Pet Approved Quality 1st in Italy 1999-2017

Rubriche e Tematiche

Le leggi che difendono i nostri amici

Facciamole applicare !!!

Art. 727 CP - abbandono di animali
Legge 20/7/2004 n. 189 - sui maltrattamenti agli animali
Legge 14/8/1991, n. 281 - in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo
Decreto legislativo 27/01/1992 Num. 116 Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 40, del 18 febbraio). - Attuazione della direttiva (CEE) n. 609/86 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.
Legge regionale Lombardia 20/7/2006 n. 16 - lotta al randagismo e tutela degli animali di affezione

CODICE PENALE:
Art. 544-bis - UCCISIONE DI ANIMALI
Art. 544-ter - MALTRATTAMENTO DI ANIMALI
Art.544-quater - SPETTACOLI O MANIFESTAZIONI VIETATI
Art. 544-quinquies - DIVIETO DI COMBATTIMENTO TRA ANIMALI
Art.544-sexies - CONFISCA E PENE ACCESSORIE
Art. 638 - UCCISIONE O DANNEGGIAMENTO DI ANIMALI ALTRUI
Art. 672 - OMESSA CUSTODIA E MALGOVERNO DI ANIMALI

20 GENNAIO 2009 - PROCURA DI MILANO, IL MALTRATTAMENTO ANIMALE NON E’ UN REATO MINORE
Altro passo in avanti grazie alla Legge 189 del 2004. I responsabili di maltrattamento animale vanno perseguiti allo stesso livello di severità di chi sbaglia un intervento chirurgico, sfrutta un lavoratore in nero oppure commercializza prodotti alimentari senza i dovuti controlli. Il Procuratore Capo di Milano, Manlio Minale, ha inviato a tutti i suoi sostituti una circolare informandoli che le fattispecie penali del maltrattamento animale dovranno essere prese in seria considerazione al pari di altre violazioni del codice penale. "Detta materia- è scritto nella circolare- può trovare idonea collocazione nell'ambito del VI dipartimento". In altre parole, a non "sottovalutare" questo reato. Negli ultimi mese le denunce che arrivano in procura legate ai maltrattamenti venivano girate al "Servizio definizione Affari Semplici", un settore della procura creato per evitare che il lavoro dei magistrati si concentri troppo sui reati cosiddetti "minori". Il Capo della Procura cambia ora strategia, reputando "opportuno, in considerazione della unicità della materia", "concentrare su un unico Dipartimento la competenza in ordine a tutte le ipotesi di reato riconducibili alla nozione di maltrattemento animale". Da oggi, ogni denuncia verrà girata al Dipartimento sorretto dal Vice di Milane, Nicola Cerrato, che attualmente coordina una squadra specializzata in malasanità, violazioni legate ad alimenti e prodotti farmaceutici, infortuni sul lavoro e lavoro nero.
Da: La Repubblica

13 SETTEMBRE 2008 - CASSAZIONE: DI CORSA PER SALVARE UN CANE, PAGHERA' MULTA PER ECCESSO DI VELOCITA'
Roma - Pigio' sull'acceleratore per mettere in salvo un cane agonizzante in sala operatoria, per questo una veterinaria livornese dovra' pagare una multa per eccesso di velocita'. Lo ha deciso la Cassazione che ha accolto il ricorso del ministero dell'Interno contro l'annullamento di una multa per eccesso di velocita' concesso dal giudice di Pace di Cecina, nel dicembre 2004, ad una veterinaria che aveva appunto superato i limiti di velocita' "per potere arrivare in ambulatorio il prima possibile per salvare un cane da un pericolo grave non altrimenti evitabile". Secondo il giudice di Pace, alla veterinaria doveva essere applicata l'esimente per avere agito in stato di necessita', avendo violato il Codice della strada per salvare un "essere vivente". Giudizio non condiviso dalla Cassazione che ricorda come l'esimente dello 'stato di necessita'' si possa applicare solo per "gli esseri umani" e non per "qualunque essere vivente, inclusi gli animali". Contro l'annullamento della multa il Viminale ha fatto ricorso in Cassazione e la Seconda sezione civile - sentenza 22365 - ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ricorda che "lo stato di necessita' e' riferito esclusivamente al danno grave 'alla persona' e dunque agli esseri umani, non a qualunque essere vivente, compresi gli animali, come erroneamente ritenuto dal Giudice di pace". Fonte: Il Tempo


Aggiornamento 2010: con la nuove disposizioni che obbligano il cittadino ad assistere un animale ferito, è anche possibile trasportare d'urgenza lo stesso senza incorrere in sanzioni.

Art. 727. Modificato dalla Legge 20 luglio 2004, n 189 - Abbandono di animali

Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Torna su

Legge 20 luglio 2004, n.189 - "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 31 luglio 2004

Art. 1. (Modifiche al codice penale)
1. Dopo il titolo IX del libro II del codice penale è inserito il seguente: "TITOLO IX-BIS - DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI
Art. 544-bis. - (Uccisione di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.
Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.
Art. 544-quater. - (Spettacoli o manifestazioni vietati). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a. 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sè od altri ovvero se ne deriva la morte dell'animale.
Art. 544-quinquies. - (Divieto di combattimenti tra animali). - Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà: 1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate; 2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni; 3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni. Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti. Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. Art. 544-sexies. - (Confisca e pene accessorie). - Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 544-ter, 544-quater e 544-quinquies, è sempre ordinata la confisca dell'animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato. E' altresì disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell'attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta è pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attività. In caso di recidiva è disposta l'interdizione dall'esercizio delle attività medesime".

2. All'articolo 638, primo comma, del codice penale, dopo le parole: "è punito" sono inserite le seguenti: ", salvo che il fatto costituisca più grave reato".

3. L'articolo 727 del codice penale è sostituito dal seguente: "Art. 727. - (Abbandono di animali). - Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".

Art. 2. Divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce)
1. E' vietato utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Felis catus) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare o introdurre le stesse nel territorio nazionale.
2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 è punita con l'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da 5.000 a 100.000 euro.
3. Alla condanna consegue in ogni caso la confisca e la distruzione del materiale di cui al comma 1

Art. 3. (Modifica alle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale)
1. Dopo l'articolo 19-bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale sono inseriti i seguenti:

Art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali). - Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente. Art. 19-quater. - (Affidamento degli animali sequestrati o confiscati). - Gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell'interno": 2. Il decreto di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale è adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 4. (Norme di coordinamento) 1. All'articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116, al comma 8, le parole: "ai sensi dell'articolo 727 del codice penale" sono sostituite dalle seguenti: "con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro". 2. Il comma 5 dell'articolo 5 della legge 14 agosto 1991, n. 281, è abrogato. 3. Alla legge 12 giugno 1913, n. 611, sono apportate le seguenti modificazioni: a) l'articolo 1 è abrogato; b) all'articolo 2, lettera a), le parole: "dell'articolo 491 del codice penale" sono sostituite dalle seguenti: "del titolo IX-bis del libro II del codice penale e dell'articolo 727 del medesimo codice"; c) all'articolo 8, le parole: "dell'articolo 491" sono sostituite dalle seguenti: "dell'articolo 727". Art. 5. (Attività formative) 1. Lo Stato e le regioni possono promuovere di intesa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l'integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, anche mediante prove pratiche. Art. 6. (Vigilanza) 1. Al fine di prevenire e contrastare i reati previsti dalla presente legge, con decreto del Ministro dell'interno, sentiti il Ministro delle politiche agricole e forestali e il Ministro della salute, adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di coordinamento dell'attività della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo forestale dello Stato e dei. Corpi di polizia municipale e provinciale. 2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 . del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute. 3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per lo Stato e gli enti locali. Art. 7. (Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni) 1. Ai sensi dell'articolo 91 del codice di procedura penale, le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge. Art. 8. (Destinazione delle sanzioni pecuniarie) 1. Le entrate derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale. 2. Con il decreto di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale, sono determinati i criteri di ripartizione delle entrate di cui al comma 1, tenendo conto in ogni caso del numero di animali affidati ad ogni ente o associazione. 3. Entro il 25 novembre di ogni anno il Ministro della salute definisce il programma degli interventi per l'attuazione della presente legge e per la ripartizione delle somme di cui al comma 1. Art. 9. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Torna su

L. 14 agosto 1991, n. 281 "Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo"

Pubblicata nella Gazz. Uff. 30 agosto 1991, n. 203.

Art. 1 Principi generali
1. Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudelta' contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente.

Art. 2 Trattamento dei cani e di altri animali di affezione
1. Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione della nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i servizi veterinari delle unita' sanitarie locali. I proprietari o detentori possono ricorrere a proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati delle societa' cinofile, delle societa' protettrici degli animali e di privati.
2. I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, non possono essere soppressi.
3. I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, non possono essere destinati alla sperimentazione.
4. I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono restituiti al proprietario o al detentore.
5. I cani vaganti non tatuati catturati, nonche' i cani presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili.
6. I cani ricoverati nelle strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, e successive modificazioni, possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosita'.
7. E' vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in liberta'.
8. I gatti che vivono in liberta' sono sterilizzati dall'autorita' sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.
9. I gatti in liberta' possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili.
10. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d'intesa cone le unita' sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in liberta', assicurandone la cura della salute e le condizioni di soppravvivenza.
11. Gli enti e le associazioni protezioniste possono gestire le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari dell'unita' sanitaria locale. 12. Le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 possono tenere in custodia a pagamento cani di proprieta' e garantiscono il servizio di pronto soccorso.

Art. 3 Competenze delle regioni
1. Le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'istituzione dell'anagrafe canina presso i comuni o le unita' sanitarie locali nonche' le modalita' per l'iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore.
2. Le regioni provvedono a determinare, con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unita' sanitarie locali. La legge regionale determina altresi' i criteri e le modalita' per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza.
3. Le regioni adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione al randagismo.
4. Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti: a. iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico al fine di conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat; b. corsi di aggiornamento o formazione per il personale delle regioni, degli enti locali e delle unita' sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente legge nonche' per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le unita' sanitarie locali e con gli enti locali.
5. Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario dell'unita' sanitaria locale.
6. Per la realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi assegnati alla regione dal decreto ministeriale di cui all'articolo 8, comma 2. La rimanente somma e' assegnata dalla regione agli enti locali a titolo di contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza.
7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai principi contenuti nella presente legge e adottano un programma regionale per la prevenzione del randagismo, nel rispetto dei criteri di cui al presente articolo.

Art. 4 Competenze dei comuni
1. I comuni, singoli o associati, e le comunita' montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalita' dalla regione.
2. I servizi comunali e i servizi veterinari delle unita' sanitarie locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni di cui all'articolo 2.

