE SALVATI DAL CANE A CLUSONE (BG)
20 giugno 2008

Clusone (BG) - L'eroe di questa storia si chiama Cocco: è un cane maltese di 7anni. Devono a lui il fatto di essere usciti incolumi dall'incendio che ha devastato la loro casa di Clusone madre e figlio, di 80 e 60 anni. Cocco, intorno alle 2,30 della scorsa notte, messo in allarme dal fumo e dal crepitio delle fiamme, ha cominciato a tirare la manica del pigiama della padrona, svegliandola. Quando lei s'è alzata e ha aperto la porta, la stanza è stata invasa dal fumo. Così è scattato l'allarme. L'incendio è scoppiato in via Gorzia a Clusone, alle spalle di Collina Verde. Madre e figlio - entrambi originari di Parre ma residenti a Milano, dove lui fa il taxista - avrebbero potuto soffocare nel sonno. Il rogo s'è sviluppato partendo da un televisore che si trovara in un ripostiglio: si è diffuso rapidamente, mettendo fuori uso gli impianti e l'intero appartamento, di 120 metri quadrati. Al piano superiore dormiva una coppia, un autista di 69 anni in pensione e la moglie di 64, ex infermiera: sono stati svegliati dal taxista. All'ultimo piano c'era invece un 30enne artigiano di Gorno, salvato dai pompieri: nessuno sapeva che fosse in casa, perché era partito per una trasferta e, al ritorno, aveva lasciato l'auto lontano da casa. E' stato lui, chiamando il 115, a far sapere che c'era, facendo intervenire i soccorritori. Per sfuggire al fumo si è rifugiato in una stanza con uno straccio bagnato sulla bocca. Oggi Cocco era un po' frastornato e coperto di fuliggine. Quante carezze dovranno fargli, per sdebitarsi, le cinque persone che ha salvato?
L'ECO DI BERGAMO

ALLERGIE: MENO PROBLEMI PER BIMBI CON CANE IN CASA
29 aprile 2008

Un cane in casa aiuta a ridurre i rischi di allergie infantili. Lo rivela uno studio tedesco del Centro di ricerche nazionale per la salute ambientale di Monaco. Dopo sei anni di studio, e l'osservazione di circa 9 mila bambini, gli scienziati hanno concluso che "vivere a stretto contatto con un animale 'allena' il sistema immunitario dei bimbi a essere meno sensibile, e dunque a scattare con meno probabilità di fronte agli allergeni. Con una riduzione dei casi di asma, eczema e febbre da fieno". La ricerca è pubblicata sull'European Respiratory Journal.In sostanza un cane in casa costituirebbe - questa la tesi più accreditata dai ricercatori tedeschi - una sorta di training per il sistema immunitario infantile, per via delle sostanze che si annidano nel pelo degli amici a quattro zampe. Se questo è il meccanismo, è però stato notato che "a fare la differenza è la coabitazione con il cane, e non le frequenti ancorché saltuarie carezze con animali che si incontrano al parco o da amichetti". Dunque non basta far avvicinare il proprio bambino ai cani di amici e parenti, se si vogliono ridurre i rischi di veder soffrire il figlio di allergie. Ma bisogna proprio fare spazio in casa a un amichetto a quattro zampe.
29 aprile 2008, ADN Kronos

IL CANE BRICIOLA E' TORNATO CON LA SUA PADRONCINA
6 marzo 2008

AVEZZANO (AQ). Il cane Briciola, che il Comune voleva allontanare dalla propria abitazione, e la sua padroncina Nicoletta la loro vittoria l’hanno ottenuta: il Tar ha messo un punto finale all’intera vicenda dando ragione alla famiglia, mentre l’ufficio del Presidente della Repubblica ha inviato una lettera di solidarietà. «I giudici del Tar sono stati bravissimi», scrive Nicoletta, che non sta più nella pelle per la felicità, in una email, «hanno capito che Briciola è tenuto bene ed è molto amato. Inoltre, hanno compreso l’ingiustizia che stavamo subendo con le ordinanze di allontanamento. Anche l’ufficio del Presidente della Repubblica», prosegue Nicoletta, «ci ha contattato e poi ci ha scritto una bellissima lettera e a me ha fatto un immenso piacere sapere che si sono interessati a noi. Insomma, una persona così importante che si scomoda a chiedere e a rispondere a una ragazzina: non è meraviglioso?». Nicoletta e la sua famiglia sono state contattate anche da Rai Tre per partecipare a una trasmissione nello scorso mese di settembre. «I miei non mi hanno voluta mandare in trasmissione», racconta la padroncina di Briciola, «perchè non volevano creare troppo rumore e influenzare i giudici». Ora Nicoletta potrà finalmente riacquistare la sua tranquillità e vivere felice accanto al suo Briciola, godendo della compagnia del suo migliore amico a quattro zampe. (a.c.) - 6 MARZO 2008

UN GATTO COME AMICO RIDUCE IL RISCHIO DI INFARTO
6 marzo 2008

Un gatto come amico riduce il rischio di infarto. Il resoconto di uno studio presentato durante la Conferenza Internazionale dell'Associazione Nordamericana di Malattie Cerebrovascolari, avvenuta in New Orleans, ha riferito che avere un gatto come animale di compagnia ridurrà il pericolo di subire infarti. Lo studio ha rivelato che le persone che non convivono con questi animali possiedono il 40% in più di possibilità di morire di infarto, rispetto a coloro che tengono in casa questi graziosi felini. Tuttavia il principale autore di questo studio, Adnan Qureshi, direttore esecutivo dell'Istituto delle Malattie Cerebrovascolari del Minnesota, dichiarò che «la grande domanda è se questo è l'effetto diretto del tenere un gatto o è una variabile della gente che ce l'ha». Aggiunge ancora: «Non ci sono prove sufficienti per raccomandare al mondo intero di tenere un gatto come regola. Ma è anche vero che un gatto non porta nessun danno, a differenza di tanti interventi medici che hanno un costo elevato e comunque non sono sicuri...quindi in fondo, tentar non nuoce». 6/3/2008, La Zampa.it

Un gatto in casa riduce di un terzo rischi di infarto o ictus Possedere un gatto in casa potrebbe ridurre per almeno un terzo il rischio di avere un infarto, un ictus o altre malattie cardiovascolari. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell'Università del Minnesota in uno studio presentato in occasione del congresso dell'American Stroke association a New Orleans. Lo studio - I ricercatori hanno analizzato i dati di un ampio studio sulla salute, condotto dal governo americano negli anni '80. I soggetti coinvolti sono stati 4.235 americani di età compresa fra i 30 e i 75 anni. Di questi, 2.235 vivevano in casa con un gatto. Il resto non possedeva alcun animale. I ricercatori hanno quindi analizzato cosa avesse provocato la morte dei soggetti venti anni dopo. I risultati sono stati sorprendenti: i soggetti che possedevano un gatto avevano il 30 per cento di probabilità in meno di avere un infarto o di morire per infarto, ictus o altre malattie cardiovascolari rispetto a chi non aveva nessun felino. Protegge il padrone dallo stress - Secondo i ricercatori, la principale causa degli attacchi di cuore sono stress e ansia che possono essere sconfitte grazie all'aiuto di un animale domestico. Gli scienziati, infatti, pensano che non sia tanto il gatto a "proteggere" la salute cardiovascolare del padrone, ma il fatto che un animale viva insieme a lui in casa. Anche i cani giovano alla salute - "Abbiamo dovuto escludere i cani - ha spiegato Adnan Qureshi, coordinatore dello studio - perché non avevamo abbastanza soggetti ma sono convinto che non ci siano molte differenze". È possedere un animale domestico, in generale, a preservare la salute del cuore dei soggetti. "Gli effetti dello stress e dell'ansia sui danni cardiovascolari - ha aggiunto Qureshi - sono noti e gli animali domestici offrono molti benefici nel contrastarli". - da: Tiscali Animali - 16 marzo 2008

CANE SALVA IL PADRONE DA INCENDIO NELL'APPARTAMENTO
3 marzo 2008

L'uomo dormiva e non si era accorto delle fiamme
Stava per morire nel sonno tra le fiamme della sua casa ma il suo cane lo ha salvato. E' accaduto a Sluderno, un paesino in Val Venosta.Le fiamme - racconta oggi il giornale Alto Adige - sono divampate prima dell'alba in un edificio ricavato da una vecchia falegnameria. Il cieco, un uomo di 40 anni, non si era accorto di nulla dato che dormiva profondamente. E' stato il suo cane guida con il suo abbaiare a svegliarlo, appena in tempo perche' potesse mettersi in salvo. Fonte: ANSA, 3 marzo 2008

IL CANE IN AUTO AL SOLE ? MULTA DI 1200 EURO !
8 gennaio 2008

La condanna del tribunale di Udine nel gennaio 2007
La Cassazione: punibili i comportamenti contrari alla natura dell’animale. E' reato anche l'indifferenza
E' reato lasciare il cane chiuso in macchina, parcheggiata al sole, per andare a fare spese. Quella che dovrebbe essere quantomeno una norma dettata dal buon senso, prima ancora che dal codice penale, è stata ribadita dalla dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 175, ha confermato la condanna a 1.200 euro di multa (per violazione dell’art. 727 del Codice penale) nei confronti di un 34enne che aveva lasciato in macchina il suo cagnolino nero ad una temperatura di oltre 30 gradi.
LA DENUNCIA - Ad accorgersi della sofferenza dell’animale era stato un carabiniere che lo aveva visto fare avanti e indietro tra i sedili anteriori e posteriori in cerca di un po’ di ombra. Lo aveva quindi liberato e gli aveva dato da bere. Così era scattata la denuncia. A gennaio del 2007 il tribunale di Udine aveva condannato il padrone a 1.200 euro di multa. Contro questa decisione il proprietario dell'animale aveva però fatto ricorso in Cassazione. Una contromossa che però si è rivelata inutile: la Terza sezione penale lo ha respinto integralmente, comprese le questioni di legittimità costituzionale, precisando che «integra il reato il tenere un cane in un luogo angusto per un lasso di tempo apprezzabile, senza che fosse necessaria la volontà di infierire sull’animale o che questo riportasse una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti».
PRIGIONIERO NELL'ABITACOLO - Insomma, è stata giudicata assolutamente legittima la decisione presa dal Tribunale dal momento che, precisa il collegio di legittimità, il giudice di merito «aveva evidenziato sia che l’animale era stato tenuto chiuso in un’autovettura, limitata, parcheggiata al sole, con una temperatura di oltre 30 gradi per circa un’ora, incompatibile con la natura dello stesso animale, tanto che cercava l’ombra tra i sedili, sia che lo stesso aveva riportato gravi patimenti, tenuto conto che ansimava e che necessitava la somministrazione di acqua».
Fonte: Corriere della sera.it, 08 gennaio 2008 - inviato da Federica V.