Art. 5 Sanzioni
1. Chiunque abbandona cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella propria abitazione e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione. (Modifica - Vedi articolo 727 del CP, qui sopra)
2. Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all'anagrafe di cui al comma 1 dell'articolo 3, e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centocinquantamila.
3. Chiunque, avendo iscritto il cane all'anagrafe di cui al comma 1 dell'articolo 3, omette di sottoporlo al tatuaggio, e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centomila.
4. Chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione, in violazione delle leggi vigenti, e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire dieci milioni. 5. L'ammenda comminata per la contravvenzione di cui al primo comma dell'articolo 727 del codice penale e' elevata nel minimo a lire cinquecentomila e nel massimo a lire tremilioni. 6. Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 confluiscono nel fondo per l'attuazione della presente legge previsto dall'articolo 8.

Art. 6 Imposte
1. Tutti i possessori di cani sono tenuti al pagamento di un'imposta comunale annuale di lire venticinquemila.
2. L'acquisto di un cane gia' assoggettato all'imposta non da' luogo a nuove imposizioni.
3. Sono esenti dall'imposta: a. i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge; b. i cani appartenenti ad individui di passaggio nel comune, la cui permanenza non si protragga oltre i due mesi o che paghino gia' l'imposta in altri comuni; c. i cani lattanti per il periodo di tempo strettamente necessario all'allattamento e non mai superiore ai due mesi; d. i cani adibiti ai servizi dell'Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza; e. i cani ricoverati in strutture gestiti da enti o associazioni protezioniste senza fini di lucro; f. i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni.

Art. 7 Abrogazione di norme
1. Sono abrogati gli articoli 130, 131, 132, 133, 134 e 135 del testo unico per la finanza locale approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n.1175 e successive modificazioni, e ogni disposizione incompatibile o in contrasto con la presente legge. Art. 8 Istituzione del fondo per l'attuazione della legge 1. A partire dall'esercizio finanziario 1991 e' istituito presso il Ministero della sanita' un fondo per l'attuazione della presente legge, la cui dotazione e' determinata in lire 1 miliardo per il 1991 e in lire 2 miliardi a decorrere dal 1992. 2. Il Ministro della sanita', con proprio decreto, ripartisce annualmente tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano le disponibilita' del fondo di cui al comma 1. I criteri per la ripartizione sono determinati con decreto del Ministro della sanita' adottato di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regione e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

Art. 9 Copertura finanziaria
1. All'onere derivante dalla presente legge, pari a lire 1 miliardo per il 1991, lire 2 miliardi per il 1992 e lire 2 miliardi per il 1993, si fa fronte mediante utilizzo dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1991 all'uopo utilizzando l'accantonamento "Prevenzione del randagismo".
2. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 14 agosto 1991 COSSIGA Andreotti, Presidente del Consiglio dei Ministri
N O T E
Avvertenza: il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto ai sensi dell'art.10, comma 3, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali e' operativo il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Nota all'art.2: - Gli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria, approvato con D.P.R. n. 320/1954, sono cosi' formulati:
"Art. 86 - I cani ed i gatti che hanno morsicato persone o animali, ogni qualvolta sia possibile catturarli, devono essere isolati e tenuti in osservazione per dieci giorni nei canili comunali. L'osservazione a domicilio puo' essere autorizzata su richiesta del possessore soltanto se non risultano circostanze epizoologicamente rilevanti ed in tale caso l'interessato deve dichiarare di assumersi la responsabilita' della custodia dell'animale e l'onere per la vigilanza da parte del veterinario comunale. Alla predetta osservazione ed all'isolamento devono essere sottoposti i cani e i gatti che, pure non avendo morsicato, presentano manifestazioni riferibili all'infezione rabica, nonche' in sede opportuna, gli altri mammiferi che presentano analoghe manifestazioni. Ai fini della diagnosi anche questi animali non devono essere uccisi se il loro mantenimento in vita puo' essere assicurato senza pericolo. Durante il predetto periodo di osservazione gli animali non devono essere sottoposti a trattamenti immunizzanti. Nei casi di rabbia conclamata il sindaco ordina l'immediato abbattimento degli animali. Qualora, durante il periodo di osservazione, l'animale muoia o venga ucciso prima che il veterinario abbia potuto formulare la diagnosi, si procede agli accertamenti diagnostici di laboratorio. E' vietato lo scuoiamento degli animali morti per rabbia, i quali devono essere distrutti ai sensi dell'art. 10, lettera e), del presente regolamento. Il luogo dove e' stato isolato l'animale deve essere disinfettato."
"Art. 87 - I cani ed i gatti morsicati da altro animale riconosciuto rabico o fuggito o rimasto ignoto devono, di regola, essere subito soppressi con provvedimento del sindaco sempreche' non debbano prima sottostare al periodo di osservazione di dieci giorni per avere, a loro volta, morsicato persone o animali. Tuttavia su richiesta del possessore, l'animale, anziche' essere abbattuto, puo' essere mantenuto sotto sequestro, a spese del possessore stesso, nel canile municipale o in altro locale stabilito dall'autorita' comunale dove non possa nuocere per un periodo di mesi sei sotto vigilanza sanitaria. Allo stesso periodo di osservazione devono sottostare i cani e i gatti contaminati o sospetti di essere stati contaminati da altro animale riconosciuto rabico. I cani ed i gatti morsicati da animali sospetti di rabbia sono sottoposti a sequestro per soli dieci giorni se durante questo periodo l'animale morsicatore si e' mantenuto sano. Nel caso che l'animale venga sottoposto a vaccinazione antirabbica post-contagio da iniziarsi non oltre cinque giorni per ferite alla testa e non oltre sette giorni negli altri casi dal sofferto contagio, il predetto periodo di osservazione puo' essere ridotto a mesi tre o anche mesi due se l'animale si trova nel periodo di protezione antirabbica vaccinale pre-contagio. Durante il periodo di trattamento antirabbico post-contagio l'animale deve essere ricoverato nel canile municipale o presso istituti universitari o zooprofilattici. I cani e i gatti morsicati possono essere spostati, con le norme degli articoli 14 e 15 del presente regolamento, durante il periodo di osservazione, soltanto entro sette giorni dalla sofferta morsicatura. Qualora durante il periodo di osservazione il cane o il gatto morsicato muoia o venga ucciso, si procede in conformita' di quanto previsto dai commi quinto, sesto e settimo del precedente articolo."
"Art. 91 - Nei casi in cui l'infezione rabica assuma preoccupante diffusione il prefetto puo' ordinare agli agenti adibiti alla cattura dei cani ed agli agenti della forza pubblica di procedere, ove non sia possibile la cattura, all'uccisione dei cani e dei gatti vaganti ed adottare qualunque altro provvedimento eccezzionale atto ad estinguere l'infezione".

N.B. - Per opportuna informazione si procede alla pubblicazione dell'art. 6 del citato D.P.R. n. 320/1954:
"Art. 6 - I direttori degli istituti universitari, degli istituti zooprofilattici sperimentali, delle sezioni medico-micrografiche dei laboratori provinciali di igiene e di profilassi e i direttori di qualsiasi laboratorio batteriologico che dagli accertamenti diagnostici di laboratorio rilevano l'esistenza di malattie infettive e diffusive, di cui all'art. 1, devono senza ritardo informare il veterinario provinciale e il veterinario del comune da cui proviene il materiale esaminato, rimettendo loro copia del reperto".
Nota all'art.5: - Si trascrive il testo dell'art. 727 del codice penale, come modificato dal presente articolo: "Art. 727 (Maltrattamento di animali) - Chiunque incrudelisce verso animali o senza necessita' li sottopone a eccessive fatiche o torture, ovvero li adopera in lavori ai quali non siano adatti per malattia o per eta', e' punito con l'ammenda da lire cinquecentomila a tre milioni. Alla stessa pena soggiace chi, anche per solo fine scientifico o didattico, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, sottopone animali vivi a esperimenti tali da destare ribrezzo. La pena e' aumentata se gli animali sono adoperati in giuochi o spettacoli pubblici i quali importino strazio o sevizie. Nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, se il colpevole e' un conducente di animali la condanna importa la sospensione dell'esercizio del mestiere, quando si tratta di un contravventore abituale o professionale".
Nota all'art.8: - Il testo dell'art. 12 della legge n. 400/1988 (disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e' il seguente: "Art. 12 (Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome)
1. E' istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con compiti di informazione, consultazione e raccordo, in relazione degli indirizzi di politica generale suscettibili di incidere nelle materie di competenza regionale, esclusi gli indirizzi generali relativi alla politica estera, alla difesa e alla sicurezza nazionale, alla giustizia.
2. La Conferenza e' convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri almeno ogni sei mesi, ed in ogni altra circostanza in cui il Presidente lo ritenga opportuno, tenuto conto anche delle richieste dei presidenti delle regioni e delle province autonome. Il Presidente del Consiglio dei Ministri presiede la Conferenza, salvo delega al Ministro per gli affari regionali, o se tale incarico non e' attribuito, ad altro Ministro. La Conferenza e' composta dai presidenti delle regioni a statuto speciale e ordinario e dai presidenti delle province autonome. Il Presidente del Consiglio dei Ministri invita alle riunioni della Conferenza i Ministri interessati agli argomenti iscritti all'ordine del giorno, nonche' rappresentanti di amministrazioni dello Stato o di enti pubblici.
3. La Conferenza dispone di una segreteria, disciplinata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro per gli affari regionali.
4. Il decreto di cui al comma 3 deve prevedere l'inclusione nel contingente della segreteria di personale delle regioni o delle province autonome, il cui trattamento economico resta a carico delle regioni o delle province di provenienza.
5. La conferenza viene consultata: a. sulle linee generali dell'attivita' normativa che interessa direttamente le regioni e sulla determinazione degli obiettivi di programmazione economica nazionale e della politica finanziaria e di bilancio, salve le ulteriori attribuzioni previste in base al comma 7 del presente articolo; b. sui criteri generali relativi all'esercizio delle funzioni statali di indirizzo e di coordinamento inerenti ai rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti infraregionali, nonche' sugli indirizzi regionali relativi alla elaborazione ed attuazione degli atti comunitari che riguardano le competenze regionali; c. sugli altri argomenti per i quali il Presidente del Consiglio dei Ministri ritenga opportuno acquisire il parere della Conferenza.
6. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro appositamente delegato, riferisce periodicamente alla commissione parlamentare per le questioni regionali sulle attivita' della conferenza.
7. Il Governo e' delegato ad emanare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della commissione parlamentare per le questioni regionali che deve esprimerlo entro sessanta giorni dalla richiesta, norme aventi valore di legge ordinaria intese a provvedere il riordino ed alla eventuale soppressione degli altri organismi a composizione mista Stato-regioni previsti sia da leggi che da provvedimenti amministrativi in modo da trasferire alla Conferenza le attribuzioni delle commissioni, con esclusione di quelle che operano sulla base di competenze tecnico-scientifiche e rivedere la pronuncia di pareri nelle questioni di carattere generale per le quali debbano anche essere sentite tutte le regioni e province autonome, determinando le modalita' per l'acquisizione di tali pareri, per la cui formazione possono votare solo i presidenti delle regioni e delle province autonome".
LAVORI PREPARATORI Camera dei deputati (atto n.60): Presentato dall'on. Fiandrotti ed altri il 2 luglio 1987. Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura); in sede referente, il 26 novembre 1987, con pareri delle commissioni I, V, VI e XII. Assegnato nuovamente alla XII commissione (Affari sociali), in sede referente, il 13 dicembre 1988, con pareri delle commissioni I,V, VI e XIII. Assegnato nuovamente alla XII commissione, in sede legislativa, il 9 luglio 1991. Esaminato dalla XII commissione, in sede legislativa, e approvato il 16 luglio 1991, in un testo unificato con numeri 784 (Tagliabue ed altri) e 2796 (Procacci ed altri). Senato della Repubblica (atto n.2928): Assegnato alla 13a commissione (Territorio), in sede deliberante, il 24 luglio 1991, con pareri delle commissioni, 1a, 2a, 5a, 6a, 12a e della commissione per le questioni regionali. Esaminato dalla 13a commissione e approvato il 1' agosto 1991.