IL CANE ABBAIA E DISTURBA? NON E’ REATO
6 novembre 2007

Il padrone del cane che abbaia senza sosta non risponde del reato di disturbo al riposo (Art. 659 c.p. - Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) anche se il suo amico a quattro zampe, di fatto, rende impossibile la vita di un singolo vicino di casa.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 40502 di ieri, ha annullato la condanna emessa dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nei confronti dei padroni di un cane accusati di non avere impedito all'animale di abbaiare in continuazione, e della violazione amministrativa per non averlo custodito con le dovute cautele. Contro questa decisione, presa il 5 dicembre 2006, i due hanno fatto ricorso in Cassazione e lo hanno vinto. In particolare, i giudici della prima sezione penale hanno messo nero su bianco, in relazione alla contestazione del reato di disturbo al riposo delle persone, che "l'attività rumorosa deve essere potenzialmente idonea ad arrecare disturbo al riposo e alle occupazioni di un numero indeterminato di persone e non già di una soltanto, come risulta dal capo di imputazione". Insomma, i giudici del Palazzaccio, hanno annullato la sentenza impugnata perchè, hanno affermato, "i fatti non sussistono". la Suprema Corte ha anche del tutto scagionato la coppia dall'accusa di "malgoverno di animale", rilevando che "un cane lasciato chiuso in uno spazio aperto, ma recintato, che è solito abbaiare, non rientra in alcuna delle ipotesi indicate".
Fonte: ANMVIOggi, 
06-11-2007

RICONOSCIUTO DI NUOVO IL “DANNO ESISTENZIALE”
CONSEGUENTE LA MORTE DI UN CANE
30 luglio 2007

Il Giudice di Pace di Ortona Dott. Aurelio della Nebbia ha emanato in data 28 maggio 2007 una significativa sentenza, con la quale un automobilista che aveva investito un cane è stato condannato al risarcimento del danno esistenziale patito dalla proprietaria in conseguenza del decesso dell’animale. Si tratta di una sentenza davvero importante, non solo perché il Giudice di Pace di Ortona ha rigettato la richiesta di risarcimento dei danni subiti dalla vettura, formulata dal conducente, in quanto non era stata fornita la prova che quest’ultimo avesse fatto tutto il possibile per evitare il danno, ma ha anche sanzionato civilmente la condotta dell’automobilista, che non si era fermato a prestare soccorso al cane, morto a seguito dell’incidente, condannandolo al risarcimento del danno esistenziale in favore della proprietaria costituito dalla rottura dell’intenso legame affettivo con il proprio cane. “E’ una sentenza - ha dichiarato l’Avv. Michele Pezone, che ha assistito in giudizio la proprietaria del cane - che inserisce perfettamente nel solco dell’attuale evoluzione normativa e giurisprudenziale, caratterizzata da una sempre maggiore attenzione verso l’importanza della vita e delle sofferenze degli animali, e delle relazioni affettive che si creano con i loro proprietari, relazioni certamente meritevoli di tutela giuridica”.
Fonte: Zampette.it, 30 luglio 2007

CASSAZIONE: IL CANE VA TRATTATO CON LA STESSA CURA CHE SI USA CON I BAMBINI  6 giugno 2007

ROMA - Il cane, in un certo senso, è come un bambino pertanto con lui bisogna comportarsi «con la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa verso un minore». L’equiparazione arriva dalla Cassazione che si è occupata del caso di un cane che, per disattenzione del suo padrone mentre lo trasportava in auto, era stato trascinato per circa un chilometro perchè il guinzaglio era rimasto impigliato nella portiera. In questo caso il padrone dell’animale, Luca P. un 27enne della provincia di Novara, si è salvato dalla condanna per maltrattamento di animali perchè il reato si è estinto per prescrizione; ma il giovane dovrà comunque risarcire la Lega Antivivisezione con 250 euro costituitasi parte civile nel processo. Per la prima volta la Suprema Corte ricorda ai padroni che se si decide di avere un cane poi bisogna trattarlo con la stessa cura che si usa verso i bambini, tanto più quando le bestiole vengono trasportate in macchina. Proprio per non essersi accorto che il cane era uscito dall’abitacolo essendo in stato di ubriachezza, il 17 agosto del 2003, Luca P. era stato condannato dal Tribunale di Novara, a luglio 2006 a duemila euro di ammenda per il reato previsto dall’articolo 727 C.p. oltre al risarcimento del danno nei confronti della Lega Antivivisezione. Inutilmente il giovane si è rivolto alla Cassazione sostenendo che l’articolo 727 C.p. sanziona la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, fatto quest’ultimo che non gli era stato contestato visto che veniva addebitato solo il maltrattamento colposo. La terza sezione penale (sentenza 21805) ha bocciato il ricorso sottolineando che nel caso in questione «è evidente la colpa perchè l’animale condotto al seguito o trasportato in autovettura richiede la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa verso un minore». Dunque, annota ancora piazza Cavour, «è configurabile una condotta di maltrattamento o malgoverno di animali sia pure di natura colposa» anche nel caso in cui il padrone si è comportato con «negligenza» nei confronti dell’animale. Il padrone, infatti, chiarisce ancora la Suprema Corte, «prima che l’autovettura ripartisse avrebbe dovuto controllare che il cane si trovasse a bordo dell’auto».
Fonte: ANSA, 5 giugno 2007

NESSUN RIPARO DAL SOLE PER CANE, CONDANNATO
28 maggio 2007

Corte di Cassazione conferma linea d'applicazione del Codice penale anche in assenza di volonta' diretta a fare danno ad un animale.
Condanna in sede penale per il proprietario di un cane costretto a vivere in piena estate in un luogo assolato senza potersi riparare dalla calura. Lo ha sancito la Cassazione, confermando una sentenza del giudice del Tribunale di Trapani con la quale un quarantaduenne era stato condannato alla pena di 1.500 euro di ammenda (ex art. 727 c.p., ossia per maltrattamento di animale) per "aver detenuto in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze" il proprio cane, di razza pastore tedesco. La Suprema Corte (sezione terza penale, sentenza n.20468) ha rigettato il ricorso dell'imputato, non rilevando, nella decisione del giudice del merito, erronea interpretazione della legge n.189 del 2004, con la quale vennero introdotte nuove disposizioni sul divieto di maltrattamento di animali: il giudice, infatti, aveva accertato che "il pastore tedesco versava in una situazione di grave incuria e di pessima situazione igienica", che "era legato ad una catena lunga appena due metri, e quindi esigua rispetto alle sue dimensioni e che non gli permetteva i movimenti naturali per lungo lasso di tempo" e, soprattutto "era lasciato tutto il giorno d'estate in una zona del cantiere priva di ombra e di alcun riparo che gli permettesse di ripararsi dalla elevata temperatura del sole di agosto, temperatura ugualmente, se non piu' elevata, all'interno della cuccia anch'essa esposta al sole". Tale comportamento, si legge ancora nella sentenza, "se pure non era caratterizzato dalla ferocia e dalla volonta' di arrecare al cane atroci sofferenze, e quindi non dava luogo a sevizie, era comunque produttivo di gravi sofferenze per l'animale".
Fonte: AGI, 28 maggio 2007

MULTA A CHI TIENE LEGATO IL CANE SOTTO IL SOLE
25 maggio 2007

Roma - Fioccano le multe ai padroni di cani lasciati esposti al sole senza possibilità di muoversi, a cercare l'ombra, perché legati a una catena. Anche la circostanza che vicino al cane, ma sempre esposta al sole, ci sia una cuccia, non serve al padrone come attenuante per evitare l'ammenda. Lo sottolinea la Cassazione. In particolare i supremi giudici della terza sezione penale, con la sentenza 20468, hanno confermato la condanna al pagamento di 1.500 euro di sanzione a carico di Leonardo C., colpevole di «maltrattamenti» verso il suo pastore tedesco per averlo tenuto - nel cantiere di sua proprietà - legato a una catena di appena due metri, sotto il sole cocente dell'estate, con vicino solo una cuccia arroventata. Senza successo Leonardo ha fatto ricorso alla Suprema Corte facendo presente che lui tutti i giorni dava da mangiare al suo cane, gli dava l'antiparassitario e non gli faceva mancare nulla. Quanto all'esposizione al sole, l'uomo sosteneva che il pastore tedesco poteva ripararsi nella cuccia. Ma questi argomenti non hanno convinto i Supremi giudici che hanno «rigettato» la tesi difensiva di Leonardo confermando l'ammenda inflittagli dal Tribunale di Trapani il 9 febbraio 2006. La Cassazione ha sottolineato che il reato di maltrattamento era perfettamente provato dal momento che il cane era «privato della possibilità di muoversi, si trovava in un cantiere assolato e aveva a disposizione solo una cuccia soffocante».
Fonte: "Il Giornale", 25 maggio 2007

CANE INVESTITO, RICONOSCIUTO IL DANNO BIOLOGICO ALLA FAMIGLIA
maggio 2007

Roma - Una sentenza «storica» per gli amanti degli animali. Investono il suo cane, regolarmente al guinzaglio, mentre attraversa la strada e il giudice di pace «riconosce il danno biologico per il trauma conseguente alla morte violenta del cane, un meticcio di sette anni». Trudi era un cane regolarmente registrato che viveva da anni con la famiglia che lo aveva accolto. La sua perdita, nel 2003 in seguito alle ferite riportate nell'impatto con l'automobile, ha turbato la figlia del proprietario, al punto da crearle problemi di tipo sociale e relazionale, impedendole per mesi di uscire da casa. La compagnia assicurativa del veicolo ha tentato di non pagare ma il giudice, anche grazie all'assistenza legale dell'Enpa, ha quantificato in 310 euro il danno economico derivato dalla perdita del cane e 500 euro il danno morale biologico subito dalla ragazza. Pur considerando di minima entità la cifra, decisamente simbolica, la sentenza che ha riconosciuto il fatto che «la morte di un animale domestico comporta un impatto emotivo non trascurabile e che il responsabile di un atto che causa tale perdita è tenuto a risponderne.
Fonte: Il Mattino di Padova, maggio 2006

AUSTRIA: PATENTE DI CONDUZIONE... CANI
11 aprile 2006

Patente canina: è il caso di prenderla se si vuole passeggiare con il proprio cane per le vie di Vienna. La licenza autorizza a portare il proprio amico a quattrozampe in centro, perchè "idoneo" alle regole cittadine. Per ora è facoltativa e si ottiene dopo una prova orale ed una pratica, ovvero una passeggiata "a ostacoli" per la città, metropolitana compresa. Ottenerla, secondo la consigliera municipale all'ambiente Ulli Sima, ideatrice del progetto, è importante: solo stabilendo regole precise si possono tutelare sia uomini che animali. E poi, chi prende la "patente" fa un affare: non paga la tassa canina annuale di 43,60 euro.
Fonte: Il Venerdì di Repubblica, 11 aprile 2006