Torna su

Decreto legislativo 27/01/1992 Num. 116 Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 40, del 18 febbraio). - Attuazione della direttiva (CEE) n. 609/86 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.

Il Presidente della Repubblica: Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Visto l'art. 66 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, recante delega al Governo per l'attuazione della direttiva 86/609/CEE del Consiglio del 24 novembre 1986, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati ai fini sperimentali o ad altri fini scientifici; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 dicembre 1991; Acquisiti i pareri delle competenti commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 27 gennaio 1992; Sulla proposta del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, del tesoro, della sanità e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica; Emana il seguente decreto legislativo:

Art. 1. 1. Il presente decreto disciplina la protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.

Art. 2. 1. Ai sensi del presente decreto si intende per:
a) "animale" non altrimenti specificato: qualsiasi vertebrato vivo non umano, ivi comprese le forme larvali autonome capaci o non di riprodursi a esclusione di altre forme fetali o embrionali;
b) "animali da esperimento": ogni animale utilizzato o da utilizzare in esperimenti;
c) "animali da allevamento": animali allevati appositamente per essere impiegati in esperimenti in stabilimenti approvati dalla autorità competente o registrati presso quest'ultima;
d) "esperimento": l'impiego di un animale a fini sperimentali o ad altri fini scientifici che può causare dolore, sofferenza, angoscia o danni temporanei durevoli, compresa qualsiasi azione che intenda o possa determinare la nascita di un animale in queste condizioni, ma esclusi i metodi meno dolorosi di uccisione o di marcatura di un animale comunemente accettati come umanitari; un esperimento comincia quando un animale è preparato per la prima volta ai fini dell'esperimento e termina quando non occorrano ulteriori osservazioni per l'esperimento in corso; l'eliminazione del dolore, della sofferenza, dell'angoscia o dei danni durevoli, grazie alla corretta applicazione di un anestetico, di un analgesico o di altri metodi, non pone l'utilizzazione di un animale al di fuori dell'ambito di questa definizione. Sono escluse le pratiche agricole o cliniche veterinarie non sperimentali;
e) "autorità responsabile del controllo degli esperimenti": Ministero della sanità;
f) "persona competente": chiunque sia provvisto del titolo idoneo a svolgere le funzioni previste nel presente decreto;
g) "stabilimento": qualsiasi impianto, edificio, gruppo di edifici o altri locali; può comprendere anche un luogo non completamente chiuso o coperto e strutture mobili;
h) "stabilimento di allevamento": qualsiasi stabilimento in cui gli animali vengono allevati allo scopo di essere successivamente utilizzati in esperimenti;
i) "stabilimento fornitore": qualsiasi stabilimento diverso da quello di allevamento, che fornisce animali destinati ad essere utilizzati in esperimenti;
j) "stabilimento utilizzatore": qualsiasi stabilimento in cui gli animali vengono utilizzati in esperimenti;
k) "adeguatamente anestetizzato": privato della sensibilità mediante metodi di anestesia locale oppure generale, conformi alla pratica veterinaria;
l) "uccisione con metodi umanitari": uccisione di un animale in condizioni che comportino, secondo la specie, la minore sofferenza fisica e psicologica. Art. 3. 1. L'utilizzazione degli animali negli esperimenti oltre che per quelli previsti dall'art. 1, comma 1, della legge 12 giugno 1931, n. 924, come modificata con legge 1º maggio 1941, n. 615, è consentito solo per uno o più dei seguenti fini: a) lo sviluppo, la produzione e le prove di qualità, di efficacia e di innocuità dei preparati farmaceutici, degli alimenti e di quelle altre sostanze o prodotti che servono: 1) per la profilassi, la diagnosi o la cura di malattie, di cattivi stati di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sull'uomo, sugli animali o sulle piante; 2)per la valutazione, la rilevazione, il controllo o le modificazioni delle condizioni fisiologiche nell'uomo, negli animali o nelle piante; b) la protezione dell'ambiente naturale nell'interesse della salute e del benessere dell'uomo e degli animali.
2. Gli esperimenti su animali delle specie elencate nell' allegato I possono aver luogo soltanto su animali d'allevamento e negli utilizzatori autorizzati; per quanto riguarda primati non umani, cani e gatti e' necessaria anche l'autorizzazione prevista dall'art.8,comma 1, lettera b).
3. Gli esperimenti sono vietati sugli animali appartenenti a specie in estinzione,ai sensi della legge 19 dicembre 1975, n.874,che ratifica la Convenzione di Washington, nonchè sugli animali appartenenti a specie minacciate ai sensi dell'allegato C1 del regolamento CEE 3626/82.
4. L'utilizzazione degli animali è consentita anche negli esperimenti preordinati all'ottenimento di acquisizione scientifiche di base quando queste siano propedeutiche agli esperimenti di cui al comma 1.
5. Le violazioni ai commi 1, 2, 3 e 4, indipendentemente dall'esercizio dell'azione penale nel caso che il fatto costituisca reato, sono punite con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 5 milioni a lire 60 milioni. (1) [cosi' rettificato in Gazz. Uff. 15 dicembre 1993 n.294]
Art. 4. 1. Gli esperimenti di cui all'art. 3 possono essere eseguiti soltanto quando, per ottenere il risultato ricercato, non sia possibile utilizzare altro metodo scientificamente valido, ragionevolmente e praticamente applicabile, che non implichi l'impiego di animali.
2. Quando non sia possibile ai sensi del comma 1 evitare un esperimento, si deve documentare alla autorità sanitaria competente la necessità del ricorso ad una specie determinata e al tipo di esperimento; tra più esperimenti debbono preferirsi:
1) quelli che richiedono il minor numero di animali;
2) quelli che implicano l'impiego di animali con il più basso sviluppo neurologico;
3) quelli che causano meno dolore, sofferenza, angoscia o danni durevoli;
4) quelli che offrono maggiori probabilità di risultati soddisfacenti.
3. Tutti gli esperimenti devono essere effettuati sotto anestesia generale o locale.
4. Un animale non può essere utilizzato più di una volta in esperimenti che comportano forti dolori, angoscia o sofferenze equivalenti.
5. Gli esperimenti devono essere eseguiti, direttamente o sotto la loro diretta responsabilità, da laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria, biologia, scienze naturali o da persone munite di altro titolo riconosciuto idoneo ed equivalente con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro della università e della ricerca scientifica e tecnologica.
6. Le persone che effettuano esperimenti o quelle persone che si occupano direttamente o con compiti di controllo di animali utilizzati in esperimenti devono avere un'istruzione e una formazione adeguata.
7. La persona che esegue l'esperimento o ne ha la supervisione deve inoltre avere una formazione scientifica attinente alle attività sperimentali di sua competenza ed essere in grado di manipolare e curare gli animali di laboratorio, deve inoltre aver dimostrato all'autorità competente di aver raggiunto un sufficiente livello di formazione in proposito.
8. Le violazioni di cui al comma 3, sono punite con la reclusione da tre mesi ad un anno o con una multa da 3.000 a 15.000 euro, oltre che con la sanzione amministrativa da lire 10 milioni a lire 100 milioni; in caso di violazione continuata o di recidiva, la sanzione amministrativa è aumentata di un terzo e, indipendentemente dal procedimento penale, il responsabile viene sospeso per un massimo di cinque anni da ogni autorizzazione ad effettuare esperimenti su animali. 9. Per le violazioni al comma 4, si applica la sanzione amministrativa, pecuniaria di cui al comma 8 diminuita di un terzo.
10. Le violazioni ai commi 5, 6 e 7 sono punite, salvo che il fatto costituisca reato, con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 5 milioni a lire 40 milioni.
Art. 5. 1. Chiunque alleva, fornisce o utilizza animali da esperimento deve provvedere, conformemente alle linee di indirizzo dell'allegato II, a che:
a) gli animali siano tenuti in un ambiente che consente una certa libertà di movimento e fruiscano di alimentazione, acqua e cure adeguate alla loro salute e al loro benessere;
b) sia ridotta al minimo qualsiasi limitazione alla possibilità di soddisfare ai bisogni fisiologici e comportamentali dell'animale;
c) siano effettuati controlli quotidiani per verificare le condizioni fisiche in cui gli animali sono allevati, tenuti o utilizzati;
d) un medico veterinario controlli il benessere e le condizioni di salute degli animali allo scopo di evitare danni durevoli, dolore, inutili sofferenze o angoscia;
e) siano adottate le misure dirette a correggere tempestivamente difetti o sofferenze eventualmente constatati.
Art. 6. 1. Gli esperimenti devono essere effettuati in modo da evitare angoscia e sofferenza o dolore inutili agli animali.
2. Semprechè sia compatibile con le finalità dell'esperimento, l'animale che, una volta passato l'effetto dell'anestesia, soffra molto deve essere trattato in tempo con degli analgesici o, se questo non è possibile, deve venire immediatamente ucciso con metodi umanitari.
3. L'animale mantenuto in vita, al termine di un esperimento, può essere tenuto presso lo stabilimento utilizzatore o altro stabilimento di custodia o rifugio, purché siano assicurate le condizioni di cui all'art. 5.
4. Un medico veterinario controlla la buona esecuzione delle procedure di esperimento, al termine decide se l'animale debba essere mantenuto in vita o soppresso; procede comunque alla sua soppressione quando nell'animale permangano condizioni di sofferenza o angoscia oppure quando sia impossibile mantenere l'animale nelle condizioni di benessere di cui all'art. 5.
5. é vietato eseguire sugli animali interventi che li rendano afoni ed è altresì vietato il commercio l'acquisto e l'uso per esperimenti di animali resi afoni.
Art. 7. 1. Chiunque intende effettuare esperimenti deve darne comunicazione al Ministero della sanità, indicando la sede dello stabilimento utilizzatore e producendo a corredo la documentazione atta a dimostrare che l'esperimento è necessario per effettuare un progetto di ricerca mirato ad uno dei fini di cui all'art. 3, comma 1, inevitabile ai sensi dell'art. 4 che siano assicurate le condizioni previste nell'art. 5, e ne invia copia anche alla regione, alla prefettura, al comune ed alla unità sanitaria locale competente per territorio.
2. I progetti di ricerca di cui al comma 1, che non siano relativi a ordinarie prove di qualità, efficacia e innocuità, hanno durata massima di tre anni; ove si preveda che tale termine non sia sufficiente, l'interessato un anno prima della scadenza chiede al Ministero della sanità l'autorizzazione alla prosecuzione dell'esperimento. 3. In deroga al comma 1, le prove diagnostiche, mediche e medico veterinarie, che prevedono impiego di animali, devono essere eseguite conformemente alle disposizioni del presente decreto, previa comunicazione alla unità sanitaria locale competente per territorio.
Art. 8. 1. Il Ministro della sanità, su domanda, può autorizzare: a) esperimenti sugli animali cui all'art. 3, comma 3, a condizione che gli stessi siano conformi al regolamento CEE 3626/82 e che siano mirati alla ricerca ai fini di conservazione delle specie considerate oppure a verifiche medico-biologiche essenziali purchè la specie considerata si riveli, eccezionalmente, l'unica adatta allo scopo; b) esperimenti sui primati non umani, sui cani e sui gatti soltanto quando obiettivo siano verifiche medico-biologiche essenziali e gli esperimenti su altri animali non rispondano agli scopi dell'esperimento;
2. Il Ministro della sanità stabilisce, con il decreto di autorizzazione, le eventuali prescrizioni da rispettare nell'esecuzione dell'esperimento. 3. In deroga all'art. 3, comma 1, il Ministro della sanità autorizza gli esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi.
Art. 9. 1. In deroga all'art. 4, comma 3, un esperimento può essere effettuato senza anestesia, soltanto su autorizzazione del Ministro della sanità se l'anestesia è più traumatica per l'animale dell'esperimento stesso oppure eccezionalmente incompatibile con il fine dell'esperimento.
2. Nell'ipotesi di cui al comma 1 si deve ricorrere ad analgesici o ad altri mezzi adeguati ad assicurare che il dolore, la sofferenza, l'angoscia o il danno siano ridotti e che dolore, sofferenza e angoscia residui non siano forti. 3. Ogni esperimento, che comporta o rischia di comportare gravi lesioni o un forte dolore che potrebbe protrarsi, deve essere specificamente dichiarato per l'autorizzazione del Ministro della sanità, che la concede alle condizioni di cui al comma 1 e solo in caso di eccezionale importanza dell'esperimento. Art. 10. 1. Il comune autorizza l'apertura di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori, tiene un elenco aggiornato degli stabilimenti autorizzati e ne trasmette copia al Ministero della sanità nonchè alla regione e alla prefettura.
2. Gli stabilimenti di cui al comma 1 devono soddisfare le condizioni di cui all'art. 4, commi 6 e 7, ed all'art. 5.
3. Il responsabile di uno stabilimento fornitore può ricevere animali solo da uno stabilimento di allevamento o da altri stabilimenti fornitori oppure animali legalmente importati, a condizione che non si tratti di animali selvatici o randagi.
4. L'autorizzazione di cui al comma 1, deve esplicitamente indicare la persona competente che nello stabilimento è incaricata di assicurare direttamente o di organizzare l'assistenza degli animali allevati o tenuti in tale stabilimento nel rispetto delle disposizioni del presente decreto.
Art. 11. 1. Il responsabile di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori è tenuto a registrare il numero e le specie degli animali venduti o forniti, la data in cui sono stati venduti o forniti, il nome e l'indirizzo del destinatario, nonchè il numero e la specie degli animali morti negli stabilimenti stessi.
2. L'autorità comunale sottopone a vidimazione i registri che devono essere conservati negli stabilimenti autorizzati per un minimo di tre anni a decorrere dall'ultima registrazione e messi a disposizione dell'autorità che effettua l'ispezione.
Art. 12. 1. Chiunque intende porre in esercizio uno stabilimento utilizzatore deve ottenere la preventiva autorizzazione del Ministero della sanità.
2. L'autorizzazione, è concessa se: 1) gli stabilimenti utilizzatori sono dotati di impianti e attrezzature adeguate alle specie animali utilizzate ed agli esperimenti che vi sono effettuati;
2) la concezione, la costruzione ed il funzionamento sono tali da garantire che gli esperimenti siano condotti nel modo più appropriato possibile, al fine di ottenere risultati concreti con il minor numero possibile di animali ed il minimo dolore, sofferenza, angoscia o danni durevoli;
3) sono individuate le persone responsabili dell'assistenza degli animali e del funzionamento delle attezzature; 4) è disponibile un numero sufficiente di persone qualificate; 5) sono assicurate da parte di un medico veterinario, la consulenza e l'assistenza veterinaria nonchè la consulenza sul benessere degli animali.
3. Il responsabile di stabilimenti utilizzatori deve tenere un registro in cui si annotano tutti gli animali utilizzati; in particolare, i registri devono indicare il numero e la specie di tutti gli animali acquistati, la provenienza e la data del loro arrivo, della loro nascita o della morte.
4. I registri, di cui al comma 3, preventivamente vidimati dal Ministero della sanità, devono essere tenuti per almeno tre anni e presentati all'autorità che ne faccia richiesta. Art. 13. 1. Ogni cane, gatto o primate non umano che vive in uno stabilimento d'allevamento, fornitore o utilizzatore deve essere dotato, prima dello svezzamento, di un marchio di identificazione individuale nel modo meno doloroso possibile.
2. I cani, i gatti o i primati non umani non contrassegnati che sono portati in uno stabilimento per la prima volta dopo lo svezzamento devono essere contrassegnati non appena possibile.
3. Per i cani, i gatti o i primati non umani non ancora svezzati che vengono trasferiti da uno stabilimento di cui al comma 2 ad un altro, che non sia stato possibile contrassegnare in anticipo, lo stabilimento di destinazione dovrà conservare sino alla marchiatura una documentazione contenente informazioni esaurienti, in particolare l'identità della madre.
4. Nei registri degli stabilimenti devono figurare i dati relativi all'identità e all'origine di tutti i cani, i gatti o i primati non umani presenti.
Art. 14. 1. Chiunque violi le disposizioni di cui agli articoli 5 e 6, salvo che il fatto costituisca reato, è punito con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 5 milioni a 30 milioni; in caso di violazione continuata o di recidiva il massimo della sanzione è aumentato fino a 150 milioni.
2. Il medico veterinario che omette la consulenza e l'assistenza al buon mantenimento deglianimali ed alla buona esecuzione degli esperimenti o che le effettua con negligenza o imperizia gravi viene deferito all'ordine dei medici veterinari.
3. Chiunque effettui esperimenti autorizzati senza osservare le prescrizioni delle autorizzazioni è punito con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 5 milioni a 20 milioni. 4. Tutte le contravvenzioni alle altre disposizioni del presente decreto sono punite con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 1 milione a 6 milioni.
Art. 15. 1. Il Ministero della sanità raccoglie i dati statistici sull'utilizzazione di animali a fini sperimentali in base agli elementi contenuti nelle richieste di autorizzazione, nelle comunicazioni ricevute nonchè nelle relazioni presentate e li pubblica almeno ogni tre anni nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
2. I dati statistici concernono:
a) il numero e le specie di animali utilizzati in esperimenti;
b) il numero degli animali di cui alla lettera a), suddivisi in categorie selezionate; utilizzati negli esperimenti, di cui all'art. 3;
c) il numero degli animali di cui alla lettera a) suddivisi in categorie selezionate, utilizzati negli esperimenti richiesti dalle leggi vigenti.
3. Non devono essere pubblicate le informazioni pervenute in applicazione del presente decreto quando rivestono un particolare interesse commerciale.
Art. 16. 1. Al fine di evitare inutili ripetizioni degli esperimenti destinati ad ottemperare a disposizioni legislative e a disposizioni comunitarie relative alla salute o alla sicurezza, il Ministro della sanità, tramite l'Istituto superiore di sanità secondo quanto previsto all'art. 9 della legge 23 dicembre 1978, n. 833:
a) considera, per quanto possibile, validi i dati risultanti dagli esperimenti eseguiti nel territorio di altro Stato membro a meno che non siano necessarie ulteriori prove per proteggere la salute pubblica e la sicurezza;
b) adotta, come metodi ufficiali, quelli che comportano l'impiego di un sempre minor numero di animali come specie e come categorie;
c) adotta, avvalendosi secondo le rispettive competenze dell'Istituto superiore di sanità e della Direzione generale dei servizi veterinari, metodi alternativi per l'ottimizzazione dell'impiego degli animali.
2. Il Ministro della sanità comunica alla Commissione delle Comunità europee informazioni sulla legislazione e sulle pratiche amministrative relative agli esperimenti su animali, ivi compresi gli obblighi cui ottemperare prima di commercializzare i prodotti nonchè informazioni su tutti gli esperimenti svolti nel proprio territorio e sulle autorizzazioni o su ogni altro elemento di ordine amministrativo concernente detti esperimenti.
Art. 17. 1. Nella programmazione e pianificazione dei piani di ricerca scientifica applicata alla sanità umana e animale ed alla salubrità dell'ambiente, saranno preferiti, ove possibile: a) quelli che non si avvalgono di sperimentazione animale;
b) quelli che si avvalgono di metodi alternativi;
c) quelli che utilizzano un minor numero di animali e comportino procedimenti meno dolorosi; d) le ricerche su protocolli per il minore impiego di specie e di numero di animali;
e) le ricerche intese allo studio di metodi alternativi.
2. Il Ministro della sanità con proprio decreto da emanarsi entro un anno dall'entrata in vigore del presente decreto stabilisce i requisiti necessari ai fini di cui all'art. 4, commi 6 e 7. Art. 18. 1. Il Ministro della sanità con proprio decreto, sentito l'Istituto superiore di sanità, può limitare il numero delle specie di cui all'allegato I o il numero delle razze o categorie all'interno di ciascuna specie.
2. Il Ministro della sanità, con proprio decreto può modificare le linee di indirizzo di cui all'allegato II per tener conto dei progressi tecnologici. 3. Il Ministro della sanità adotta con proprio decreto misure più rigorose nell'utilizzazione degli animali negli esperimenti.
Art. 19. 1. Le spese relative alle ispezioni ed ai controlli, necessarie per il rilascio delle autorizzazioni previste dal presente decreto, sono a carico del richiedente.
Art. 20. 1. Le disposizioni della legge 12 giugno 1931, n. 924, come modificata dalla legge 1º maggio 1941, n. 615, sono abrogate, ad esclusione dell'art. 1, commi I e III.
Allegato 1
ELENCO DEGLI ANIMALI DA ESPERIMENTO CUI SI APPLICA L'ART.3 (1)
Topo Ratto Porcellino d'India Mesocriceto dorato Coniglio Primati non umani Cane Gatto Quaglia Mus musculus Rattus norvegicus Cavia porcellus Mesocricetus aurarus Oryctolagus cuniculus Canis familiaris Felis catus Coturnix coturnix
(1) [ cosi' rettificato in Gazz. Uff. 15 dicembre 1993 n. 294]
Testo degli articoli della Legge n.924 del 12 giugno 1931 che sono ancora in vigore:
Art.1 Comma 1 La vivisezione e tutti gli altri esperimenti sugli animali vertebrati a sangue caldo (mammiferi ed uccelli) sono vietati quando non abbiano lo scopo di promuovere il progresso della biologia e della medicina sperimentale, e sono consentiti soltanto negli istituti e laboratori scientifici del regno, sotto la diretta responsabilità dei rispettivi direttori.
Art.1 Comma 3 Gli esperimenti che richiedono la vivisezione, a semplice scopo didattico, sono consentiti soltanto in caso di inderogabile necessità, quando, cioè, non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi.