VIETATE ANCHE IN BELGIO LE AMPUTAZIONI A ORECCHIE E CODA
11 gennaio 2006

BELGIO, 11 gennaio 2006 - Vietata nel Paese l'amputazione della coda e delle orecchie.
Una pratica già proibita in una decina di Stati europei. Ma non in Italia. Anche il Belgio dice no al taglio della coda per i cani.
Cinque anni dopo avere introdotto il divieto di accorciare le orecchie agli animali, Bruxelles fa un ulteriore passo avanti verso la difesa degli amici a quattro zampe. E si aggiunge ai molti altri Paesi europei che già hanno deciso di vietare la caudectomia e la conchetomia, due tipi di amputazione che se potevano avere un senso in anni passati, quando il cane era essenzialmente uno strumento da lavoro (guardia, caccia, pastorizia) e doveva avere un corpo senza possibili appigli che ne facilitassero la presa e l'immobilizzazione, al giorno d'oggi hanno una funzione puramente estetica. Contestata da animalisti e da molti veterinari. Ma difesa da una parte degli allevatori e dei proprietari, che rivendicano il mantenimento della tradizione. E ancora tollerata in diverse nazioni. Tra queste l'Italia.
LE SANZIONI - La decisione del Belgio fa seguito ad un provvedimento reale del 2001 che ha terminato nei giorni scorsi il periodo di transizione concesso agli allevatori per adeguarsi alle nuove norme. Chi insisterà con le mutilazioni dei cani sarà perseguito con multe fino a 5.500 euro. La nuova legge ha effetto anche sulle mostre e le esposizioni canine: non vi potranno partecipare animali che hanno subito amputazioni. Secondo le autorità belghe, dei 140 mila cuccioli venduti nel 2005 nel Paese sono stati ben 42 mila quelli usciti dagli allevamenti con le orecchie o la coda (o entrambe) mozzate.
ITALIA SENZA DIVIETI - Sono già una decina gli Stati europei che hanno adottato norme rigide a tutela degli animali, tra cui Germania, Svizzera, Danimarca, Svezia, Olanda, Norvegia. In Italia, invece, non si è andati oltre ad alcuni disegni di legge presentati ma che mai hanno superato la discussione in commissione. Il Comune di Milano ha recentemente introdotto un regolamento a tutela degli animali in cui si pone di fatto anche un divieto alle sofferenze inutili, come appunto le mutilazioni. Tale divieto però difficilmente potrà essere fatto rispettare visto che chi volesse rifare il look al proprio cane potrebbe semplicemente portarlo per l'intervento in un ambulatorio al di fuori dei confini della metropoli. Nel novembre 1987 era stato il Consiglio d'Europa, di cui l'Italia fa parte, ad approvare la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (che vieta, oltre al taglio della coda e delle orecchie anche l'asportazione di unghie e denti e la recissione delle corde vocali). Ma l'Italia non risulta tra i Paesi - e sono 18, dall'Austria alla Turchia - che l'hanno messa in pratica in toto o eventualmente con alcune riserve.
VETERINARI «OBIETTORI» - Le mutilazioni ai fini estetici sono dunque ancora molto diffuse e solo l'eventuale rifiuto da parte dei veterinari ad eseguire gli interventi può creare qualche ostacolo ad allevatori e padroni consenzienti. Questi ultimi, in molti casi, apprezzano l'aspetto più grintoso che il moccolo di coda o le orecchie minuscole ma ritte in piedi donano al loro animale. Ma va detto che se anche volessero in pochi casi avrebbero modo di opporsi alle amputazioni. Di norma gli interventi devono infatti essere realizzati in tenera età: entro i primi cinque giorni di vita il taglio della coda e entro tre mesi quello delle orecchie. E di solito è di almeno tre mesi il periodo che intercorre tra la nascita in allevamento e la vendita vera e propria. C'è però anche chi ricorre al lifting quando il cane è già uscito dalla fase dello svezzamento ed è avviato all'età adulta.
I RISCHI - Eppure evitare le amputazioni preserverebbe i cani dai traumi dell'intervento chirurgico (quello alla coda spesso viene fatto senza anestesia pensando, erroneamente, che un cucciolo di pochi giorni non avverta dolore). Ed eviterebbe rogne anche in futuro: per quanto ben fatte, queste operazioni di lifting non preservano da rischi di infezioni, senza contare la possibilità di contrarre altre patologie, dovute ad esempio all'ingresso di spighe, insetti e parassiti nei padiglioni auricolari lasciati sempre allo scoperto.
CAMBIO DI MENTALITA' - Il cambio di mentalità non sarà facile: in Germania la vendita dei doberman si è quasi dimezzata dopo l'introduzione del divieto di possedere cani con coda e orecchie tagliate. E in tutto il mondo è ancora molto diffusa l'abitudine di utilizzare certe razze di cani per combattimenti clandestini, nei quali le amputazioni si rivelano ancora indispensabili per offrire all'avversario minori possibilità di presa. La tendenza, tuttavia, sembra già avere iniziato ad invertirsi. Mentre nei Paesi con legislazione protezionista è già vietata la partecipazione ai dog show per gli animali mutilati, in Italia si è fatto un pur piccolo passo avanti: alle mostre canine, nelle sezioni dedicate alle razze normalmente soggette alle amputazioni, sono ora ammessi anche esemplari con code e orecchie al naturale, un tempo considerati fuori standard. E in molti, anche tra gli appassionati delle razze più «mache», stanno iniziando ad apprezzare doberman con le orecchie lunghe (che secondo alcuni conferiscono loro un aspetto più dolce e più in linea con il loro vero carattere, per nulla aggressivo) o boxer scodinzolanti. Del resto, è innegabile: che abbia o no la faccia da «cattivo», un cane che scodinzola in casa è ancora una delle medicine più efficaci contro stress e malinconia.
Alessandro Sala - Fonte: Il Corriere della Sera