Torna su

CODICE PENALE

Art. 544-bis - UCCISIONE DI ANIMALI
Chiunque, per crudelta' o senza necessita', cagiona la morte di un animale e' punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.

Art. 544-ter - MALTRATTAMENTO DI ANIMALI
Chiunque, per crudelta' o senza necessita', cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche e' punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena e' aumentata della meta' se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.

Art. 544-quater - SPETTACOLI O MANIFESTAZIONI VIETATI
Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali e' punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a. 15.000 euro. La pena e' aumentata da un terzo alla meta' se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per se' od altri ovvero se ne deriva la morte dell'animale.

Art. 544-quinquies - DIVIETO DI COMBATTIMENTO TRA ANIMALI
Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrita' fisica e' punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro. La pena e' aumentata da un terzo alla meta': 1) se le predette attivita' sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate; 2) se le predette attivita' sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni; 3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni. Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma e' punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti. Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma e' punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Art. 544-sexies - CONFISCA E PENE ACCESSORIE
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 544-ter, 544-quater e 544-quinquies, e'sempre ordinata la confisca dell'animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato. E' altresi' disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell'attivita' di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta e' pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attivita'. In caso di recidiva e' disposta l'interdizione dall'esercizio delle attivita' medesime".

Art. 638 UCCISIONE O DANNEGGIAMENTO DI ANIMALI ALTRUI
Chiunque senza necessità uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire seicentomila La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria. Non è punibile chi commette il fatto sopra volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli arrecano danno.

Art. 672 - OMESSA CUSTODIA E MALGOVERNO DI ANIMALI
Chiunque lascia liberi o non custodisce con le debite cautele animali pericolosi da lui posseduti o ne affida la custodia a persona inesperta e punito con I'ammenda fino a L.500.000. Alla stessa pena soggiace: 1) chi, in luoghi aperti abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l'incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta; 2) chi aizza o spaventa animali in modo da mettere in pericolo I'incolumità delle persone.

Torna su

Legge regionale Lombardia 20 luglio 2006 - n. 16 - Lotta al randagismo e tutela degli animali di affezione

IL CONSIGLIO REGIONALE ha approvato IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE promulga la seguente legge regionale:

Art. 1 (Finalità)
1. La Regione, in attuazione di quanto disposto dalla legge 14 agosto 1991, n. 281 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) e successive modificazioni, anche al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute, il benessere e l’ambiente, promuove la prevenzione del randagismo, la protezione e la tutela degli animali di affezione e ne sancisce il diritto alla dignita` di esseri viventi ed il rispetto delle loro esigenze fisiologiche ed etologiche, condannando ogni tipo di maltrattamento, compreso l’abbandono.

Art. 2 (Oggetto)
1. Ai fini della presente legge per animali di affezione s’intendono quelli che stabilmente od occasionalmente convivono con l’uomo, mantenuti per compagnia e che possono svolgere attivita` utili all’uomo.
2. Le disposizioni della presente legge si applicano, inoltre, agli animali appartenenti alle specie considerate d’affezione che vivono in liberta` , tanto in contesti urbani che extraurbani, restando comunque esclusi gli animali selvatici ed esotici di cui alla legge 19 dicembre 1975, n. 874 (Ratifica ed esecuzione della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973).

Art. 3 (Tutela dei modi di vita degli animali di affezione)
1. I proprietari, i possessori e i detentori a qualsiasi titolo di animali di affezione sono tenuti ad assicurare ad essi condizioni di vita adeguate sotto il profilo dell’alimentazione, dell’igiene, della cura della salute e del benessere e della sanita` dei luoghi di ricovero e contenimento e degli spazi di movimento, secondo le caratteristiche di specie e di razza, nel rispetto dei bisogni fisiologici ed etologici dell’animale stesso.
2. In particolare, e` vietato ai soggetti di cui al comma 1 abbandonare gli animali, infliggere ad essi maltrattamenti, alimentarli in modo improprio o insufficiente, detenerli in condizioni igienico- sanitarie non adeguate o comunque in strutture o spazi non idonei in base alle attuali conoscenze scientifiche e secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
3. E` vietato ai soggetti di cui al comma 1 esercitare la pratica dell’accattonaggio esibendo animali di eta` inferiore ai quattro mesi, animali comunque in stato di incuria, di denutrizione, in precarie condizioni di salute, detenuti in evidenti condizioni di maltrattamento, impossibilitati alla deambulazione o comunque sofferenti per le condizioni ambientali in cui vengono tenuti o in condizioni tali da suscitare l’altrui pieta` .
4. E` vietato usare animali come premio o regalo per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attivita` .
5. E` vietato, altresi', destinare al commercio o esporre cani o gatti di eta` inferiore ai sessanta giorni.
6. Sono vietati spettacoli, feste, gare, manifestazioni, giochi, lotterie, sottoscrizioni a premi ed esposizioni pubbliche e private che comportino per gli animali maltrattamenti, costrizione o detenzione inadeguata in strutture anguste. In ogni caso e` vietato organizzare, promuovere o assistere a combattimenti fra animali.
7. E` fatto obbligo a chi detiene animali di affezione in numero o in condizioni tali da poter costituire pericolo per la salute umana e per il benessere animale definito al comma 1, adottare misure volte a garantire le condizioni igienico ambientali di cui alla presente legge ed al regolamento di attuazione.
8. L’addestramento deve essere impartito esclusivamente con metodi non violenti e non puo` imporre all’animale comportamenti contrari alla sua attitudine naturale.
9. Il trasporto e la custodia degli animali di affezione, da chiunque e per qualunque motivo siano effettuati, devono avvenire in modo adeguato alla specie, compatibilmente con i divieti e le prescrizioni dei regolamenti vigenti in materia. I mezzi di trasporto e gli imballaggi devono essere tali da proteggere gli animali da intemperie e da evitare lesioni, consentendo altresý` l’ispezione, l’abbeveramento, il nutrimento e la cura degli stessi; la ventilazione e la cubatura devono essere adeguate alle condizioni di trasporto ed alla specie animale trasportata e comunque rispondenti a quanto previsto dalla vigente normativa statale e comunitaria.
10. Le norme tecniche di applicazione del presente articolo sono definite dalla Giunta regionale entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge.

Art. 4 (Competenze della Regione)
1. La Regione:
a) istituisce l’anagrafe canina regionale di cui all’articolo 7;
b) individua, sentiti i comuni, le modalita` di organizzazione, funzionamento e gestione dell’anagrafe canina di cui alla lettera a) e provvede all’allestimento di un sistema informatico del dipartimento di prevenzione veterinario dell’Azienda sanitaria locale (ASL);
c) definisce i criteri per il risanamento dei canili comunali e per la costruzione di nuovi rifugi per animali, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, della legge 281/1991;
d) redige il piano regionale di cui all’articolo 16, comma 1, in collaborazione con la Consulta regionale di cui all’articolo 16, comma 6;
e) promuove un protocollo d’intesa con le aziende farmaceutiche, per la concessione alle strutture di ricovero pubbliche e private senza fini di lucro di agevolazioni sull’acquisto di medicinali destinati alle cure degli animali ospitati, fatte salve le norme di legge riguardanti la prescrizione, la detenzione e l’utilizzo del farmaco veterinario;
f) costituisce la Consulta regionale di cui all’articolo 16, comma 6.

2. Con regolamento d’attuazione, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, si stabiliscono:
a) i requisiti strutturali e le modalita` di gestione delle strutture di ricovero sanitario degli animali di affezione e dei rifugi per animali;
b) i requisiti strutturali e le modalita` di gestione delle strutture private deputate al ricovero, al pensionamento, all’allevamento o al commercio degli animali d’affezione;
c) le procedure per il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento, da parte del sindaco, delle strutture di cui alle lettere a) e b);
d) le procedure per l’affidamento e la cessione degli animali ricoverati presso le strutture di cui alla lettera a);
e) l’obbligo a chiunque gestisce strutture pubbliche o private per il ricovero di animali, anche per periodi di tempo limitato, oppure esercita l’attivita` di commercio o di allevamento, di tenere apposito registro vidimato dal dipartimento di prevenzione veterinario dell’ASL di appartenenza della struttura, che permetta di identificare l’animale, nonche ´ di risalire alla sua provenienza ed alla sua eventuale destinazione finale.

3. La Regione provvede agli indennizzi di cui all’articolo 18, Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia Y– 7 – 1º Suppl. Ordinario al n. 30 - 25 luglio 2006 comma 1, per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti ed accertate dall’ASL competente per territorio. Art. 5 (Competenze delle ASL)
1. Le funzioni e le attivita` sanitarie necessarie a garantire sul territorio regionale gli interventi previsti dalla presente legge sono attribuite, secondo competenza, in ogni ASL, al dipartimento di prevenzione veterinario con specifica responsabilità, se del caso con idonea articolazione diretta da un veterinario dirigente.
2. Ogni direttore generale di ASL adegua alle disposizioni della presente legge, ove necessario, entro un anno dall’approvazione della stessa, il proprio piano di organizzazione e funzionamento aziendale secondo le procedure previste dalla legge regionale 11 luglio 1997, n. 31 (Norme per il riordino del servizio sanitario regionale e sua integrazione con le attivita` dei servizi sociali).
3. Alla competente struttura di cui al comma 1 spettano:
a) la gestione dell’anagrafe del cane;
b) l’organizzazione, d’intesa con i comuni, dell’attivita` di accalappiamento dei cani vaganti, nonche´ di raccolta dei gatti che vivono in liberta` ai fini della loro sterilizzazione, limitatamente a quanto indicato dall’articolo 9, commi 4, 5 e 6;
c) il censimento, d’intesa con i comuni, delle zone in cui esistono colonie feline;
d) la stipula, d’intesa con i comuni, di accordi di collaborazione con i privati e le associazioni per la gestione delle colonie feline; e) gli interventi di controllo demografico della popolazione canina e felina di cui all’articolo 17;
f) la soppressione, esclusivamente con metodi eutanasici, dei cani catturati e dei gatti raccolti, qualora ricorrano le condizioni di cui all’articolo 11, comma 1;
g) il servizio di ricovero sanitario per l’esecuzione degli interventi di profilassi, diagnosi e terapia sugli animali di affezione, limitatamente ai cani ricoverati ed ai gatti che vivono in stato di libertà, per il tempo previsto dalla legislazione sanitaria vigente ai fini della profilassi antirabbica e per la degenza sanitaria;
h) l’attivita` di vigilanza e di prevenzione e accertamento, effettuata dal personale incaricato, delle infrazioni previste dalla presente legge, ferma restando l’analoga competenza attribuita ad altri soggetti.
4. Al direttore generale dell’ASL competono:
a) la titolarita` dei poteri sanzionatori relativi alle infrazioni amministrative previste dalla presente legge;
b) l’emanazione del provvedimento propedeutico all’erogazione dell’indennizzo regionale di cui all’articolo 18;
c) l’approvazione, su proposta della competente struttura di cui al comma 1, dei progetti attuativi degli interventi affidati all’ASL dal piano regionale di cui all’articolo 16, comma 1.
5. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce, in coerenza alle norme nazionali, i requisiti e le modalita` di gestione della struttura di cui al comma 1. Art. 6 (Competenze degli enti locali)
1. Ai comuni, singoli od associati, ed alle comunita` montane, ferma restando la propria autonomia, competono:
a) la predisposizione, nell’ambito del territorio provinciale o di provincia contigua, se piu` vicino, delle strutture di ricovero deputate alle funzioni di canile sanitario e di canile rifugio, acquisendone la disponibilita` nelle forme ritenute piu` opportune, anche provvedendo al risanamento dei canili comunali gia` esistenti e costruendo nuovi rifugi per animali, secondo quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, della legge 281/1991. La struttura deputata alla funzione di canile sanitario e` messa a disposizione della ASL competente in comodato d’uso;
b) la prestazione del servizio di ricovero di animali d’affezione catturati o raccolti, fatta salva la facolta` per i comuni di demandare detto servizio, mediante convenzioni, ad enti pubblici, associazioni, cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 (Disciplina delle cooperative sociali) e imprenditori privati;
c) l’attivita` di vigilanza e di prevenzione ed accertamento, effettuata dal corpo di polizia locale, delle infrazioni previste dalla presente legge;
d) la realizzazione di campagne informative sugli obiettivi della presente legge e sulle modalita` di attuazione, anche avvalendosi della collaborazione delle associazioni di cui all’articolo 19 e dei medici veterinari, e la predisposizione di sportelli per l’anagrafe canina;
e) la collaborazione con le ASL per le funzioni di cui all’articolo 5, comma 3, lettere a) e h); f) la possibilita` di istituire l’ufficio tutela animali ed un fondo speciale per la sterilizzazione di cani e gatti i cui proprietari versino in stato di indigenza;
g) a stipula di convenzioni o accordi di collaborazione, di intesa con le ASL, con i privati e le associazioni per la gestione delle colonie feline.
2. Il sindaco, nella sua qualita` di autorita` sanitaria locale:
a) rilascia l’autorizzazione al funzionamento dei rifugi per animali, pubblici o privati, e delle altre strutture di ricovero per animali previste dalla presente legge;
b) puo` disporre, in caso di maltrattamenti, che gli animali di affezione siano posti in osservazione per l’accertamento delle condizioni fisiche, anche ai fini della tutela igienicosanitaria e del benessere animale.
3. Alle province competono l’organizzazione e lo svolgimento dei corsi di qualificazione per gli operatori volontari delle associazioni di cui all’articolo 19, sulla base delle indicazioni contenute nel piano regionale di cui all’articolo 16, comma 1, ai fini dell’esercizio dell’attivita` di collaborazione con l’ASL e gli enti locali prevista dalla presente legge.
4. Le province possono inoltre: a) promuovere lo studio, in collaborazione con la Consulta regionale di cui all’articolo 16, comma 6, della mappatura della situazione esistente, nonche´ la raccolta delle istanze di amministrazioni pubbliche, enti, associazioni e privati cittadini che sollecitano interventi, informazioni o coordinamenti operativi;
b) effettuare il coordinamento delle associazioni iscritte nel registro provinciale del volontariato, ai sensi della legge regionale 16 settembre 1996, n. 28 (Promozione, riconoscimento e sviluppo dell’associazionismo);
c) curare la prevenzione di comportamenti anti-etici, dei reati e delle violazioni di legge nei confronti degli animali e del loro ambiente mediante strumenti di promozione culturale e di vigilanza. Art. 7 (Anagrafe canina)
1. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) istituisce l’anagrafe canina, consistente nel registro della popolazione canina presente sul territorio regionale, mediante la raccolta e la gestione dei dati provenienti dalle singole anagrafi canine delle ASL della Lombardia. A tale scopo la Giunta provvede all’allestimento di un sistema inBollettino Ufficiale della Regione Lombardia Y– 8 – 1º Suppl. Ordinario al n. 30 - 25 luglio 2006 formativo della competente struttura delle ASL di cui all’articolo 5, comma 1, garantendo la compatibilita` ed il recupero dei dati gia` esistenti nelle anagrafi attivate in conformita` alla legge regionale 8 settembre 1987, n. 30 (Prevenzione del randagismo – Tutela degli animali e della salute pubblica) ed il necessario collegamento con il progetto Carta Regionale dei Servizi – Sistema Informativo Socio Sanitario della Regione Lombardia (CRS-SISS); b) individua le modalita` per la gestione dell’anagrafe canina, anche mediante gli strumenti informatici regionali, garantendo il pieno coinvolgimento dei comuni e dei medici veterinari libero-professionisti, al fine di consentire la maggiore disponibilita` di sportelli per l’anagrafe del cane, nonche ´ la metodologia di identificazione, secondo la tecnica piu` avanzata.
2. Il proprietario, il possessore o il detentore, anche temporaneo, ivi compreso chi ne fa commercio, e` tenuto ad iscrivere all’anagrafe canina il proprio cane entro quindici giorni dall’inizio del possesso o entro quarantacinque giorni dalla nascita. 3. In caso di cessione definitiva, colui che cede il cane e` tenuto a farne denuncia all’anagrafe canina entro quindici giorni dall’evento. Il nuovo proprietario e` comunque tenuto ad adempiere agli obblighi di cui al comma 2.
4. Il proprietario, il possessore o il detentore e` tenuto a denunciare all’anagrafe canina la morte dell’animale ed eventuali cambiamenti di residenza entro quindici giorni dall’evento.
5. All’atto dell’iscrizione all’anagrafe canina e` eseguita l’identificazione del cane con metodologia indolore. Nel caso in cui, per qualsiasi motivo, il sistema di identificazione dovesse risultare illeggibile, il proprietario, il possessore o il detentore e` tenuto a provvedere nuovamente all’applicazione del sistema identificativo entro quindici giorni dall’accertamento.
6. Le denunce e le registrazioni effettuate in conformita` alla l.r. 30/1987 non devono essere ripetute. Per quanto riguarda i tatuaggi, si applica quanto previsto al comma 5, secondo periodo.
Art. 8 (Cani smarriti e rinvenuti) 1. La scomparsa per qualsiasi causa di un cane deve essere denunciata dal proprietario, possessore o detentore entro sette giorni alla competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, dell’ASL del territorio o alla polizia locale del comune in cui si e` verificato l’evento. L’organo che riceve la denuncia di scomparsa deve renderla contestualmente disponibile nell’anagrafe canina regionale di cui all’articolo 7.
2. La notifica del ritrovamento del cane al proprietario, possessore o detentore comporta l’obbligo del suo ritiro entro cinque giorni e del pagamento dei costi sostenuti per la cattura, le eventuali cure ed il mantenimento. La Giunta regionale definisce i criteri e le modalita` per la determinazione di tali costi ed i provvedimenti da assumere a carico degli inadempienti all’obbligo del ritiro, fatte salve le sanzioni e quanto previsto dalla normativa vigente.
3. Gli animali ricoverati a qualunque titolo nelle strutture di cui agli articoli 10, 12 e 14 non possono essere destinati ad alcun tipo di sperimentazione.
4. Chiunque rinvenga un cane vagante e` tenuto a darne pronta comunicazione alla competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, di una ASL della Regione, anche diversa da quella in cui e` avvenuto il rinvenimento, o alla polizia locale del comune in cui e` avvenuto il rinvenimento, consegnandolo al piu` presto alla struttura o fornendo le indicazioni necessarie al suo ritiro. L’organo che riceve la segnalazione del rinvenimento deve prontamente comunicarla all’anagrafe canina regionale di cui all’articolo 7. Il cane ritirato, se risulta accertata la competenza territoriale di una ASL diversa, puo` esservi trasferito con le modalita` previste dalla Giunta regionale nel provvedimento di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b).
5. Gli interventi sanitari previsti dall’articolo 10, con particolare riguardo al controllo medico-veterinario, all’identificazione e agli interventi di pronto soccorso, prestati ai cani di cui al comma 4, sono effettuati dalla competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, intervenuta, e sono posti a carico dell’ASL competente per territorio, con le modalita` previste dalla Giunta regionale nel provvedimento di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b). 6. I metodi di accalappiamento devono essere tali da evitare ai cani inutili sofferenze. Art. 9 (Protezione dei gatti)
1. I gatti che vivono in stato di liberta` sul territorio sono protetti ed e` vietato a chiunque maltrattarli o allontanarli dal loro habitat. Se il comune, d’intesa con l’ASL competente, accerta che l’allontanamento si rende inevitabile per la loro tutela o per gravi motivazioni sanitarie, individua altra idonea collocazione, compatibilmente con il rispetto delle norme igieniche. Si intende per habitat di colonia felina qualsiasi territorio o porzione di territorio, urbano e non, edificato e non, nel quale risulti vivere stabilmente una colonia felina, indipendentemente dal numero di soggetti che la compone e dal fatto che sia o no accudita dai cittadini.
2. Per favorire i controlli sulla popolazione felina, l’ASL, d’intesa con i comuni e con la collaborazione delle associazioni di cui all’articolo 19, provvede a censire le zone in cui esistono colonie feline.
3. I privati e le associazioni di cui all’articolo 19 possono, previa stipulazione di apposito accordo di collaborazione, richiedere al comune, d’intesa con l’ASL, la gestione delle colonie feline, per la tutela della salute e la salvaguardia delle condizioni di vita dei gatti.
4. La cattura dei gatti che vivono in stato di liberta` e` consentita solo per la sterilizzazione, per le cure sanitarie necessarie al loro benessere o per l’allontanamento di cui al comma 1 ed e` garantita dalla competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, da volontari delle associazioni di cui all’articolo 19 e dai privati di cui al comma 3.
5. I gatti sterilizzati, identificati con apposito contrassegno o tatuaggio al padiglione auricolare, sono reimmessi nella loro colonia di provenienza e nel loro habitat originario od in un habitat idoneo identificato ai sensi del comma 1.
6. La soppressione dei gatti che vivono in stato di liberta` puo` avvenire solo alle condizioni e con le modalita` di cui all’articolo 11.
Art. 10 (Interventi sanitari) 1. La competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, assicura: a) il controllo sanitario temporaneo dei cani e dei gatti durante il periodo di osservazione di cui all’articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320 (Regolamento di polizia veterinaria) o che si rende necessario per comprovate esigenze sanitarie;
b) gli interventi di profilassi, diagnosi, terapia e controllo demografico previsti dalla normativa vigente o ritenuti necessari sugli animali ricoverati, nel periodo di controllo sanitario temporaneo di cui alla lettera a);
c) gli interventi di pronto soccorso atti alla stabilizzazione di cani vaganti o gatti che vivono in liberta` , ritrovati feriti o gravemente malati, anche attraverso gli interventi garantiti dalla pronta disponibilita` del dipartimento di prevenzione veterinario;
d) l’identificazione dei cani raccolti, la ricerca del proprietario e la loro restituzione;
e) la sterilizzazione e la degenza post-operatoria dei gatti che vivono in libertà;
f) l’eventuale sterilizzazione e degenza post-operatoria dei cani ricoverati, eseguita per l’alta finalita` dell’interesse pubblico del controllo delle nascite o dei comportamenti Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia Y– 9 – 1º Suppl. Ordinario al n. 30 - 25 luglio 2006 indesiderati, che puo` essere effettuata previa autorizzazione del responsabile sanitario della struttura, nelle veci del legittimo proprietario.
2. Gli interventi sanitari di cui al comma 1, possono essere assicurati in adeguate strutture, a tale scopo individuate dalla competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, anche presso i rifugi per animali di cui all’articolo 12.
Art. 11 (Eutanasia) 1. I cani, i gatti e gli altri animali di affezione ricoverati nelle strutture di cui agli articoli 10 e 12, possono essere soppressi solo se gravemente malati e incurabili, se affetti da gravi sofferenze, anche psichiche, che non assicurino il rispetto del benessere e delle loro esigenze fisiologiche ed etologiche di cui all’articolo 1, o in caso di loro comprovata pericolosita` .