LA CAGNOLINA LILLY SALVA IL SUO PADRONE !
2005

Cane ricoverato col suo padrone - Dopo incidente in auto non lo abbandona - Erano in auto insieme, Lorenzo Bubbico e la sua cagnetta Lilli, al momento dell'incidente: la macchina ha iniziato a sbandare e si è schiantata contro un guard-rail nel Frusinate. E' stata lei a salvare il suo padrone: si è piazzata in mezzo alla strada abbaiando come una forsennata fino all'arrivo dell'ambulanza. E nemmeno allora l'ha abbandonato: gli infermieri hanno dovuto portare in ospedale anche lei. Dopo l'incidente Bubbico, 40enne originario di Matera ma residente a Frosinone, è rimasto incastrato tra le lamiere dell'auto insieme all'anziana madre, che viaggiava insieme a lui. Solo Lilli è riuscita a uscire dall'auto, e ha tentato in ogni modo di far fermare le auto di passaggio. Poi si è accucciata di fianco al suo padrone, per fargli compagnia e consolarlo in attesa dell'arrivo dei soccorsi, leccandogli la mano ferita. Pochi minuti dopo è arrivata l'ambulanza: Bubbico è stato estratto dalle lamiere e caricato sulla barella, ma Lilli non ne ha voluto sapere di lasciare il suo padrone: ha dato filo da torcere agli infermieri, la cagnetta, finché loro, esasperati, hanno deciso di caricare anche lei sulla lettiga. E poi, tutti insieme, via verso l'ospedale. Dove sono stati ricoverati tutti e due: il padrone per curare le ferite, e Lilli, imperterrita, accanto a lui.
Fonte: ANSA

“FIDO” FA VISITA IN PEDIATRIA ALL’OSPEDALE DI BUSTO ARSIZIO
marzo 2005

Al via un progetto sperimentale di Pet Therapy. Si chiamano Chica, Maya e Lalla e sono, rispettivamente, una meticcia fulva, una meticcia bianca e nera e un bulldog: una volta alla settimana per i prossimi sei mesi, faranno visita ai bambini ricoverati nella Pediatria dell’Ospedale di Busto Arsizio per svolgere con loro attività di gioco, interazione e socializzazione. Il progetto di Pet Therapy dell’AO di Busto è nato da un’idea dello staff del reparto ed è stato finanziato dal Comitato Tutela per il Bambino in Ospedale, associazione di volontariato di rilevanza provinciale con cui l’Ospedale collabora felicemente da anni. L’iniziativa di Busto nasce come sperimentale: la struttura è la prima in provincia di Varese ad averla messa a punto, una tra le prime in Italia. Nell’attività saranno coinvolti un massimo di cinque bambini alla volta – previa autorizzazione dei genitori - per circa venti minuti di gioco/socializzazione con l’animale. E’ previsto anche un intervallo di tempo tra una “seduta” e l’altra per far riposare e rilassare il cane. “Questo tipo di Pet Therapy – spiega il primario della Pediatria, il Dr. Roberto Giorgetti – è indicata per bambini con più di un anno di età e mira ad alleviare la sofferenza e il disagio dei piccoli ricoverati, stimolandone l'espressione di affettività, contribuendo a contenere ansia, noia, depressione, disturbi del sonno, del comportamento o dell’appetito. Sarà comunque per loro un’occasione di svago, gioco e divertimento”. Nell’ambito dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo di Busto Arsizio, la Pediatria ha già sperimentato con successo la presenza di piccoli animali: nel reparto del “Galmarini” di Tradate, sempre diretto dal dottor Giorgetti, la sala giochi ospita da tempo criceti e conigli. “Il nostro obiettivo – ha voluto sottolineare il Direttore Generale Zoia – è quello di dare la massima attenzione ai nostri pazienti e, in questo caso, ai bambini. Questa iniziativa renderà il ricovero meno traumatico e ansiogeno. Ringrazio dunque il Comitato e la presidente Crivellaro per il contributo che hanno voluto destinare al progetto e per il prezioso lavoro svolto quotidianamente da tutte le volontarie dell’associazione”.
Fonte: QuiSanità, marzo 2005

NOTIZIA TRISTE - MUORE UN UOMO: MUORE ANCHE IL SUO CANE :o(
gennaio 2005

TERNI: Amico del cane e cane morti lo stesso giorno. E'l'incredibile vicenda di Juna, un cane meticcio grande e peloso, una femmina, incrocio con un lupo, morta domenica scorsa a Terni per le conseguenze di una grave forma d' asma mentra ad alcuni chilometri di distanza, in ospedale, anche il suo amico (padrone), Gianfranco Brillantini, 67 anni, moriva per la stessa malattia. L'uomo, molto conosciuto nell' ambiente sportivo della città umbra dove ha a lungo gestito un bar, e l'animale, avevano formato un binomio inseparabile. Quando l'uomo, ammalatosi, è stato ricoverato in ospedale, la cagna più volte è scappata di casa per raggiungerlo. Riuscendo ad eludere i controlli del personale dell' ospedale, riusciva a raggiungere la camera dove il suo amico (padrone) era ricoverato e si sistemava, immobile, ai piedi del letto. Dopo qualche tempo Juna si è ammalata della stessa malattia dell'amico ed è stata curata con le medesime medicine di Brillantini. All' inappetenza di lui quella di lei; quando le condizioni dell'uomo sono peggiorate, quelle di Juna sono diventate preoccupanti fino a che, domenica scorsa, sono morti entrambi.
Gennaio 2005, dalla stampa