2. La soppressione deve essere effettuata ad opera di medici veterinari, con metodi eutanasici che non arrechino sofferenza all’animale, preceduti da idoneo trattamento anestetico. 3. Ciascuna struttura deve tenere un apposito registro degli animali soppressi con specificata la diagnosi ed il motivo della soppressione.
Art. 12 (Rifugi per animali) 1. I comuni, singoli o associati, e le comunita` montane provvedono ad ospitare nei canili rifugio di cui all’articolo 6: a) i cani e i gatti sequestrati dall’autorita` giudiziaria ed eventualmente affidati in giudiziale custodia, qualora si configuri una ipotesi di reato per inosservanza dei divieti di cui all’articolo 3;
b) i cani raccolti o rinvenuti vaganti, successivamente agli interventi sanitari di cui all’articolo 10;
c) i cani e i gatti affidati dalla forza pubblica;
d) i cani e i gatti ceduti definitivamente dal proprietario, possessore o detentore ed accettati dal comune, con la possibilita` di porre a carico del cedente le spese di mantenimento, secondo quanto previsto con proprio regolamento;
e) altri animali di affezione, compatibilmente con la recettivita` e le caratteristiche tecniche della struttura.
2. I criteri per il risanamento dei canili comunali esistenti e per la costruzione dei nuovi rifugi per animali previsti dall’articolo 4, comma 1, lettera c), sono determinati dalla Giunta regionale entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. La gestione dei rifugi per animali puo` essere demandata dai comuni, previa stipulazione di convenzioni, a privati o associazioni, con diritto di prelazione, a condizioni equivalenti, delle associazioni di cui all’articolo 19.
4. I rifugi sono aperti al pubblico almeno quattro giorni alla settimana, comprendendo il sabato o la domenica, con un minimo di quattro ore al giorno, per favorire la ricollocazione degli animali presso nuovi proprietari. Gli orari e i giorni di apertura devono essere esposti all’ingresso delle strutture. Gli enti protezionistici possono accedere alle predette strutture anche in altri orari concordati con i responsabili delle stesse.
5. I gestori dei rifugi devono adottare opportune misure al fine del controllo delle nascite.
6. I rifugi per animali devono garantire assistenza veterinaria e gli interventi di pronto soccorso e di alta specializzazione che si rendessero necessari sugli animali ospitati, anche mediante apposite convenzioni con strutture pubbliche o private.
Art. 13 (Cessione e affido) 1. I cani ricoverati presso le strutture di cui agli articoli 10, 12 e 14 devono essere identificati e identificabili.
2. I cani ed i gatti ricoverati presso le strutture di cui agli articoli 10 e 12, d’eta` non inferiore ai sessanta giorni, nonche´ gli altri animali di affezione possono essere ceduti gratuitamente ai privati maggiorenni che diano garanzie di adeguato trattamento o alle associazioni di cui all’articolo 19.
3. E` fatto divieto di cessione o affido a coloro che abbiano riportato condanne per maltrattamenti ad animali, di cani o gatti ricoverati presso le strutture di cui agli articoli 10 e 12.
4. La cessione gratuita dei cani ricoverati presso le strutture di cui agli articoli 10 e 12 puo` avvenire trascorsi sessanta giorni dal ricovero.
5. E` consentito l’affido temporaneo gratuito dei cani prima del termine di cui al comma 4, ai soggetti di cui al comma 2, con l’osservanza delle seguenti prescrizioni: a) deve essere decorso il periodo di osservazione previsto dall’articolo 10, comma 1, lettera a);
b) l’affidatario non puo` affidare a sua volta l’animale durante il periodo di affido, senza il consenso scritto del gestore del canile affidante;
c) l’affido temporaneo non puo` essere consentito a enti o a privati cittadini non residenti in Italia.
6. Le procedure e le condizioni per la cessione e l’affido, comprendenti anche le modalita` di verifica, sono disciplinate con il regolamento di cui all’articolo 4, comma 2. Art. 14 (Strutture per la custodia e vendita degli animali di affezione)
1. Le strutture destinate al ricovero, al pensionamento temporaneo e al commercio di animali di affezione devono possedere i requisiti strutturali e gestionali previsti dal regolamento di cui all’articolo 4, comma 2.
Art. 15 (Autorizzazioni) 1. Le strutture di cui agli articoli 10, comma 2, 12 e 14 devono essere autorizzate dal sindaco, previo parere favorevole dell’ASL di pertinenza. 2. Le modalita` di presentazione della domanda, la documentazione necessaria, nonche´ i tempi per l’adeguamento delle strutture esistenti sono individuati dal regolamento di cui all’articolo 4, comma 2.
Art. 16 (Piano degli interventi e Consulta regionale) 1. Al fine di garantire la salute pubblica e per tutelare gli animali di affezione, la Giunta regionale, con la collaborazione tecnica della Consulta regionale di cui al comma 6 e acquisito il parere della commissione consiliare competente, approva entro centottanta giorni il piano regionale triennale degli interventi di educazione sanitaria e zoofila, di controllo demografico della popolazione animale e di prevenzione del randagismo.
2. Sulla base dei dati risultanti dall’anagrafe canina e dal censimento delle colonie feline presenti sul territorio, nonche´ delle strutture di ricovero di cui agli articoli 10, 12 e 14, il piano regionale di cui al comma 1 prevede: a) i criteri per l’analisi del fenomeno dell’abbandono dei cani e della formazione di colonie urbane di gatti liberi;
b) le risorse per l’attuazione degli interventi di cui al comma 1:
c) i tempi di attuazione delle fasi del piano, secondo criteri di priorita` , e le relative scadenze;
d) l’individuazione dei criteri per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi e per la verifica del raggiungimento degli obiettivi;
e) le modalita` di partecipazione delle associazioni di volontaBollettino Ufficiale della Regione Lombardia Y– 10 – 1º Suppl. Ordinario al n. 30 - 25 luglio 2006 riato, scuole, enti locali e privati agli interventi per la verifica del raggiungimento degli obiettivi;
f) le modalita` che consentano una uniforme raccolta e diffusione dei dati;
g) le modalita` di utilizzazione della quota assegnata dallo Stato ai sensi dell’articolo 3 della legge 281/1991 e delle norme vigenti;
h) la promozione delle iniziative di informazione di cui all’articolo 3, comma 4, lettera a), della legge 281/1991;
i) i criteri per l’organizzazione dei corsi d’aggiornamento o di formazione professionale di cui all’articolo 3, comma 4, lettera b), della legge 281/1991.
3. Gli interventi previsti dal piano di cui al comma 1 possono essere attuati anche tramite specifiche convenzioni fra la Regione, le ASL, le province, i comuni, l’Ufficio scolastico per la Lombardia e le associazioni di cui all’articolo 19.
4. Le ASL inseriscono gli interventi previsti dal piano regionale di cui al comma 1 nella programmazione delle proprie attivita` istituzionali.
5. Nel piano di cui al comma 1 sono privilegiati gli interventi educativi che tendono a responsabilizzare i proprietari sul controllo dell’attivita` riproduttiva, sul corretto mantenimento dei propri animali e sulla tutela della salute e del benessere animale.
6. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, costituisce la Consulta regionale per la tutela degli animali di affezione e per la prevenzione del randagismo composta da: a) un dirigente del servizio veterinario regionale;
b) un medico veterinario dei servizi di medicina veterinaria delle ASL;
c) un rappresentante delle province designato dall’Unione delle province lombarde (UPL);
d) tre rappresentanti dei comuni designati dall’Associazione regionale dei comuni lombardi (ANCI Lombardia);
e) tre esperti designati dalle associazioni di cui all’articolo 19;
f) un docente della facolta` di medicina veterinaria dell’Universita` degli studi di Milano;
g) due medici veterinari designati dalle associazioni di categoria dei medici veterinari;
h) un medico veterinario designato dalla Federazione regionale degli ordini provinciali dei medici veterinari;
i) un rappresentante dell’Ufficio scolastico per la Lombardia.
Art. 17 (Controllo demografico) 1. Gli interventi per la limitazione delle nascite dei gatti che vivono in liberta` sono effettuati secondo quanto previsto dall’articolo 9 e dall’articolo 2, comma 8, della legge 281/1991.
2. I cani ricoverati presso le strutture ed i rifugi per animali previsti dagli articoli 10 e 12 possono essere sterilizzati per finalita` di interesse pubblico e con le modalita` di cui all’articolo 10, comma 1, lettera f), dai medici veterinari delle ASL o da medici veterinari liberi professionisti allo scopo incaricati dall’ASL o dai comuni, secondo le rispettive competenze.
Art. 18 (Indennizzo) 1. La Direzione generale sanita` della Giunta regionale, previo accertamento da parte della competente struttura di cui all’articolo 5, comma 1, provvede ad indennizzare gli imprenditori agricoli per le perdite subite, ai sensi dell’articolo 3, comma 5, della legge 281/1991. 2. L’ASL determina il valore dei capi di bestiame per i quali e` richiesto l’indennizzo, secondo le modalita` ed i criteri previsti dalla normativa vigente.
Art. 19 (Volontariato) 1. Le associazioni di volontariato iscritte nel registro regionale delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge quadro sul volontariato), alla legge regionale 24 luglio 1993, n. 22 (Legge regionale sul volontariato) o riconosciute a livello nazionale dai competenti ministeri secondo le norme vigenti, il cui statuto indichi la protezione degli animali e dell’ambiente quale finalita` , possono collaborare all’effettuazione degli interventi di educazione sanitaria e di controllo demografico della popolazione canina e dei gatti che vivono in liberta` , previo accordo con l’ASL competente per territorio, o con i comuni per le rispettive competenze.
Art. 20 (Controlli) 1. Le attivita` di accertamento delle infrazioni previste dalla presente legge competono all’ASL ed ai comuni.
2. Per l’esercizio delle attivita` di cui al comma 1, i comuni possono altresý` avvalersi, mediante convenzioni, della collaborazione delle guardie volontarie delle associazioni di cui all’articolo 19 alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e degli operatori volontari appartenenti alle associazioni di cui all’articolo 19.
3. Le province, d’intesa con le ASL, concordano le modalita` operative per il rilascio delle autorizzazioni agli operatori volontari di cui all’articolo 19, a seguito del superamento di specifici esami al termine dei corsi di cui all’articolo 6, comma 3; i contenuti dei corsi vengono stabiliti dalle competenti direzioni generali regionali.
4. Il direttore generale dell’ASL propone al Prefetto l’attribuzione della qualifica di agente o di ufficiale di polizia giudiziaria al personale dell’ASL incaricato dei controlli previsti dalle norme di tutela degli animali.
Art. 21 (Sanzioni) 1. Fatte salve le ipotesi di responsabilita` penale, ai contravventori della presente legge si applicano le seguenti sanzioni amministrative: a) da euro 150 a euro 900 per chi viola le disposizioni di cui all’articolo 3, commi 1, 2, 3, 4, 6, primo periodo, 7, 8;
b) da euro 500 a euro 3000 per chi viola le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 5 e comma 6, secondo periodo;
c) da euro 25 a euro 150 per chi viola le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 9;
d) da euro 25 a euro 150 per chi viola le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8, comma 1;
e) da euro 150 a euro 900 per chi viola la disposizione di cui all’articolo 8, comma 2;
f) da euro 25 a euro 150 per chi viola la disposizione di cui all’articolo 8, comma 4;
g) da euro 50 a euro 300 per chi viola le disposizioni di cui all’articolo 9, commi 1, 4 e 6;
h) da euro 50 a euro 300 per chi viola le disposizioni di cui all’articolo 11;
i) da euro 50 a euro 300 per chi viola le disposizioni di cui all’articolo 13, comma 5, lettera b);
l) da euro 500 a euro 3000 per chi svolge le attivita` previste dalla legge in strutture prive dell’autorizzazione di cui all’articolo 15.
2. Le somme riscosse a seguito dell’irrogazione delle sanzioni del presente articolo sono introitate dalla Regione, attraverso le ASL e i comuni, per la realizzazione degli interventi conseguenti all’attuazione della presente legge.
Art. 22 (Attivita` di rendicontazione) 1. La Giunta regionale rende conto al Consiglio regionale delBollettino Ufficiale della Regione Lombardia Y– 11 – 1º Suppl. Ordinario al n. 30 - 25 luglio 2006 l’attuazione della legge e dei risultati da essa ottenuti nel contrastare il randagismo ed i maltrattamenti degli animali d’affezione in Lombardia.
2. A tal fine la Giunta regionale trasmette alla commissione consiliare competente una relazione triennale che contenga risposte documentate ai seguenti quesiti: a) quali interventi sono stati realizzati e quali risultati sono stati ottenuti dagli enti cui fa carico l’attuazione della presente legge, con particolare riguardo alle attivita` di controllo demografico e di adeguamento delle strutture di ricovero e cura pubbliche e private;
b) attraverso quali iniziative si e` svolta l’attivita` di informazione e sensibilizzazione in tema di tutela degli animali e salute dei cittadini e da quali enti e` stata promossa; c) attraverso quali modalita` e con quali esiti i vari soggetti, pubblici e privati, hanno realizzato l’attivita` di coordinamento nell’espletamento delle funzioni loro demandate; d) quale e` stata l’evoluzione dell’attivita` sanzionatoria prevista dalla legge;
e) in che misura il fenomeno del randagismo si e` manifestato nel triennio di riferimento, in termini quantitativi, tipologici e di distribuzione territoriale su base provinciale.
Art. 23 (Finanziamento) 1. Per le spese derivanti dall’attuazione degli interventi di competenza regionale di cui all’articolo 4 con esclusione delle spese per l’anagrafe canina e per il funzionamento della Consulta regionale, di competenza delle ASL di cui all’articolo 5 e di competenza degli enti locali di cui all’articolo 6, e` autorizzata per l’anno 2006 la spesa complessiva di euro 4.719.381,51.
2. Alle spese di cui al comma 1 si provvede con le apposite risorse statali stanziate, per l’esercizio finanziario 2006, ai sensi della legge 281/1991, all’UPB 5.1.3.2.262 «Prevenzione», di cui una quota del 25% per le funzioni di competenza della Regione e delle ASL e una quota del 75% per le funzioni di competenza degli enti locali. 3. Alle spese per l’anagrafe canina di cui all’articolo 7, comma 1, si provvede mediante le risorse stanziate, per l’esercizio finanziario 2006, all’UPB 5.1.2.2.257 «Qualita` dei servizi, semplificazione dell’accesso, potenziamento della liberta` di scelta e accesso alle cure».
4. Alle spese di funzionamento della Consulta regionale prevista dall’articolo 16, comma 6, si provvede, per l’esercizio finanziario 2006 e seguenti, con le risorse stanziate annualmente all’UPB 5.1.2.2.257 «Qualita` dei servizi, semplificazione dell’accesso, potenziamento della liberta` di scelta e accesso alle cure»; 5. In sede di previsione degli esercizi finanziari successivi potra` essere autorizzata la destinazione di risorse proprie regionali per l’attuazione della presente legge.
Art. 24 (Abrogazione) 1. La legge regionale 8 settembre 1987, n. 30 (Prevenzione del randagismo – Tutela degli animali e della salute pubblica) e` abrogata.
La presente legge regionale e` pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E` fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione lombarda. Milano, 20 luglio 2006 - Roberto Formigoni (Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. VIII/180 dell’11 luglio 2006)