UNGHERIA: MALTRATTAMENTO ANIMALI DIVENTA REATO PENALE
10 marzo 2004

BUDAPEST - Il maltrattamento degli animali è ormai un reato in Ungheria, punibile con il carcere, dopo la modifica del codice penale approvata dal parlamento. Finora era punito soltanto con una multa, sanzionato al massimo con 50 mila forint (200 euro).
La modifica della legge è stata promossa dalle organizzazioni di protezione degli animali dopo un caso rivoltante di sevizie ad un cane, legato ad un automobile. La nuova legge vieta anche l'organizzazione di combattimenti fra cani o altri animali, e inasprisce le pene per il bracconaggio. Le pene per i combattimenti possono arrivare a tre anni di carcere, il maltrattamento o sevizie a due anni di prigione. Le associazioni di protezione degli animali hanno raccolto l'anno scorso 270 mila firme per un cambiamento della legge. Tutti i partiti del parlamento hanno votato per la modifica. Il ministro dell'ambiente, Miklos Persanyi si e dichiarato soddisfatto della modifica. "Spero che le pene severe diventino un deterrente efficace" - ha detto. Oltre alla polizia e alla procura, anche i comuni ed i responsabili veterinari possono in futuro procedere contro i seviziatori, sulla base di denunce.
Fonte: ANSA, 10 marzo 2004 - segnalato da Federica

IL CANE PUO' ABBAIARE - ASSOLTO IL METICCIO
14 gennaio 2004

ABBADIA LARIANA (Lecco) - Teddy, un cagnolino marrone, potrà continuare ad abbaiare. Il giudice del Tribunale di Lecco ha assolto il suo proprietario, Francesco Comini, querelato dal vicino di casa, Giuseppe Leone, pediatra. La stessa cosa è accaduta tre anni fa: allora, a mettere sotto accusa cane e padrone era stato un altro vicino di casa che aveva chiesto l’intervento dei vigili urbani. Ieri, come nel 2001, Patrizia Guglielmana, legale di Comini, ha convinto il giudice utilizzando una sentenza della Cassazione in base alla quale c’è disturbo della quiete pubblica quando ad abbaiare sono più cani, non uno soltanto. Il medico, secondo quando riferito nell’udienza di ieri in tribunale, non riusciva a chiudere occhio proprio a causa dei continui guaiti del bastardino. Aveva perciò querelato il proprietario del cane. Il giudice, però, ha deciso di assolvere il proprietario dell’animale. E così per la seconda volta in meno di quattro anni, Teddy ha avuto la meglio sui vicini di casa.
A. Pa., da www.corrieredellasera.it, 14 gennaio 2004, segnalato da: Federica

 

IL CANE PUO' ABBAIARE PER SENTENZA
5 maggio 2002

TRAPANI - La giurisprudenza ha sempre affermato e confermato che se il cane abbaia, disturbando così il quieto vivere dei vicini, il torto ricade sul padrone che non ha saputo impedire al fido compagno di «parlare» secondo natura. Da ieri non è più così. Il giudice Franco Messina, con una sentenza che avvicina la legge alla logica umana, ha assolto con formula piena un uomo imputato proprio di questi fatti. Nell'ottobre del 2000, Cristoforo Basiricò, 40 anni, riparatore di elettrodomestici, custodiva due cagnolini in un piccolo giardino su cui si affacciava il suo appartamento, in via Capuana, una traversa di Via Fardella. Ogni tanto, i due cagnolini abbaiavano e questo infastidiva i vicini, uno in particolare, Antonino Catalano, che denunciò Basiricò. Dopo un anno e mezzo, la sentenza: non si può impedire ad un cane di abbaiare. Anche il pm aveva chiesto l'assoluzione di Basiricò. E così, una volta tanto giudice, pm e difesa sono stati concordi. Scontento il querelante, al quale non resta che comprare una buona scorta di tappi per le orecchie. Oppure traslocare.
Isabella Righetti, da: La Sicilia - 5 maggio 2002

 

ARRIVA A PADOVA LA PRIMA TAC SPIRALE PER LA VETERINARIA
16 gennaio 2004

Indagare con tecniche di «imaging» eventuali malattie che affliggono il pet diventa una realtà. E’ arrivata in Italia la tac spirale. A dotarsi della costosa, un milione di euro, e sofisticata macchina è stata di recente la clinica veterinaria San Marco di Padova, una delle più grandi e conosciute a livello europeo. Esattamente uguale alla tac spirale a tre dimensioni impiegata in medicina umana, l’apparecchiatura è la prima in Europa e l’unica da noi ad essere in dotazione ai medici veterinari. «La tac spirale può essere impiegata per cani e gatti come mezzo di indagine diagnostica e come strumento utile alla programmazione di interventi complessi», spiega la dottoressa Giovanna Bertolini, esperta in radiologia, «la sua utilizzazione è particolarmente indicata per gli animali politraumatizzati (traumi stradali, cadute, schiacciamenti), per investigare la posizione di patologie tumorali e vascolari; inoltre consente di seguire il percorso del mezzo di contrasto se necessario utilizzarlo». La tac spirale è dotata di sistemi computerizzati in grado di effettuare la ricostruzione tridimensionale degli organi e dei vasi sanguigni dell’animale. «In tutte le cavità che contengono aria o liquidi», spiega la Bertolini, «l’apparecchio ci permette di effettuare navigazioni virtuali esternamente e internamente alle stesse. La metodica consente così di ispezionare e osservare la funzionalità e le alterazioni dell’apparato digerente, del cuore, dei bronchi ma anche del cervello». A questo si aggiunge la possibilità di effettuare prima di entrare in sala operatoria e poi durante l’operazione una programmazione operatoria simulata per identificare le aree di intervento e gli eventuali rischi. I tempi dell’esame sono estremamente veloci (minuti o secondi) e di conseguenza le anestesie, inevitabili per tenere fermo e rilassato il paziente, hanno tempi più che dimezzati. I costi variano da 300 a 500 euro, anestesia inclusa.
MP. S., da www.repubblica.it, 16 gennaio 2004 - segnalato da: Federica

NO ALLA MANICURE AI GATTI !
maggio 2003


L'ammistrazione di West Hollywood, cittadina della California, ha vietato la rimozione delle unghie dei gatti domestici. Chi non rispetta il bando, soprattutto i veterinari, rischia una multa.
Questa cosa orribile è considerata reato in una dozzina di paesi del mondo.
- maggio 2003

CHI HA UN CANE E' PIU' IN FORMA DOPO L'INFARTO
29 marzo 2003

New York - Un cane o un gatto per un cuore più in forma dopo un infarto. A sottolineare un'altra qualita' degli animali da compagnia sono i cardiologi del Brooklyn College della City University di New York, secondo i quali, dopo un attacco cardiaco, chi si prende cura di un "amico a quattro zampe" riesce a recuperare meglio di chi, invece, non ama gli animali. La ricerca è pubblicata sull'American Journal of Cardiology.
I ricercatori newyorkesi, guidati dalla dottoressa Erika Friedmann, hanno confrontato gli esami e le analisi di 102 pazienti che avevano avuto un infarto negli ultimi due anni, fra i quali 35 zoofili. Questi ultimi, particolarmente gli amanti dei cani, secondo gli esperti, avevano recuperato più in fretta e riuscivano a fronteggiare meglio lo stress, un fattore importante nello sviluppo di disturbi cardiaci. "Non e' ancora ben chiaro se i benefici per il cuore - spiegano gli esperti - derivano solo da fattori psicologici o dall'esercizio fisico che i pazienti fanno passeggiando con gli animali".
- 29 marzo 2003

E' VEGAN IL CANE PIU' VECCHIO DEL MONDO
febbraio 2003

Un border collie di 27 anni entrerà a far parte del Guinness Book of World Records come il più vecchio cane vivente del mondo. Bramble, che vive con Anne Heritage a Bridgwater, Somerset, in Inghilterra, è in buona salute e ancora molta attiva (va anche in piscina una volta la settimana) con una dieta di riso, lenticchie e verdure biologici.
- febbraio 2003

UN CUCCIOLO "TERAPEUTA" CONTRO LA DEPRESSIONE
7 novembre 2002

TORINO - da "www.repubblica.it", 7 novembre 2002
- La vicinanza degli animali può essere di grande aiuto, o addirittura funzionare da terapia, per i malati e chi soffre di disagi psichici, dall'autismo alla depressione al morbo di Alzheimer; spesso poi migliora la qualità della vita degli anziani, specie se soli. Proprio su questi principi fonda la sua attività l'associazione Assea di Moncalieri, che conta su un comitato scientifico di cui fanno parte uno psicologo, un veterinario, un etologo e uno psichiatra. «La pet-therapy prevede due diversi settori di intervento, nei quali l'animale funge da terapeuta vero e proprio oppure si limita a fare compagnia alle persone», dice il veterinario Paolo Guiso, che sabato alle 10, con altri membri dell'associazione, presenterà le iniziative in programma (corso Savona 140, Moncalieri, tel. 011/6409398). Tra l'altro Assea si occupa anche di ritirare gli animali delle persone anziane ricoverate negli istituti, portandoli loro in visita.
(Marina Paglieri)

CON L'AIUTO DEI NOSTRI AMICI FEDELI CONTRO LA DEPRESSIONE
13 maggio 2002

La Gazzetta di Modena - 13 maggio 2002

Gli animali anti-depressivi
Con gli animali per alleviare la depressione e le difficoltà. Ci sono le prime storie a lieto fine con la pet therapy, che a Sassuolo è praticata dall'Aica, associazione con sede in via S. Francesco 55/A. I volontari utilizzano i piccoli animali (cani, conigli) per stimolare chi ha problemi fisici e psicologici. Non si guarisce dalle patologie, ma è un efficace appoggio alla medicina tradizionale. Abbiamo sentito un ragazzo, che con l'aiuto degli animali, è riuscito ad alleviare la sua depressione. «Ho cominciato - ha detto L.V. - a soffrire di depressione dieci anni fa, quando da Potenza mi sono trasferito a Modena. A quell'epoca non mi rendevo conto di avere una malattia e credevo che il mio disagio fosse dovuto all'alcool. Non avevo voglia di fare nulla, sentivo il desiderio di morire e non riuscivo a prendere le mie responsabilità. Addirittura per un certo periodo non ho lavorato, per fortuna ho avuto un datore di lavoro comprensivo». Il ragazzo ha cominciato a rendersi conto di avere la depressione un anno fa e ha contattato psicologi e psichiatri. Poi ha conosciuto la pet-therapy. «I volontari - spiega - mi hanno affidato un cane con il quale ho avuto il piacere di scoprire il gioco. Ho trasferito questa nuova capacità su mio figlio con il quale ora mi diverto. Adesso ho anche il desiderio di dimostrare al mio bambino il mio bene verso di lui. Sento pure la voglia di fare capire agli altri che la depressione può essere curata non solo con le medicine, ma anche con altri tipi di terapia, come quella con gli animali».

SISTEMA IMMUNITARIO PIU' FORTE SE DA BIMBI SI E' AVUTO UN ANIMALE
4 ottobre 2001

La Repubblica on line - Giovedì 4 Ottobre 2001

Convivere con cani e gatti
L'antica credenza legata al pericolo del contatto tra i bambini e gli animali domestici è stato recentemente sfatato. Uno studio presentato a Berlino durante il Congresso della Società Europea delle malattie respiratorie dimostra che il sistema immunitario degli adulti che in tenera età sono stati a contatto di gatti o cani, risulta più forte e più pronto nelle sue reazioni di difesa rispetto a quello dei non esposti.
Genitori più tranquilli dunque nei confronti dei migliori amici dell'uomo.

 

Come bevono i cani ? - da MSN Videos

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