 

Non si può correre per salvare un cane - Cassazione conferma multa a veterinario
LIVORNO. Correre in auto e infrangere quindi il codice della strada per soccorrere un cane investito da un altro automobilista non si può. È l’ultima parola, quella della sentenza della Cassazione, su una storia che si trascinava ormai da qualche anno. Una veterinaria livornese era infatti stata multata perché si era trovata ad assistere all’investimento del cane e non aveva potuto esimersi dal raccoglierlo cercando di raggiungere al più presto uno studio attrezzato per le cure. Multata dalla Polizia Stradale di Livorno la giovane professionista, tramite il padre che era proprietario dell’auto, aveva fatto ricorso al Giudice di Pace di Cecina che, con una sentenza del 2004, le aveva dato ragione annullando la multa. Ma il Ministero degli Interni, da cui dipende la Polzia Stradale , ha rilanciato e si è appellato alla Cassazione. Che, in una sentenza della Seconda sezione civile uscita in questi giorni, ha ribaltato la decisione del Giudice di Pace imponendo alla dottoressa di pagare la multa. La Corte di Cassazione infatti ha ribadito come lo «stato di necessità «non possa essere esteso a tutti gli esseri viventi compresi gli animali. Il soccorso infatti è ammesso soltanto in caso di danno grave alla persona». Non era insomma uno «stato di necessità» quello che portò la professionista a spingere il piede sull’acceleratore nella speranza di arrivare in tempo in sala operatoria e l’infrazione «per necessità» non ha impedito che il veterinario fosse multato. Un caso analogo è capitato recentemente anche a un veterinario livornese, Gianni Novantini: sul suo scooter aveva caricato un cane ferito e stava percorrendo la parte di Corso Amedeo vietata al traffico non residente, nonostante non avesse l’autorizzazione. I vigili lo hanno fermato e multato. E inutile in questo caso è stato il ricorso al Giudice di Pace che ha confermato la sanzione. Giudice di Pace «a favore del cane» invece a Pisa: un automobilista multato dalla polizia municipale perché intercettato dall’autovelox è riuscito a vincere il ricorso. Il Giudice di Pace, ha infatti riconosciuto lo stato di necessità, ossia l’urgenza di trasportare il cane, che aveva ingerito del veleno, dal veterinario.
Da: Il Tirreno, 20 novembre 2008

Il Sito per Viaggiatori con Quadrupedi al Seguito © 1999-2019
- Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata ai sensi dell'art. 3 dir. CE n.9/1996 -

Torna su
Il sito per viaggiatori con Quadrupedi al seguito
Geolocation visitatori Dogwelcome.it
Il sito per viaggiatori con Quadrupedi al seguito

Partners:   logo Booking         logo Prenotazioni24

Gemellaggi: Frida's Friends Onlus - Amici del Goldenretriever.it

Hanno parlato di noi:

www.dogwelcome.it © 1999-2019 - All Rights Reserved -
Il materiale pubblicato NON può essere riprodotto, in qualsiasi formato (pubblicazione sul web, cartacea, o di qualsiasi altro tipo) ai sensi dell' art. 3 dir. CE n.9/1996
Dogwelcome® è un marchio registrato: è quindi vietato l'uso del vocabolo, anche in due parole staccate.